salvini tria conte

UN GOVERNO DI SCAGLIONATI - LA LEGA RILANCIA: PACE FISCALE BIS E FLAT TAX AL 15%. MA I GRILLINI SI METTONO DI TRAVERSO: ''NESSUN CONDONO''. AL MASSIMO CONTE E TRIA RIVEDRANNO GLI SCAGLIONI DELL'IRPEF: RIDURRE LA SECONDA E TERZA ALIQUOTA,OGGI AL 27%, PER I REDDITI COMPRESI TRA 15 MILA E I 28 MILA EURO LORDI L' ANNO, E QUELLA OGGI AL 38% CHE COMPRENDE I REDDITI TRA I 28 MILA E I 55 MILA EURO

 

tria di maio salvini conte

Lorenzo Salvia per il “Corriere della sera”

 

La Lega torna alla carica con uno dei suoi cavalli di battaglia, e annuncia che con la prossima legge di Bilancio ci sara la pace fiscale 2, cioè una nuova edizione del condono introdotto con il decreto fiscale collegato alla manovra dell' anno scorso. Un modo anche per fare cassa, una strada per finanziare una parte delle misure che dovrebbero trovare posto nella manovra da approvare entro la fine dell' anno. Con il dettaglio, non trascurabile, che la pace fiscale non darebbe un gettito strutturale, cioè valido in modo stabile per il futuro. Ma solo per qualche anno, a seconda di come le rate della pace fiscale bis verranno spalmate nei prossimi mesi, a partire dal 2020. Qui, però, siamo già ai dettagli tecnici. Mentre per il momento a tenere banco è lo scontro politico.

matteo salvini giovanni tria 2

 

Perché un' ora dopo che la proposta della Lega finisce sulle agenzie, arriva la replica dal Movimento 5 Stelle, che mette agli atti la propria netta contrarietà e rilancia sulla riduzione del cuneo fiscale.

 

«Con noi nessun condono passerà mai. Piuttosto bisogna intensificare la lotta, fino al carcere, contro i grandi evasori». E ancora: «Non è giusto che a pagare la tasse di chi ha evaso arricchendosi alle spalle del Paese siano famiglie e classe media». Due visioni inconciliabili e la seconda puntata di uno scontro frontale che si era già visto con la legge di Bilancio dell' anno scorso.

 

Ma quella sul condono non è l' unica faglia che spacca la maggioranza.

L' altra riguarda cosa scrivere nel capitolo più importante della manovra stessa, quello sulle tasse. Sarà flat tax, come vuole da sempre la Lega? Oppure arriverà una più generale riforma fiscale, come dice da giorni il presidente del Consiglio, con una linea condivisa anche dal ministro dell' Economia Giovanni Tria?

 

luigi di maio matteo salvini

Negli ultimi giorni il vicepremier Matteo Salvini e gli altri uomini di peso della Lega sono tornati a parlare con insistenza di flat tax. La formula definitiva ancora non c' è. Ma resta il numero chiave del 15%, l' aliquota fissa scolpita nei manifesti elettorali della Lega e accompagnata dalla scritta «si può». Chi riguarderebbe? Si dovrebbe partire dai redditi compresi tra i 35 e i 50 mila euro l' anno. Ma non è ancora chiaro se per reddito si intende quello individuale oppure quello familiare. Per Salvini è solo un dettaglio, una questione da lasciare ai tecnici. L' importante è che nella prossima legge di Bilancio ci sia scritto flat tax e 15%.

 

Poi c' è il progetto alternativo. La riforma fiscale che ha in mente Conte prevede invece una revisione delle aliquote Irpef. Anche qui ci sono più ipotesi. La prima è una limatura della seconda e terza aliquota: quella oggi al 27%, per i redditi compresi tra 15 mila e i 28 mila euro lordi l' anno, e quella oggi al 38% che comprende i redditi tra i 28 mila e i 55 mila euro lordi annui. Un intervento che concentrerebbe i suoi effetti sulla classe media, come la flat tax. Ma che porterebbe qualche vantaggio anche a chi guadagna di più, perché le aliquote «limate», stavolta a differenza della flat tax, si applicherebbero anche ai primi scaglioni di reddito di chi ha una busta paga più pesante.

 

conte e tria

L' altra ipotesi è l' accorpamento delle aliquote, da cinque a tre. La vecchia idea del M5S è di fissarle al 23% tra i 10 mila e i 28 mila euro, al 37% da 28 mila a 100 mila, al 42% oltre i 100 mila. Limatura o accorpamento, il piano B avrebbe secondo Conte due vantaggi.

 

Il primo è mettere al riparo la riforma dalle accuse di violazione del principio costituzionale della progressività, che secondo alcuni potrebbe invece correre la flat tax. Il secondo vantaggio è che le aliquote, sia nell' ipotesi della limatura sia in quella dell' accorpamento, potrebbero essere calibrate a seconda delle necessità. In modo da contenere i costi, cioè delle coperture da trovare o del deficit da lasciar correre. Non proprio un dettaglio, visto quel rebus da risolvere chiamato legge di Bilancio.

salvini tria

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)