giorgia meloni santiago abascal mateusz morawiecki emmanuel macron olaf scholz donald tusk

IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA - LA MELONI FA FINTA DI SFILARSI DALLA TRATTATIVA PER LE NOMINE EUROPEE, FACENDO TRAPELARE AI GIORNALI UN SUO VIRGOLETTATO CHE, TOSTISSIMA, AVREBBE RIVOLTO AGLI ALTRI LEADER UE: “NON ACCETTIAMO ACCORDI PRECONFEZIONATI, NE RIPARLIAMO TRA DIECI GIORNI”. LA VERITÀ È CHE È SONO GLI ALTRI AD AVERLA MESSA ALL'ANGOLO. LA PREMIER ITALIANA È STRETTA TRA DUE FUOCHI. DA UN LATO CI SONO MACRON, SCHOLZ E IL POLACCO TUSK CHE L’HANNO ISOLATA E VOGLIONO NEUTRALIZZARLA (MISSIONE COMPIUTA). DALL’ALTRO GLI ALLEATI DI “DETTA GIORGIA” IN ECR, I POLACCHI DEL PIS E I FASCI IN MODALITÀ INCIUCIO. E MINACCIANO ADDIRITTURA DI MOLLARE I CONSERVATORI...

MELONI MESSA ALL’ANGOLO SI SFILA DALLA TRATTATIVA. RISCHIO FUGHE DALL’ECR VERSO LA DESTRA DI LE PEN

Estratto dell'articolo di Emanuele Lauria per “la Repubblica”

 

EMMANUEL MACRON - DONALD TUSK - OLAF SCHOLZ

Alle otto della sera, in un "Europa building" ancora attraversato da una luce intensa, Giorgia Meloni fa la sua mossa a sorpresa. Decide di sfilarsi dall'intesa in cantiere sul nome di Ursula von der Leyen, risponde a muso duro a Olaf Scholz e Donald Tusk che l'hanno messa all'angolo, segnalandone l'irrilevanza: «Non accettiamo accordi preconfezionati. A questo punto ne riparliamo fra dieci giorni», dice la premier.

 

È il culmine di una giornata difficile, in cui l'inquilina di Palazzo Chigi si trova ai margini del negoziato per i top jobs e vede da vicino il rischio che il suo gruppo europeo, quello dei Conservatori, si disgreghi.

 

GIORGIA MELONI AL SUMMIT PER LA PACE IN UCRAINA DI BURGENSTOCK, SVIZZERA

L'opzione scelta è quella della frenata improvvisa, comunicata dopo gli incontri bilaterali, prima della cena dei 27 capi di governo dell'Ue. «Se popolari, socialisti e liberali hanno davvero i numeri vadano avanti da soli», è il senso del ragionamento fatto filtrare da Meloni. Che, evidentemente, non ha ottenuto quel che chiedeva: la concessione di una vicepresidenza della commissione e di un commissario di peso.

 

Di una delega identitaria come l'immigrazione, che la premier vuole affidare a Elisabetta Belloni, «neanche si è parlato»: ad affermarlo è il vicesegretario del Ppe Antonio Tajani. L'alternativa, quella di un portafoglio economico, è in sospeso. Il problema, che è affiorato in questi giorni a Bruxelles, è la penuria di nomi spendibili […]

 

ursula von der leyen giorgia meloni g7 borgo egnazia

La premier è costretta a tirarsi indietro. Dopo aver ribadito ai suoi interlocutori che l'Italia, per l'importanza di un Paese fondatore e perché ha un governo che rappresenta una destra uscita più forte dalle Europee, merita maggiore considerazione. Rimane convinta, Meloni, che un'alleanza che fa perno su Ursula non può fare a meno di lei. Fa sapere che sarebbe un azzardo. Ma in realtà è rimasta fuori, sinora, da un negoziato che poggia sulla logica dei numeri. Almeno sulla carta Ppe, Pse e Liberali sono autosufficienti.

 

CHARLES MICHEL - RISHI SUNAK - JUSTIN TRUDEAU - URSULA VON DER LEYEN - JOE BIDEN GIORGIA MELONI - G7 BORGO EGNAZIA

D'altra parte, le trattative sul nome di von der leyen hanno creato non pochi malumori all'interno di Ecr. Il gruppo, in queste ore, è in fibrillazione: il polacchi del Pis e gli spagnoli di Vox non vedono di buon occhio un bis di Ursula. E non piace certo la proposta del socialista portoghese Costa per la presidenza del Consiglio. Non piace la disponibilità della prima ministra italiana a chiudere in fretta il negoziato […].

 

Ma la questione è più ampia: fino a qualche mese fa, Meloni lavorava per federare la destra, chiamando sotto la stessa insegna "moderata" Marine Le Pen e Orbán. L'idea era quella di un grande gruppo che potesse superare, per consistenza, il Pse. Dopo le Europee l'inquilina di Palazzo Chigi ha tentato di accelerare, per chiudere l'operazione. Ma è arrivata una doccia gelida.

vistor orban marine le pen

Non convince la prospettiva di aggregarsi – seppur non ufficialmente – alla coalizione di Ursula von der Leyen. Meloni vuole rendere la destra più presentabile, farla entrare nel circuito istituzionale europeo. Ma non è in grado di dare garanzie in questo senso. Il sospetto è che la leader di FdI voglia incassare qualche poltrona di peso per il governo italiano senza poter dare nulla in cambio. […]

 

Così ieri, mentre altri capi di governo cercavano un accordo sui top jobs, nelle stanze dell'Amigo, Meloni si cimentava nel tentativo di evitare lo sfarinamento del suo gruppo: ha visto tra gli altri l'ex premier polacco Mateusz Morawiecki, che ha un canale aperto con Le Pen per la costituzione di un raggruppamento autonomo, con la presenza di Orbán. Del progetto, teoricamente, farebbe parte pure FdI, ma Meloni perderebbe lo scettro, sarebbe schiacciata dalla convivenza con la paladina del Rassemblement national.

 

GIORGIA MELONI MATEUSZ MORAWIECKI SANTIAGO ABASCAL

Morawiecki non ha negato alla premier italiana la possibilità che il Pis (20 eurodeputati su 77) lasci il gruppo di Ecr. Se ciò accadrà […] si darà vita comunque a un coordinamento dei gruppi della destra. Su Ecr, d'altronde, aleggia anche lo spettro di Orbán: se entrasse il leader ungherese, se ne andrebbero venticinque deputati di radice moderata. […]

 

2. MELONI ALL'ANGOLO AGITA IL NO

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

[…] Meloni […] capisce di non aver avuto torto ad anticipare il suo arrivo a Bruxelles di qualche ora. In tasca ha un pre-accordo con Ursula. Le assicurerà i voti di Fratelli d'Italia ma in cambio vuole ottenere un riconoscimento politico, avere una vicepresidenza con deleghe di peso – preferibilmente economiche – nella futura Commissione. Sembra più facile di quanto lo sia nella realtà. […]

meloni orban

 

[…] Prima Donald Tusk, poi Olaf Scholz la freddano dichiarando di non avere bisogno dei suoi voti. Sono dichiarazioni nette, chirurgiche che Meloni legge come dirette a umiliarla.

Il premier polacco è uno dei due negoziatori del Ppe, il cancelliere tedesco ha lo stesso incarico per i socialisti di S&D.

 

«Se pensano di farcela da soli, senza di noi facciano pure. Se la vedranno in Parlamento» commenta Meloni secondo quanto riportato dai suoi. È tattica, ma è anche l'unica strada che le sembra possibile.  Meloni sa di non avere molte leve, per incidere sulle nomine dei vertici di Commissione, Consiglio e Parlamento europeo.

 

[…] Si rivede il gruppo di Visegrad, solo che adesso, almeno per un giorno, ne fa parte anche l'Italia. Quando dall'albergo escono, da soli, uno dopo l'altro, Orban e Morawiecki sembrano tranquilli, sorridono, scherzano, si fanno avvicinare dai cronisti italiani. Entrambi hanno poco da perdere.

 

MARINE LE PEN E GIORGIA MELONI COME LE GEMELLE DI SHINING - MEME BY SIRIO

Meloni invece è nera in volto, accelera il passo verso l'auto, si fa circondare dalla sicurezza, non risponde a nessuna domanda […]. Non sono ore entusiasmanti per Meloni. E a poco a poco, si capisce che c'è anche una ragione in più per agitare il no a Ursula. Morawiecki le comunica di essere pronto a lasciare Ecr, il gruppo dei conservatori europei che la premier presiede.

 

Il polacco ammette di essere in contatto con Marine Le Pen, leader del Rassemblement National. L'idea è di far nascere un nuovo gruppo di ultradestra, ripulito rispetto alle scorie xenofobe di Identità e democrazia, dove siede anche la Lega di Matteo Salvini. Ci entrerebbe anche Orban, espulso dai popolari e, da mesi, in trattative per entrare in Ecr, dove non tutti lo vorrebbero.

 

THE ECONOMIST - COPERTINA CON URSULA VON DER LEYEN, GIORGIA MELONI E MARINE LE PEN - LE TRE DONNE CHE PLASMERANNO L'EUROPA

L'effetto immediato, però, sarebbe anche lo sgretolamento dei conservatori e, forse, per Meloni la perdita della corona di regina della destra europea. Anche la premier italiana è invitata a far parte di questo nuovo gruppo. Anche lei si sta tenendo in contatto con Le Pen. Ma per il momento Fratelli d'Italia resta dov'è, a metà tra l'Europa degli europeisti, e l'internazionale nera che cresce, ma resta irrilevante negli equilibri presenti dell'Unione.

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…