luigi di maio davide casaleggio beppe grillo

I GRILLINI SCIOLTI NEL PD VANNO VERSO LA SCISSIONE - SCIOPERO DEI 300 EURO PER TOGLIERE A CASALEGGIO JR IL CONTROLLO DI ROUSSEAU E DEL MOVIMENTO: OLTRE 80 PARLAMENTARI PRONTI A TENERSI I SOLDI, COSÌ BECCANDO DUE PICCIONI CON UN BONIFICO IN MENO - IL PROBLEMA PER I DISSIDENTI E' L'ASSE DI MAIO-CONTE-GRILLO PER TENERSI STRETTE LE POLTRONE: SENZA IL SOSTEGNO DEL FONDATORE, NON VANNO DA NESSUNA PARTE

 

1. LA STRATEGIA DI DI MAIO CON IL SOSTEGNO DI GRILLO «CI HO MESSO LA FACCIA» MA C'È IL RISCHIO SCISSIONE

Emanuele Buzzi per il ''Corriere della Sera''

 

Tutti vittoriosi e tutti scontenti. I big del Movimento hanno il calice mezzo pieno e l' amaro in bocca. Il punto politico della giornata è l' affermazione dell' asse tra Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Beppe Grillo. Una sorta di patto a tre sancito qualche sera fa da una cena tra il premier e il ministro. Un via libera al rapporto stabile con i dem (che trova anche la «soddisfazione» del presidente della Camera Roberto Fico, che si è speso per più di un anno per questo risultato), che non è prevalso però con percentuali bulgare come è successo per il sì al bis di Virginia Raggi.

beppe grillo davide casaleggio giuseppe conte 3

 

Di Maio non a caso è tra i primi a festeggiare l' esito del voto sui social: «Da oggi inizia una nuova era per il Movimento». E parlando ai suoi ricorda che il voto è «molto importante per il futuro. Ancora una volta gli iscritti sono stati determinanti delle nostre scelte.

 

Anche per questo tutt' oggi ci distinguiamo dal resto delle forze politiche». L' ex capo politico rivendica poi il suo peso sulla votazione: «Ci ho messo la faccia in questa votazione perché bisogna assumersi le proprie responsabilità. Siamo in una fase molto delicata, il movimento sta affrontando una prova di grande maturità». E cerca di glissare sul terzo mandato: «La votazione di ieri era rivolta principalmente ai nostri consiglieri comunali e sindaci». Perché in realtà incassa una frenata al terzo mandato per i parlamentari. Qui a prevalere è Davide Casaleggio, che riesce a mettere un argine ai governisti, ma deve ingoiare (proprio nel giorno in cui cadeva il compleanno del padre, da sempre contrario a un asse con i dem) l' alleanza con «i partiti tradizionali».

 

beppe grillo davide casaleggio 9

Chi ha avuto modo di sentirlo parla di boccone indigesto per il presidente di Rousseau. Insomma, si ha l' impressione netta di trovarsi di fronte a un compromesso fragile e a orizzonti incerti per i Cinque Stelle. E torna ad aleggiare lo spettro di una scissione dell' area di Di Battista dopo gli Stati generali. Da una parte e dall' altra non mancano lamentele e piani di rivalsa.

 

«Che fine ingloriosa abbiamo fatto», dice un esponente di governo. C' è chi contesta: «Può un reggente uscire con una votazione del genere a Ferragosto?». E chi preannuncia: «Per il terzo mandato ai parlamentari abbiamo ancora quasi tre anni di tempo».

 

In un contesto magmatico Di Maio continua a muoversi come regista invisibile degli equilibri, rivendicando il proprio peso parlamentare e restando lontano dalla corsa alla leadership, dalle grane che il ruolo di capo politico comporta, ma con potere di «orientare» il presente e il futuro del M5S e del governo. La polemica interna non si placa, anche se alcuni big come Nicola Morra provano a ricomporre le fratture: «Il punto non è il terzo mandato o le alleanze, ma consolidare i valori che il M5S rappresenta», dice il senatore al Corriere .

beppe grillo davide casaleggio

 

E precisa: «Se taglieremo significativamente gli emolumenti a tutti i parlamentari e combatteremo le nostre battaglie di legalità e trasparenza, a partire dal conflitto d' interessi, il M5S continuerà a essere quello di sempre: una forza al servizio dei cittadini che impone l' agenda agli altri». La guerra intestina rischia ora di diventare una guerriglia infinita tra le fazioni a livello locale: le varie alleanze, così come è successo per le liste civiche in Puglia, dovranno essere ratificate da votazioni «territoriali» sul blog.

 

 

2. RIVOLTA DENTRO IL M5S SCIOPERO DEI 300 EURO CONTRO CASALEGGIO

Ilario Lombardo per ''La Stampa''

 

Nuova era, vecchi problemi.

Faide, liti, convulsioni. E Davide Casaleggio di nuovo trasformato in bersaglio, perché parla a nome del M5S, come fosse il padre padrone dei suoi destini, senza più uno straccio di riconoscimento da parte dei gruppi parlamentari. La votazione convocata a sorpresa, nella distrazione generale di un agosto preda del caldo e del coronavirus, per sanare in fretta e furia un' eccezione alla regola, ha strabiliato e fatto irritare tanti, anche ai vertici del M5S. Ma quando il figlio del fondatore ha annunciato, a risultati ormai noti, che il 4 ottobre si sarebbe discusso dei grandi cambiamenti, lo stupore si è trasformato in rabbia.

 

grillo di maio

Non solo. Casaleggio lancia pure una sfida a chi si batte da mesi per una leadership estesa alla testa di un vero e proprio partito: «Il vero organo collegiale decisionale del Movimento sono sempre stati gli iscritti» appunta il figlio di Gianroberto.

 

Gli sfoghi cominciano a intasare le chat. Deputati e senatori si chiamano a vicenda, per contarsi e organizzare quella che una fonte definisce la «grande rivolta dei 300 euro». È il contributo che ogni eletto, da contratto firmato al momento della candidatura, è costretto a destinare all' Associazione Rousseau che gestisce l' omonima piattaforma, presieduta da Casaleggio jr. Secondo la fonte, sono almeno 80 pronti allo sciopero dei 300 euro, già a settembre. Molti di più, si calcola tre quarti del gruppo di Camera e Senato, chiedono di condividere una qualsiasi azione contro Davide - si parla di una mozione interna - per strappargli dalle mani piattaforma e controllo del M5S.

paola taverna

 

Tra i direttivi dei gruppi di Camera e Senato, ministri e sottosegretari del M5S, si chiedono a che titolo parli: fissare un appuntamento a ottobre, ai loro occhi, vuol dire svuotare di senso gli Stati Generali di cui si attende ancora una data.

 

Mentre sul metodo tutti sono d' accordo: è stato opaco, senza la possibilità di un dibattito vero, chiamando a raccolta gli iscritti al blog e senza mai un dialogo con i parlamentari.

C' è chi come Dalila Nesci, animatrice della para-corrente Parole guerriere, chiede di organizzare questa sorta di congresso. E chi come il senatore Emanuele Dessì usa argomentazioni ultimative: «Ci siamo trovati a Ferragosto, periodo simbolo delle porcate politiche della Prima Repubblica, con un personaggio ormai alieno rispetto al M5S, il signor Casaleggio, che si inventa una votazione sentendo esclusivamente Crimi, il quale solo formalmente è capo politico (doveva essere reggente per 30 giorni. . . )» .

ANDREA SCANZI PAOLA TAVERNA GIULIA SARTI

 

Dessì è l' uomo che si muove per conto di Paola Taverna. Sembrano passaggi apparentemente secondari, ma nel Movimento in questo momento sono considerati vitali e fanno quasi passare in secondo piano gli storici risultati dei due quesiti di ieri. Una maggioranza bulgara di iscritti (80%) si è espressa per superare la regola dei due mandati, nonostante le motivazioni ad personam del quesito (la ricandidatura di Virginia Raggi a Roma). Mentre le alleanze coi «partiti tradizionali» sembrano più difficili da digerire: lo spiega bene quel 59% di favorevoli che fotografa una spaccatura del M5S di fronte alla principale rivoluzione che si appresta a vivere il grillismo.

 

Luigi Di Maio, tornato a muoversi da capo politico senza esserlo formalmente, esulta: «Inizia una nuova era». Proprio lui, che ha dovuto inghiottire l' alleanza di governo un anno fa, lui che per mesi si è detto contrario che venisse replicata altrove, sbandierando la teoria del Movimento ago della bilancia né con la destra né con la sinistra. Ma la voglia di leadership mai sopita ha fatto comprendere a Di Maio che sarebbe stato difficile fare a meno del centrosinistra. Così vuole Beppe Grillo e così vuole la maggioranza degli eletti.

emanuele dessi' virginia raggi

 

Il ministro degli Esteri ha dovuto fare pace con questa ineluttabilità e ha capito che l' unica legittimazione da leader gli può provenire dal Pd. Rinnegare se stessi per sopravvivere: in questo M5S e Di Maio si assomigliano, il secondo asseconda l' evoluzione del primo.

 

Aprire a terzo mandato e alleanze vuol dire garantire una carriera politica più duratura a sé e agli altri. Anche se Di Maio non fa ancora il passo che diversi deputati e senatori gli chiedono: assorbire la piattaforma nel M5S ed estromettere Casaleggio jr, unico ostacolo rimasto per il superamento definitivo del tetto dei due mandati a livello nazionale.

 

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…