antonio tajani sergio mattarella elisabetta belloni giorgia meloni raffaele fitto

HANNO VINTO TAJANI E MATTARELLA: ELISABETTA BELLONI NON SARÀ MINISTRO DEGLI AFFARI EUROPEI – SALTA LA NOMINA DELLA CAPA DEL DIS PER LA POLTRONA LASCIATA LIBERA DA RAFFAELE FITTO: COLPA DELLA FREDDEZZA DEL COLLE (LA DIPLOMATICA ERA TRA I NOMI IN LIZZA PER SOSTITUIRE IL CAPO DELLO STATO NEL 2022) E LA CONTRARIETÀ DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, CHE TEMEVA DI FINIRE COMMISSARIATO – LE DELEGHE SUL PNRR RESTERANNO A PALAZZO CHIGI, FORSE A MANTOVANO…

Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “La Stampa”

 

RAFFAELE FITTO - GIORGIA MELONI

[…] L'ultimo atto di Raffaele Fitto da ministro è la cabina di regina del Pnrr. La buona notizia di ieri è che la spesa effettivamente effettuata e rendicontata del Piano ha raggiunto i 59 miliardi di euro.

 

La cattiva è che resta da spendere più del doppio entro giugno 2026. A Palazzo Chigi sono ottimisti: il bilancio del 2024 si dovrebbe chiudere con 22 miliardi di opere e obiettivi rendicontati. Un livello che sarebbe anche più alta se non ci fossero molti Comuni in ritardo sulla rendicontazione delle spese sulla piattaforma dedicata.

 

RAFFAELE FITTO - GIORGIA MELONI - MICHELE EMILIANO

In sintesi: con il sì all'ultima rata il governo ha incassato fin qui 122 dei 194 miliardi a disposizione e ne ha spesi circa la metà. Per ottenere il sì alla settima rata – altri 18 miliardi – entro fine anno l'Italia dovrà dimostrare alla Commissione europea di aver raggiunto altri sessantasette obiettivi fra «milestone» e «target».

 

Fra i tanti: dovrà dimostrare di aver rafforzato la flotta di autobus e treni a emissione zero, riqualificato le stazioni ferroviarie, aver aumentato gli investimenti per le gestioni idriche, aver distribuito cinquantacinquemila borse di studio ad altrettanti studenti e settemilacinquecento di dottorato.

ELISABETTA BELLONI - G7 DI BORGO EGNAZIA

 

Come sempre il sì della Commissione passa da una serrata trattativa in cui da una parte si prendono impegni in extremis, dall'altra si chiude un occhio su alcuni dettagli di quegli stessi impegni.

 

Ora che Fitto passa dall'altra parte della barricata, sarà tutto più semplice. «Per fare un Fitto ce ne vogliono tre» dice Meloni. In realtà la premier al momento non ha con chi sostituirlo. Le deleghe del ministro della Coesione, il Sud, il Pnrr e gli Affari europei resteranno a Palazzo Chigi, come del resto è stato fin qui: Fitto è un ministro "senza portafoglio" perché sottoposto alla giurisdizione del presidente del Consiglio.

 

alfredo mantovano giorgia meloni

Fitto ha comunque proposto e ottenuto che le sue deleghe non vengano spacchettate. La sua struttura resterà intatta sotto la guida del capo di gabinetto Ermenegilda Siniscalchi. A sovrintendere politicamente sul suo lavoro dovrebbe essere uno dei due sottosegretari di Meloni, Alfredo Mantovano, quello che (a differenza di Giovanbattista Fazzolari) coltiva ottime relazioni con il Quirinale.

 

Il problema da risolvere è la poltrona degli Affari europei, per la quale si rende necessaria la nomina almeno di un sottosegretario. Secondo le voci che circolavano ieri a Palazzo Chigi, l'ipotesi di nominare ministro Elisabetta Belloni sarebbe tramontata. Per i dubbi del Quirinale e del vicepremier Antonio Tajani sulla nomina di un tecnico in una casella molto politica, e per le perplessità della stessa candidata.

 

BENVENUTA SIGNORA ITALIA - IL TWEET DI GRILLO PER ELISABETTA BELLONI AL QUIRINALE

Nelle ultime ore è circolata l'ipotesi di Giulio Terzi di Sant'Agata, ma anche nel suo caso Sergio Mattarella avrebbe espresso perplessità. La soluzione sarà quasi certamente la nomina di un sottosegretario gradito a Meloni: uno dei candidati è l'attuale presidente della Commissione Finanze di Montecitorio Marco Osnato.

raffaele fitto giorgia meloni - foto lapresseraffaele fitto giorgia meloni - foto lapresseELISABETTA BELLONI - FABRIZIO ALFANO - G7 BORGO EGNAZIALA SQUADRA DELLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...