giuseppe conte davide casaleggio huawei

HUAWEI, BYE BYE? CONTE COSTRETTO A SCHIERARE IL GOVERNO (QUASI) CONTRO IL 5G CINESE, MA SOLO PER OFFRIRE UN OSSO A MIKE POMPEO IN ARRIVO A ROMA. IL PREMIER HA USATO IL SUO SOLITO METODO DI NON PRENDERE DECISIONI E RINVIARE TUTTO A CHISSÀ QUANDO, TANTO NEL FRATTEMPO CI HA PENSATO TELECOM A TENERE FUORI HUAWEI. ORA TOCCA A INWIT

 

Carlo Bertini e Ilario Lombardo per ''La Stampa''

 

XI JINPING GIUSEPPE CONTE

Non si è arrivati al punto di dire «fuori Huawei», ma quasi. L'impressione, a sentire i diversi ministri presenti al vertice sulla rete 5G convocato da Conte a Palazzo Chigi, è che per la prima volta la decisione politicamente epocale di estromettere il colosso cinese delle telecomunicazioni è stata ponderata. Come extrema ratio, come avvertimento a Pechino, ma anche come prova d'amore verso Washington. Tra quattro giorni il segretario di Stato americano Pompeo sarà a Roma, dieci giorni dopo aver irritualmente invitato lo Stato del Vaticano a stracciare l'accordo con il Partito comunista cinese. Pompeo vuole una risposta dall'Italia su una questione che per gli americani si trascina già da troppo tempo.

 

DAVIDE CASALEGGIO HUAWEI

La posizione della Casa Bianca è chiara: con i cinesi non si fanno affari quando di mezzo c'è la sicurezza nazionale che passa dalle reti di comunicazione. Una convinzione, figlia di un atlantismo declinato anche nella nuova guerra fredda digitale, che è sempre stata anche quella del Pd, espressa nei giorni scorsi dai ministri Amendola e Guerini, con il placet del segretario dem Zingaretti. Anche le ultime resistenze, del premier Conte e del M5S, a partire dal ministro degli Esteri Di Maio che si dovrà confrontare con Pompeo, sembrano ormai superate.

 

thomas miao con virginia raggi all'inaugurazione del nuovo ufficio huawei di roma

Da mesi i fatti vanno verso questa direzione: l'inasprimento durante l'emergenza Covid della normativa del golden power, che disciplina i poteri speciali che il governo può utilizzare su aziende strategicamente rilevanti; l'esclusione da parte di Telecom di Huawei tra i fornitori per la rete 5G; la discussione sull'opportunità di estendere il golden power a Inwit, operatore principale per le comunicazioni wireless con 11 mila torri, controllato da Telecom e Vodafone, che due anni fa siglò un accordo con l'azienda di Stato cinese. Anche nel governo, la fiducia verso Pechino che, tra i 5 Stelle e il premier, sembrava granitica ai tempi della firma del memorandum sulla Via della Seta, è andata via via crollando.

 

CONTE GUERINI

La riunione di ieri sera si è svolta in un clima di assoluta concordia. Attorno al tavolo siedono i ministri dell'Economia Gualtieri, degli Affari Ue Amendola, degli Esteri Di Maio, dello Sviluppo economico Patuanelli, della Difesa Guerini e i capidelegazione dei partiti. Conte non si spinge fino a bandire del tutto Huawei. Non solo per problematiche legali, ma perché la Cina è un mercato gigantesco. «L'assetto normativo italiano - trapela da Palazzo Chigi - è positivo, ben strutturato, idoneo a garantire un adeguato livello di protezione delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di rilevanza strategica».

 

Fino a qui niente di nuovo. Se non fosse che tra i partiti della maggioranza c'è per la prima volta, spiegano da Palazzo Chigi, «condivisione della piena consapevolezza dei potenziali rischi connessi alle nuove tecnologie e della necessità di adottare sempre nuove iniziative che rafforzino il livello di protezione, a tutela della sicurezza nazionale». Nuove iniziative che, superando il golden power, non possono che far pensare all'esito estremo: l'addio a Huawei e alle altre aziende controllate dal partito unico in Cina.

 

il presidente cinese xi jinping, il ministro degli esteri wang yi, il vicepremier di maio e il premier conte

Decisioni che comunque andranno prese, secondo il governo italiano, perseguendo «come prioritaria una strategia di indipendenza tecnologica nell'ambito dell'Ue» e coordinando «le varie iniziative europee adottate sia a livello legislativo sia a livello di realizzazione delle infrastrutture». L'Italia, insomma, vuole che sia l'Europa, tutta assieme, ad alzare - se sarà necessario - ulteriori barriere: è questa la novità che uno dei ministri del Pd presenti al vertice tiene a evidenziare: «Dobbiamo cominciare ad essere tutti più attenti e non farci mettere l'anello al naso dai cinesi. Per ora, diciamo: attenti, l'Italia comincia ad alzare la soglia di sicurezza».

di maio guerini

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…