matteo salvini con la mascherina di trump

IERI LEADER, OGGI CHEERLEADER - SALVINI RILANCIA LE TESI DEI BROGLI NELLE ELEZIONI USA, IL GIORNALE INGLESE ''THE INDEPENDENT'' LO BOLLA COME ''CHEERLEADER DI TRUMP'' E IL RESTO DEL CENTRODESTRA LO MOLLA AL SUO DESTINO - BERLUSCONI SI LANCIA SUBITO TRA LE BRACCIA DI BIDEN: ''CON LUI RILANCEREMO LA NATO''. SILVIO NON HA MAI AMATO IL PARAGONE CON TRUMP, PEGGIO DI LUI IN TUTTO, ANCHE NEL CERONE E NEI CAPELLI

matteo salvini con la mascherina pro trump 5

1. SALVINI RILANCIA LA TESI DEI BROGLI MELONI E BERLUSCONI LO LASCIANO SOLO

Carmelo Lopapa per ''la Repubblica''

 

La mascherina bianca, stelle e strisce "Trump 2020", quella l'ha già tolta e rimessa in tasca ieri. Per tornare a esibire davanti alle telecamere la classica in versione tricolore nazional-populista. Quel «stanno emergendo brogli, ha ragione Trump» di giovedì sera ha lasciato il posto a un più cauto «gli elettori hanno sempre ragione: è stata una grande prova di democrazia». Metamorfosi (non solo nel look) di Matteo Salvini. Fra i sovranisti italiani, certamente "orfano" più di altri di The Donald. Perché come ha rimarcato l 'Independent non c'è leader europeo che più del "nostro" si sia speso per la causa che ora dopo ora appare ormai perdente.

 

Dato che poi, in Italia, perfino la neo presidente dei Conservatori europei Giorgia Meloni, pur schierata per i Repubblicani, ha volutamente tenuto in questi giorni una linea più prudente. Per non dire di Silvio Berlusconi, che saluta ora il probabile successo di Biden come la conferma della necessità del "centro" rispetto agli estremismi sovranisti destinati da soli alla sconfitta. La destra del tandem Lega-Fdi tuttavia fa fatica a rassegnarsi al tramonto del sovranismo, appunto, convinta che perderà forse Trump, ma non il "trumpismo" anche negli Usa.

GIANCARLO GIORGETTI MATTEO SALVINI 1

 

«Ma davvero qualcuno pensa che possa essere penalizzato dal futuro presidente perché portavo la mascherina pro Trump?», si sfogava ieri sera il leader della Lega coi suoi. «Se non sbaglio era più amico di Conte, chiamava lui Giuseppi, mica me», è stato l'unico commento a porte chiuse. Insolito silenzio sui social e in tv, invece, ufficialmente in attesa del responso finale. Per l'immaginario internazionale tuttavia Salvini resta - per dirla ancora con l'Independent - «la cheerleader italiana di Trump che diffonde teorie cospirazioniste prive di fondamento sul voto americano». Ma anche su questo fronte, quello dell'atlantismo, c'è Lega e Lega. Bisogna "citofonare" al numero due e responsabile esteri Giancarlo Giorgetti, per trovare un respiro decisamente meno ultrà.

 

matteo salvini con la mascherina pro trump 3

«Noi eravamo, siamo e resteremo amici degli Usa, la nostra scelta atlantica non è mai stata messa in discussione, è una "barra dritta" che ci sarà anche con Biden». L'ex sottosegretario, che nel giugno 2019 è stato il gran tessitore della visita dell'allora vicepremier a Washington (poi rivelatasi fallimentare), ammette a Skytg24 che «c'era probabilmente un'affinità politica maggiore con Trump, ma pensiamo si possano avere relazioni positive anche con la nuova amministrazione». Insomma, lo andrebbe a incontrare? «Biden avrà altro a cui pensare, se eletto, ma certo non avrei problemi ad andare». Sovranismo in crisi?

 

«No, ma quello che avviene negli Usa provoca sempre un'onda nel mondo e in particolare in Europa», conclude il vicesegretario leghista. Quasi un monito. Giorgia Meloni, tra i leader del centrodestra italiano, è l'unica ad aver costruito davvero un rapporto coi Repubblicani, che l'ha portata a febbraio fino al National prayer breakfast, a Washington, meeting concluso proprio dal presidente Trump. Si è sempre augurata la riconferma, anche lei. Quella dei Conservatori europei è una famiglia da sempre legata ai Repubblicani americani, ma adesso la leader di Fdi non si strappa i capelli. E ripete che «i rapporti con gli States non cambieranno ».

 

 

 

BERLUSCONI TRUMP

 

SILVIO BERLUSCONI: «BIDEN ALLEATO STRATEGICO, NATO E CINA SFIDE COMUNI» `

Mario Ajello per ''Il Messaggero''

 

Con Trump, Berlusconi non s' è mai preso. Su Biden invece ci punta, anche per ricostruire quel rapporto tra Stati Uniti e Europa che al Cavaliere sta a molto cuore. In più, è la versione di Silvio, la sconfitta di The Donald e l'affermazione del suo avversario sono la dimostrazione che si vince al centro. Lì dove si colloca, nel campo dei moderati, Forza Italia. Berlusconi ha vissuto, via tivvù, la partita americana come se la guardasse da vicino e il risultato lo trova piuttosto ottimista per quello che avverrà tra le due sponde dell'Oceano.

 

donald trump matteo salvini

 E lo conferma nella sua convinzione: una destra alla Trump non è quella capace di raccogliere, anche qui da noi, la maggioranza dei consensi. Presidente, come crede che sarà l'America di Joe Biden?

 «Ciò che conta è che i rapporti transatlantici si consolidino per affrontare alcune grandi sfide: dalla tutela dei comuni interessi commerciali con la Cina al consolidamento della Nato, dalla lotta al terrorismo islamico alla pace nel Mediterraneo ed in Medio Oriente con la tutela dei diritti di Israele, dalla difesa della democrazia e della libertà in paesi sudamericani come il Venezuela allo sviluppo del continente africano libero da ingerenze di Pechino».

 

Come cambieranno i suoi e i vostri rapporti con gli Stati Uniti?

«L'America per noi è un grande alleato strategico, con il quale condividiamo valori e interessi. La vicinanza e la gratitudine verso gli Stati Uniti, da sempre garanti della libertà nel mondo, non verranno mai meno».

 

La questione Covid sembra aver influito nella vicenda americana. E anche qui è diventato il centro di ogni questione politica. Il nostro governo poteva arrivare più preparato a questa seconda fase?

«Certamente sì. Da mesi avevo messo in guardia, in tutte le occasioni possibili, contro il rischio di una seconda ondata dalle conseguenze ancora più gravi della prima. Occorreva e occorre lavorare per adeguare le strutture sanitarie, per costruire reparti Covid e terapie intensive, per predisporre un tracciamento serio e dettagliato, per formare nuovo personale. Continuo a non capire come si possa rifiutare di utilizzare i fondi del Mes che servirebbero proprio a questo scopo».

silvio berlusconi versione trump

 

Se ci fosse stato un governo di centrodestra che cosa avrebbe fatto di diverso e di meglio rispetto al governo Conte?

«Il centro-destra avrebbe agito in maniera diversa, ma non è questo il momento delle polemiche. E' il momento di unire gli sforzi guardando al futuro piuttosto che al passato. Dobbiamo pensare a salvare gli italiani prima dalla malattia e poi dalle disastrose conseguenze economiche di quello che sta avvenendo. Questo significa per esempio indennizzo immediato a tutti coloro che hanno dovuto chiudere la propria attività e hanno perso il lavoro».

 

TRUMP BERLUSCONI

Si è dato troppo potere alle Regioni e ora va cambiato il titolo V della Costituzione che lo consente?

«Il problema del rapporto Stato-Regioni certamente esiste. Ma oggi è scorretto invocare questo tema per svalutare il grande lavoro che molte regioni hanno compiuto per fronteggiare un'emergenza senza precedenti».

 

Ora serve un governo di unità nazionale?

«L'unità nazionale deve esistere intorno alle istituzioni. Un governo di unità nazionale non è possibile né auspicabile. Quello che occorre invece è uno sforzo concorde di tutte le forze politiche, ma anche del resto della classe dirigente del Paese, dall'imprenditoria alla cultura, per uscire da questa situazione».

 

Lei condivide il ricorso alle piazze? I moderati non dovrebbero evitarle?

«Premesso che noi non promuoviamo alcuna manifestazione di piazza, dico però che bisogna distinguere. Capisco perfettamente i commercianti che vanno in piazza per denunciare la drammatica situazione nella quale molti di loro si sono venuti a trovare. Condanno fermamente invece chi usa la piazza in modo violento, chi fa del teppismo sfruttando il malcontento, chi attacca le forze dell'Ordine o le proprietà dei cittadini. Questo non può essere tollerato e si deve reagire con la massima fermezza.

joe biden

 

Lei è sempre stato a favore di più poteri e più risorse per Roma? Non è questo il momento di battersi?

«E' un'antica battaglia di Forza Italia, fortemente propugnata da Antonio Tajani e dai nostri parlamentari romani. In realtà una legge esiste già, è stata fatta nel 2009 dal nostro governo, e prevede una serie di poteri speciali per Roma Capitale. Basterebbe applicarla e questo dipende da Governo, Regione e Comune. In questa legislatura Forza Italia ha anche proposto una legge costituzionale, a prima firma Barelli, per assegnare a Roma uno status particolare, analogo a quello delle grandi capitali europee, Londra, Parigi, Berlino.

XI JINPING JOE BIDEN

 

Il primo progetto che lei farebbe per il rilancio della Capitale?

«Difficile rispondere: Roma è forse la città più bella, più conosciuta, più amata del mondo, ma è gravata da problemi immensi. Anche questioni banali come le buche nelle strade e la raccolta dell'immondizia sembrano irrisolvibili. C'è poi il grande tema dei quartieri: Roma non è soltanto il centro storico, sul quale si concentra l'attenzione.

 

Esistono vaste aree della città abbandonate a sé stesse. Le periferie, dove vivono centinaia di migliaia di romani, meritano un intervento di riqualificazione speciale. Sicurezza e lotta allo spaccio di sostanze stupefacenti devono diventare una priorità. Anche per il governo. L'immagine di Roma è l'immagine dell'Italia. E poi occorre trovare una soluzione all'enorme problema del debito. Ma questa è ordinaria amministrazione. Roma meriterebbe molto di più: mi piacerebbe che ci fosse qualcuno capace di volare alto, di avere una visione, un progetto, un sogno. Che sappia capire il potenziale che questa città ha nel mondo e che sappia e voglia raccogliere il messaggio che viene dalla sua storia e rilanciarne il volto e l'immagine».

TRUMP BERLUSCONI 1

 

Si parla della possibilità di rinviare - causa Covid - le elezioni comunali di primavera. Sia a Milano sia a Roma. Che cosa ne pensa?

«Il rinvio delle elezioni è sempre una cosa grave, in democrazia. Spero davvero che da qui alla prossima primavera le condizioni sanitarie consentiranno di andare a votare in condizioni di sicurezza».

 

Al centrodestra piacerebbe mandare Berlusconi sul Colle. I moderati del centrosinistra potrebbero appoggiarla. Per lei il Quirinale è un sogno possibile?

«Il Quirinale è autorevolmente occupato e lo sarà ancora per diverso tempo: discuterne oggi è anche irrispettoso verso il Presidente Mattarella».

 

Ultimi Dagoreport

150corriere

DAGOREPORT - ALL’EVENTO-CONCERTO ALLA “SCALA” PER LA CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DEL “CORRIERE DELLA SERA”, PRESENTE SERGIO MATTARELLA, NON SONO PASSATE INOSSERVATE LE ASSENZE ILLUSTRI DELLA POLITICA: DA FRATELLI D’ITALIA (MELONI E MANTOVANO) A FORZA ITALIA (TAJANI) FINO ALLA LEGA (SALVINI) - HANNO INVECE TIMBRATO IL CARTELLINO I SINISTRATI ELLY SCHLEIN, BONELLI & FRATOIANNI FINO AL “GIANNILETTA” DI CAIRO, WALTER VELTRONI - MA LA LATITANZA PIÙ CHIACCHIERATA È STATA QUELLA DELL’EX PLURI-DIRETTORE DEL “CORRIERONE”, PAOLO MIELI, CHE HA GIUSTIFICATO L’ASSENZA CON L’URGENZA DI “UN CONTROLLO MEDICO” A ROMA - FORSE, DALL’ALTO DEL SUO EGO ESPANSO, PAOLINO AVEVA INTUITO IL RUOLO DI MATTATORI CHE KING URBANO (PROPRIETARIO), LUCIANO FONTANA (DIRETTORE DEL ''CORRIERE'') E FERRUCCIO DE BORTOLI (PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CORRIERE) AVREBBERO AVUTO NELL’EVENTO DEI 150 ANNI E LUI NO? AH, SAPERLO... – IN COMPENSO, CONFONDENDO L’EVENTO STORICO CON LA CONVENTION AZIENDALE, CAIRO HA FATTO SFILARE SUL PALCOSCENICO, DAVANTI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, BEN SEI BIG SPENDER PUBBLICITARI CHE FANNO LA GIOIA DEL BILANCIO RCS… - VIDEO

marina berlusconi silvio mario orfeo repubblica

DAGOREPORT - LA GUERRA È FINITA, ANDATE IN PACE… - DOPO AVER VISSUTO 20 ANNI DI ANTI-BERLUSCONISMO SENZA LIMITISMO, MARIO ORFEO DIMENTICA LA STORIA E L’IDENTITÀ DI "REPUBBLICA" E SPARA IN PRIMA PAGINA UNA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI (+ FOTO) CHE FA UN'INSOSTENIBILE PROPAGANDA AL REFERENDUM CONTRO LA MAGISTRATURA: ‘’SE DOVESSE VINCERE IL SÌ, NON SI TRATTERÀ DI UNA VITTORIA DEL GOVERNO O DI FORZA ITALIA, NÉ DI UNA VITTORIA POSTUMA DI MIO PADRE. IO PENSO SEMPLICEMENTE CHE SARÀ UNA GRANDE VITTORIA DEGLI ITALIANI’’ – MENO SPAZIO (E NIENTE FOTO) PER LA REPLICA DEL VICEDIRETTORE CARLO BONINI, AUTORE CON D'AVANZO DI MILLE INCHIESTE CONTRO IL MARCIO DEL BERLUSCONISMO, ALLA "PADRONA" DI FORZA ITALIA CHE AL "CORRIERE DELLA SERA" DELLO SCORSO 10 FEBBRAIO AFFERMÒ, TRONFIA: "SE VINCE LA MELONI, VINCE IL PAESE" – DOPO L’INCHINO REVERENZIALE, SEMPRE IN PRIMA, ALLA MELONI (“REFERENDUM, NON È VOTO SUL GOVERNO”), L’"ORFEO NERO" OGGI DÀ IL SUO BENVENUTO AL NUOVO PROPRIETARIO DI “REPUBBLICA”, IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU - SEMPRE CON IL SOLITO GIOCHETTO PARAGURU DI CHI DÀ UN COLPO ALLA BOTTE E UNO AL CERCHIO, DI CHI METTE TUTTI SULLO STESSO PIANO, IL SOLITO VIZIO PILATESCO DI LAVARSI LE MANI CON "EQUIDISTANZA" (MA, SI SA, L’IMPORTANTE È MANTENERE LA POLTRONA SOTTO IL SEDERE…)

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...