luigi di maio ilva

ILVA FUNESTA – DOPO CHE DI MAIO HA TOLTO L’IMMUNITÀ PENALE IL FUTURO DELLO STABILIMENTO DI TARANTO È DAVVERO A RISCHIO – ARCELOR MITTAL FA SAPERE CHE L’IMPIANTO POTREBBE CHIUDERE ENTRO IL 6 SETTEMBRE. SE COSÌ FOSSE, ANDREBBERO IN FUMO 11MILA POSTI DI LAVORO E LEDEREBBE LA REPUTAZIONE DEL NOSTRO PAESE DI FRONTE AGLI INVESTITORI INTERNAZIONALI

1 – ILVA, ARCELORMITTAL: SENZA IMMUNITÀ IL 6 SETTEMBRE CHIUDE. MISE: IRRESPONSABILI

Dario Borriello per “LaPresse”

 

luigi di maio in imbarazzo davanti ad alessandro marescotti a taranto 1

Esplode nuovamente il caso Ilva, che entro il 6 settembre potrebbe chiudere nuovamente i battenti. A lanciare l'allarme per l'impianto siderurgico di Taranto è ArcelorMittal, l'azienda che ha rilevato l'intero pacchetto, sottoscrivendo una serie di accordi con le istituzioni italiane, tra i quali anche una immunità penale che copre i vertici nel lasso di tempo che occorrerà (2018-2023) per la bonifica dello stabilimento e l'adeguamento alle norme ambientali. Una misura che tra pochi mesi è destinata a sparire.

 

"Non sarebbe possibile per nessuna società gestire lo stabilimento di Taranto senza identificare una soluzione costruttiva all'attuale contesto", fa sapere il colosso mondiale dell'acciaio. Le ragioni di questa presa di posizione "si riferiscono al periodo necessario per l'attuazione del piano ambientale durante il quale sono richieste e sono attualmente in vigore le tutele legali". Dunque, precisa ancora ArcelorMittal, "l'entrata in vigore del decreto Crescita non consentirebbe ad alcuna società di gestire l'impianto oltre il 6 settembre, una data che è stata fissata dal governo, a meno che non sia garantita la necessaria tutela ambientale".

ilva taranto 1

 

L'azienda non chiude le porte al dialogo con il governo, anzi "continua a sperare in una conclusione soddisfacente che consenta di continuare a investire in modo significativo nell'industria siderurgica italiana". Ma la reazione del ministero dello Sviluppo economico, contro la decisione assunta dai nuovi proprietari dell'Ilva, è stata accolta molto male: "L'avvio della Cassa integrazione per i lavoratori, tramite comunicato stampa, è un atteggiamento irresponsabile che mina l'equilibrio sociale del territorio di Taranto".

 

di maio in prefettura a taranto 16

Un equilibrio, chiariscono da via Veneto, "messo già a dura prova in questi decenni e che crea allarmismo e tensione, frutto anche delle dichiarazioni dell'ad di Arcelor Mittal Europa, Geert Van Poelvoorde, sulla presunta chiusura dello stabilimento". Il vicepremier Luigi Di Maio e il suo staff, però, vogliono "trovare una soluzione assieme ad ArcelorMittal - fanno sapere fonti del Mise - visto che, come già detto, l'azienda era stata informata già a febbraio 2019 degli sviluppi circa la possibile revoca dell'immunità penale introdotta nel decreto Crescita". Alla base del provvedimento, infatti, c'è la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Gip di Taranto l'8 febbraio scorso sui diversi provvedimenti (tra cui proprio l'immunità penale) emessi dai governi precedenti per salvare lo stabilimento pugliese.

ilva taranto 6

 

Le parti dovranno incontrarsi per avviare un dialogo. Intanto in campo scende anche l'altro vicepremier, Matteo Salvini, che a 'Porta a porta' (Rai1) rivela che a suo parare l'immunità non doveva essere toccata: "Io l'avrei lasciata, tanto che abbiamo presentato un odg", ma "il ministro Di Maio mi assicura che Ilva non rischia e io mi fido".

 

ilva taranto 4

L'importante è evitare il peggio: "Non possiamo permetterci la chiusura dello stabilimento - ammonisce il segretario della Lega -: sono 11mila posti di lavoro diretti e altrettanti indiretti. Per carità la tutela ambientale, ma gli imprenditori arrivati adesso hanno ereditato una situazione disastrosa e, in nove mesi, non possono sistemarla". Dura anche la reazione delle opposizioni, che colpiscono duramente all'indirizzo dell'esecutivo. Come il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che twitta: "Gestione del caso Ilva, altro crimine di questo governo contro l'Italia". L'estate già calda, rischia di diventare rovente.

 

2 – ILVA, SALVINI: NON POSSIAMO PERMETTERCI LA CHIUSURA

(LaPresse) - Sull'ex Ilva "non ci possiamo permettere la chiusura: sono 11mila posti di lavoro diretti e altrettanti indiretti.

 

luigi di maio in imbarazzo davanti ad alessandro marescotti a taranto 3

Per carità la tutela ambientale, ma gli imprenditori arrivati adesso hanno ereditato una situazione disastrosa e, in nove mesi, non possono sistemarla". Così il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, durante la registrazione della puntata di 'Porta a Porta' che andrà in onda stasera.

 

3 – PERCHÉ ARCELORMITTAL POTREBBE LASCIARE L’ITALIA. E IL DANNO SAREBBE ENORME

Paolo Bricco per www.ilsole24ore.com

 

Questa è la settimana in cui sull’Ilva non può più cambiare niente e in cui, allo stesso tempo, può cambiare tutto. I Cinque Stelle sono stati coerenti con la loro idea della inconciliabilità di salute e lavoro. La Lega non ha avuto la forza per tutelare gli interessi della sua antica base elettorale, il Nord che usa l’acciaio.

 

ilva taranto 5

Dunque, questa settimana una cosa non può più cambiare: lo scudo giuridico per reati compiuti prima dell’arrivo di Arcelor Mittal a Taranto è stato eliminato. Allo stesso tempo, questa settimana può cambiare di tutto. Perché Arcelor Mittal, di fronte alla cancellazione definitiva dello scudo giuridico che è intrinsecamente unito alla possibilità di fare funzionare un impianto tecnicamente sotto sequestro, può scegliere come comportarsi: rimanere esponendo, in caso di problemi, i suoi azionisti e i suoi manager alle valutazioni della magistratura; andarsene giudicando insostenibile il mutamento del quadro giuridico che, a sua volta, ha modificato in misura radicale l’assetto contrattuale. E, a quel punto, succederebbe un’altra cosa: l’eco di una uscita di Arcelor Mittal sarebbe enorme e lederebbe la reputazione del nostro Paese in tema di capacità di respingere - più che attrarre - gli investimenti.

 

di maio in prefettura a taranto 14

Punto primo: l’eliminazione dello scudo giuridico, che garantisce fino al 6 settembre ad Arcelor Mittal la non punibilità, è appunto cosa fatta. Come ha scritto più volte Carmine Fotina , la tecnica parlamentare e i tempi dell’attività legislativa ne impediscono una rimodulazione. A meno che dalla prossima settimana la Lega non compia una scelta dirompente, magari pressata in particolare dagli acciaieri del Nord e in generale dagli imprenditori manifatturieri di tutto il Paese che adoperano l’acciaio di Taranto per realizzare infrastrutture, grandi ponti, componenti per l’automotive industry e per gli elettrodomestici.

 

ilva taranto 2

Questa scelta dirompente consisterebbe nella definizione di un’altra misura che cancelli quella attuale. Il problema è che il dossier Ilva, come dimostra la formazione a testuggine guidata ieri da Luigi Di Maio a Taranto, è per i Cinque Stelle strategica. E, dunque, la costruzione di una maggioranza politica diversa dall’attuale avrebbe esiti tutti da chiarire. Potrebbe essere: se Salvini decidesse di aprire il Governo come una confezione di tonno, l’Ilva sarebbe l’apriscatole giusto.

 

ilva taranto 1

Punto secondo: da questa settimana in avanti, tocca ad Arcelor Mittal muovere. Arcelor Mittal ha detto che non accetterà passivamente questa situazione. Lo può fare: ha in affitto l’Ilva, ne diventerà proprietaria soltanto nel luglio 2021. C'è l’obbligo di acquisto. Ma con l’eliminazione dello scudo è cambiato tutto. I costi sostenuti sono finora minimi: i costi operativi più i 15 milioni di euro di affitto al mese, pagati anticipatamente per sei mesi. La situazione in acciaieria non va bene: secondo più di un osservatore, Arcelor Mittal perderebbe in Italia un milione di euro al giorno. Più di quanto avesse preventivato.

 

ilva taranto 3

Punto terzo: se Arcelor Mittal andasse via, Taranto rischierebbe di diventare come Bagnoli. Non è terrorismo psicologico. In questa situazione occorre essere razionali. E la razionalità insegna che lo Stato italiano è uno stato con la s minuscola. Debole, fragile, umbratile. Ad esso, toccherebbe un’opera di bonifica straordinaria dell’impianto e dell’ambiente circostante. Inoltre, la mano pubblica - non facciamo distinzioni fra Stato e Governo - oltre all’immane problema ambientale, dovrebbe occuparsi di trovare una nuova specializzazione produttiva a Taranto, a lungo capitale industriale del Sud.

ILVA MUORE OPERAIO

 

La diversificazione produttiva di Taranto è un grande classico della politica italiana, buono per tutte le stagioni. I politici di ogni orientamento, anche favorevoli al mantenimento della acciaieria, l’hanno prospettata. Il più convinto fu Renzi. Ma anche Gentiloni ha perseverato. È un meccanismo tipico delle nostre drammatiche crisi nazionali: prendi soldi già stanziati, li impacchetti, gli dai un nome diverso e li destini ad attività plurime. L’attuale Governo ha fatto la stesso.

riva

 

Quarto e ultimo punto: se Arcelor andasse via, sorgerebbe appunto il dubbio sulla capacità dello Stato italiano di bonificare l’acqua, la terra e il mare di Taranto e di migliorare le condizioni di salute di cittadini - italiani - che soffrono l’impatto durissimo di una delle più dure industrie di base del Novecento. Se Arcelor andasse via, con la eliminazione delle condizioni giuridiche precontrattuali di una gara d’asta internazionale, ci sarebbe invece una certezza: nessun investitore internazionale verrebbe più in Italia. Non c’è molto altro da dire.

Ultimi Dagoreport

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...

claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE, CLAUDIA CONTE, CONTINUA A TORTURARE GLI ASCOLTATORI DI RADIO1 CON LA SUA TRASMISSIONE, “LA MEZZ’ORA LEGALE”. IERI, OSPITE AI MICROFONI DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, IN QUOTA FDI, ANTONIO IANNONE, SUL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE - IL PROGRAMMA, DEDICATO ALLA GRANDE PASSIONE DI CLAUDIA (LA “LEGALITÀ”), INCLUDE UNA RUBRICA FISSA DEDICATA ALLA POLIZIA DI STATO, FORZA DELL’ORDINE DI CUI PIANTEDOSI È IL CAPO...

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…