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INCAVOLATI DI BRUXELLES – CONTE CERCA L’AIUTO DEGLI ALTRI CAPI DI GOVERNO SULLA PROCEDURA, MA INTANTO AL TAVOLO DELLE NOMINE NESSUNO LO PRENDE IN CONSIDERAZIONE – LE FOTO DI PEPPINO IN SOLITUDINE CON THERESA MAY, CHE CONTA QUANTO IL DUE DI COPPE, MENTRE MACRON-MERKEL-SANCHEZ SMAZZANO LE CARTE...

THERESA MAY GIUSEPPE CONTE

 

Marco Galluzzo per il “Corriere della Sera”

 

A differenza dei colleghi si muove con un obiettivo che non è in agenda nel vertice, evitare la procedura di infrazione. Ma proprio per questo appare distante dai giochi veri, dice che l' Italia appoggerà chiunque voglia cambiare le regole, ma anche in questo caso la distonia è evidente: mentre la Merkel e Macron e gli altri capi di Stato e di governo discutono di nomi e cognomi, di famiglie europee di appartenenza, di Bce e presidenza di Commissione, a Giuseppe Conte tocca il ruolo marginale di chi suona uno spartito diverso rispetto all' orchestra.

 

Del resto presiede un governo sovranista e populista, e qualcuno azzarda un paragone con la May: l' Italia non è uscita dall' Unione Europea, ma lo stesso Conte sembra a tratti un marziano. In teoria deve discutere di nomine, del futuro commissario italiano, in pratica - anche nel breve incontro con Angela Merkel - chiede benevolenza sulla procedura di infrazione.

 

EMMANUEL MACRON PEDRO SANCHEZ DONALD TUSK ANGELA MERKEL

L' ha già ottenuta a Malta da spagnoli e portoghesi, sembra che anche la Francia sia disposta (visto anche il suo sforamento pluriennale del deficit) a darci una mano, ma è con la Cancelliera che il presidente del Consiglio ha il colloquio più significativo: sul piatto c' è il disco rosso ad una procedura di infrazione da parte del ministro dell' Economia tedesco, che partecipa all' Ecofin. La Merkel non promette niente, ma fa sapere che c' è una disponibilità a darci una mano.

ALEXIS TSIPRAS GIUSEPPE CONTE

 

Disponibilità che si intreccia con quanto scritto da Giuseppe Conte nella sua lettera alla Commissione: non ha nominato esplicitamente Berlino, ma ha additato alla Commissione il corposo surplus di bilancio tedesco, anche questa una violazione delle regole europee, eppure mai nemmeno messa sotto osservazione dalla Commissione. Non che la Merkel abbia paura della denuncia italiana, ma nel colloquio si tocca anche questo tasto, oltre a passare in rassegna la situazione di bilancio italiana.

 

jean claude juncker giuseppe conte 3

C' è anche spazio per un rapido scambio di battute con Juncker, ma è con i capi di Stato e di governo che si fa il vero negoziato, perché saranno i loro ministri economici a votare o meno per un procedura di infrazione, dunque Conte ha bisogno di risalire all' origine del potere: si trattiene un po' più a lungo con Donald Tusk, ma in questo caso principalmente per il portafoglio che potrebbe toccare all' Italia, ritorna a parlare di procedura sia con il premier del Lussemburgo, Xavier Bettel, sia con Alexis Tsipras, che di infrazione sa più di tutti.

DONALD TUSK

 

Non per nulla Conte ha citato anche il caso Grecia nella sua lettera, ricordando i mea culpa espressi anche dalla Commissione Juncker in diversi contesti, e poi cercando soprattutto di allontanare ogni paragone possibile fra Roma ed Atene. Non sarebbero uguali le conseguenze, la potenza dirompente di un' infrazione per debito all' Italia potrebbe avere effetti sistemici, scosse economiche di contagio, insomma qualcosa che nessuno vuole veramente e su cui anche il premier greco può darci una mano.

 

La singolarità della presenza italiana al vertice è anche nell' esame attentissimo alle dichiarazioni che rilascia Moscovici, il commissario europeo per gli Affari economici.

GIUSEPPE CONTE E ANGELA MERKEL

Dice all' Italia che le regole europee sono fatte anche per la crescita, non solo per la stabilità, Conte non è d' accordo, si informa sulle parole esatte del francese, gli risponde a stretto giro.

 

Il vero fatto, e lo dicono i collaboratori di Conte, è che Roma ora teme «un colpo di coda della Commissione», una Commissione in uscita che non fa sconti al governo italiano. La distanza fra il governo di Conte e gli uffici di Jean Claude Juncker è ancora di almeno 3 miliardi di euro e nessuno sa come finirà.

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