ITALIA A SOVRANITA’ LIMITATA - SE AVETE VOGLIA DI ANDARE A VOTARE IL NOBEL PER L’ECONOMIA MICHAEL SPENCE VI TOGLIE OGNI ILLUSIONE: “SE NON TORNA MONTI SIETE NEI GUAI” - ‘’PER USCIRE DAL BARATROALL’ITALIA SERVONO DA TRE A CINQUE ANNI” - ‘’PER FARE PIU’ IN FRETTA OCCORRE CONVINCERE GLI INVESTITORI PRIVATI DANDO GARANZIE DI STABILITÀ POLITICA. DA QUI IL SOSTEGNO A MONTI…”

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Paolo Mastrolilli per "la Stampa"

L' Italia avrà bisogno di un periodo fra tre e cinque anni, per tornare nelle condizioni precedenti alla crisi. L'unico modo per accelerare questo processo è attirare investimenti stranieri, che però hanno bisogno di certezze e stabilità politica. Questa è la ragione per cui la prosecuzione dell'esperienza Monti è ben vista nella comunità finanziaria. «Naturalmente l'Italia è una democrazia, e se qualcuno vincerà in maniera chiara le prossime elezioni, è giusto che governi. A patto però di dare chiari segnali di continuità sui temi della stabilizzazione e delle riforme».

MICHAEL SPENCEMICHAEL SPENCE

Il premio Nobel per l'economia Michael Spence ha seguito questi problemi molto da vicino, perché ha dedicato il suo ultimo libro, «The Next Convergence», alla questione della crescita. Due settimane fa è stato a cena dall'ambasciatore all'Onu Ragaglini, con Monti e l'ex presidente della Fed Volcker, e quindi ha approfondito anche il caso Italia.

Mario MontiMario Monti

Di cosa avete parlato a tavola col premier?
«E' stata una conversazione molto ampia, su tutti i temi più attuali del momento».

Lei ha previsto che i paesi più sviluppati, come l'Italia, non possono sperare in una crescita superiore all'1,5% per i prossimi anni. Perché?
«La stabilizzazione fiscale viene prima, da voi, come da noi negli Usa. Per anni abbiamo vissuto sull'eccesso di domanda aggregata, che negli Usa era generata dai consumi, e in Italia dalle spese statali. Non si può proseguire su questa strada, la stabilizzazione fiscale comporta necessariamente un rallentamento della crescita. Si potrebbe lavorare insieme sul deleveraging e sulle riforme che stimolano la crescita, ma non credo che la gente sia disposta a sopportare insieme entrambe le cose».

MARIO MONTI A NEW YORK jpegMARIO MONTI A NEW YORK jpeg

Come giudica la linea seguita da Monti?
«Sostanzialmente corretta. Anche perché non avete molte opzioni per agire sulla leva degli stimoli, a causa del debito. Oltre all'austerità, il governo ha avviato riforme essenziali come quella del lavoro, che va ampliata, e avete fatto progressi sulle pensioni. In Italia c'è talento: quando avrete messo i conti in ordine, potrete tornare ad investire nelle infrastrutture, la tecnologia, l'istruzione, e la vostra economia ripartirà».

ANGELA MERKELANGELA MERKEL

Un'alternativa sarebbe alzare le tasse, per generare subito le entrate necessarie a finanziare gli investimenti per la crescita.
«Non penso che in Italia ci sia spazio di manovra, su questo terreno. Piuttosto potreste recuperare nuove risorse aumentando l'efficienza della macchina statale e riducendo i costi della politica. Tra Camera e Senato, avete un migliaio di parlamentari: è parecchia gente».

ANGELA MERKELANGELA MERKEL

Con la crescita tra l'1 e l'1,5%, quanto tempo ci servirà per rimetterci in piedi?
«Spero di sbagliarmi, ma prevedo fra tre e cinque anni».

BUNDESBANKBUNDESBANK

Non c'è modo per accelerare?
«Sì, attirando gli investitori privati. Per convincerli, però, bisogna dare garanzie di stabilità politica, e proseguire la stabilizzazione fiscale e le riforme. Da qui il sostegno a Monti».

BUNDESBANKBUNDESBANK

Avremo bisogno degli aiuti della Bce?
«E' una domanda ancora aperta, ma il solo fatto che la Bce abbia dato la sua disponibilità ad intervenire ha giovato».

Pensa che l'euro sopravviverà?
«Non sono sicuro di come finirà la Grecia, ma credo che l'eurozona continuerà ad esistere. Lo dico sulla base delle mosse fatte dalla Bce e le riforme intraprese in Italia e Spagna. Anche la leadership tedesca mi pare determinata ad evitare il tracollo, ora che gli altri paesi si sono impegnati a fare la propria parte. Tra la cancelliera Merkel e il presidente della Bundesbank Weidmann ha ragione la prima, e sta prevalendo».

 

 

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