antonio spadaro mario draghi carlo bonomi

ITALIANI, UN POPOLO DI SANTI, NAVIGATORI E… VOLTAGABBANA! - DAI VESCOVI AGLI IMPRENDITORI, È PARTITA LA GARA DEI FAN DI CONTE A CONVERTIRSI AL DRAGHISMO – AD ESEMPIO PADRE SPADARO, CHE PER MESI SI È SPUPAZZATO CONTE DIFENDENDOLO A SPADA TRATTA SALVO POI ABBANDONARLO PER IL “GESUITA” MARIO – POI C’È BONOMI, CHE IN TRE GIORNI È PASSATO DAL LODARE GUALTIERI COME ESEMPIO DI “STABILITÀ” E POI SALIRE SUL CARRO DELL’EX PRESIDENTE DELLA BCE…

Mario Giordano per “La Verità”

 

mario giordano

Noi tutti mai paghi gridiam viva Draghi. C'era una volta l'uomo con il loden, ora c'è l'uomo con la «panda tra vigne e campi di zafferano», il bambino prodigio che a scuola compiva già i miracoli, non faceva mai la spia, era un asso in matematica e probabilmente mormorava il suo primo «whatever it takes» per salvare dal fallimento il bar dell'oratorio.

 

MARIO DRAGHI BY CARLI

Una specie di san Domenico Savio, però più devoto, capace di trasformare in oro le merendine dei suoi compagni, per poi fermarsi alla chiesa preferita, inspiegabilmente ancora intitolata a Gesù anziché a superMario. In sintesi «l'esatto opposto del contismo», come dicono tutti coloro che fino a ieri inneggiavano al contismo.

ANTONIO SPADARO ABBRACCIA PAPA FRANCESCO

 

E oggi, come in ogni perfetto 8 settembre italiano, sono già convertiti al draghismo. Giornali, commentatori, Cei, Confindustria. Lo spettacolo è meraviglioso. Prendete padre Antonio Spadaro, uno degli uomini più vicini a Papa Francesco, gesuita direttore della Civiltà Cattolica. Per mesi e mesi si è spupazzato Conte come se fosse il suo miglior amico, se lo è portato in giro alle presentazioni dei libri, lasciando filtrare l'idea di farne il leader del partito dei cattolici, lo ha difeso a spada tratta quando il premier ha impedito per decreto le celebrazioni liturgiche e quando con un dpcm ha cancellato la tradizionale messa di mezzanotte di Natale.

 

PAPA BERGOGLIO E GIUSEPPE CONTE

Poi Conte è uscito da Palazzo Chigi. E padre Spadaro ha prontamente commentato: «Draghi garanzia di solidità», speriamo che «finalmente possa rispondere ai cittadini» e che «la democrazia trovi una sua normalità di esprimersi». Lasciando intendere, insomma, che fino a ieri, con Conte, non c'erano garanzie di solidità, non si rispondeva ai cittadini e la democrazia non si poteva esprimere. Peccato solo che padre Spadaro non se ne sia accorto un po' prima. Altrimenti glielo poteva dire direttamente, mentre se lo coccolava all'ombra del Vaticano.

CARLO BONOMI DALLA ANNUNZIATA LODA GUALTIERI

 

In effetti: fa un po' effetto vedere i vertici della Chiesa affannati nello sbarazzarsi della divisa grillo-contista per indossare in tutta fretta quella vincente dell'euro-draghismo. Sembrano Alberto Sordi in «Tutti a casa». Per esempio la Sir, l'agenzia della Cei, oggi fa un tifo spudorato per superMario, «motivo di fiducia», «figura di alto profilo», dotato di «autorevolezza internazionale».

 

giuseppe conte carlo bonomi

 Eppure dev' essere la stessa Sir che il 7 aprile scorso celebrava i «750 miliardi» (sic) del Cura Italia di Conte con atti di fede e parole di pia devozione: il decreto non era nemmeno ancora stato scritto, ma già l'agenzia dei vescovi sentenziava «è innegabile che l'operazione sia di portata straordinaria» e «sono numeri per i quali è difficile trovare confronti storici». Si è visto.

 

Eppure la stessa Sir ancora il 13 gennaio difendeva il governo Conte, attaccando chi aveva aperto la crisi e ispirando i titoli dei quotidiani sedicenti cattolici benedicenti la ricerca dei responsabili. Ora si scopre che non ci credevano nemmeno loro. Non potevano dircelo prima? Non potevano dirci prima che il vero «motivo di fiducia» non erano né i 750 miliardi (per altro inesistenti) del Cura Italia né la ricerca dei responsabili ma solo e soltanto l'ex presidente della Bce, «figura di alto profilo» e dotato di «autorevolezza internazionale»?

MARIO DRAGHI MARIO MONTI

 

Noi tutti mai paghi gridiam viva Draghi. La corsa sul carro del vincitore non è certo una novità, ma forse non è mai stata così smaccata. E frettolosa. E totale. Dai vescovi cattolici ai cardinali dell'imprenditoria, il passo è breve. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ci fa sapere attraverso un'intervista alla Stampa che Draghi «ha le qualità che auspicavo in un politico», che è «una persona seria, autorevole ed efficace», che è (ovviamente) un «patrimonio del Paese» (nota bene: urge cambiare copywriter per ridurre il tasso di banalità) e che lui «ammirava Draghi da tempi non sospetti».

MARY DRAGHI POPPINS

 

 Probabilmente, infatti, lo ammirava già quattro giorni prima, domenica scorsa, quando è andato in Tv da Lucia Annunziata. Soltanto che anziché Mario Draghi gli è venuto da dire Roberto Gualtieri, chissà perché. E ha aggiunto: «Abbiamo bisogno di stabilità». Ed è meraviglioso scoprire che fino a domenica, cioè quando dominava l'ipotesi di un Conte Ter, per il presidente di Confindustria avevamo bisogno di Gualtieri e di stabilità, mentre oggi abbiamo bisogno di Draghi. A volte le idee cambiano in fretta, però, ecco va detto che lui Draghi «lo ammirava da tempi non sospetti», anche se fino all'altro ieri preferiva elogiare il ministro in carica per non farsi scoprire.

 

GIUSEPPE CONTE ROCCO CASALINO E IL TAVOLINO MEME

 E la terza gamba dell'establishment, cioè i giornaloni? Ovviamente non sono da meno. Stamattina il Corriere della Sera ci faceva sapere tramite editoriale di Mario Monti che «a tutti conviene aiutare» Draghi. Ed è un po' strano perché qualche giorno fa Urbano Cairo, parlando alla radio, aveva detto che a tutti conveniva aiutare Conte a fare un nuovo governo («Fa bene a cercare responsabili», le sue parole testuali).

 

GIUSEPPE CONTE VENDITORE DI CALDARROSTE

Ora, capisco che quello di Monti potrebbe anche essere considerato come il bacio della morte, ma è indiscutibile che le pagine uscite in queste ore da via Solferino grondano di elegia nei confronti dell'ex presidente Bce, l'uomo che viaggia in Panda, che va al supermercato, che è sposato da 48 anni con la moglie Serena (un nome che è già un programma per il Paese) con la quale a volte va persino a Milano «per abbracciare le nipotine» (dev' essere un altro miracolo come il salvataggio dell'euro).

 

GIUSEPPE CONTE E ROCCO CASALINO - MEME

E poi naturalmente i compagni di liceo, lo sport (era un campione ovviamente «a calcio e a pallacanestro» e chissà cos' altro ancora), e persino «i capelli pettinati con la riga come adesso». E la domanda è: perché, avendo a disposizione tutto questo bendiddio, riga nei capelli compresa, fino a ieri dovevamo andare a caccia di responsabili per salvare il Conte Ter?Fra l'altro nell'euforia della svolta si rischia di essere anche un po' ingenerosi.

 

meme di draghi col libro di casalino

Prendete il portavoce del premier, il celebre Rocco Casalino. Ieri è stato sbeffeggiato, sempre sul Corriere, da un articolo feroce che ha tirato fuori tutte le sue pecche. Rocco e le sue gaffe, Rocco e le sue pretese («aveva un ufficio con le dimensioni di un campo di calcio»), Rocco lui e i suoi vestiti che appaiono improvvisamente stretti «da buttafuori di discoteca brianzola», Rocco e la sua isteria, Rocco che mente sui master, «permaloso e un po' mitomane», Rocco che odia il suo passato e che è «troppo disinvolto» nell'usare il cellulare. «Glielo dicevano: ma niente», chiosa velenoso l'autore dell'articolo.

 

meme casalino draghi

Il quale forse gliel'avrà dette davvero tutte quelle cose a Rocco, prima di ieri. Ma solo in privato. Perché in pubblico noi leggevamo sul Corriere altre cose. Leggevamo che Rocco Casalino era «il grande regista di tutte le operazioni» del governo.

 

CONTE CASALINO

 Che sedeva «biblicamente alla destra del padre». Che «come Hitchcock metteva il suo cameo nei film del premier». Che era «così bravo da essere portavoce più famoso della voce». Leggevamo così, fino a ieri. Forse perché Rocco Casalino era potente e passava le veline e dunque andava incensato. Ora che fa gli scatoloni, invece il Corriere gli intima bruscamente «esci da quell'ufficio» e scopre all'improvviso che è «mitomane» e che gli si sono pure ristretti i vestiti. Così va il mondo, si capisce. Noi tutti mai paghi, gridiam viva Draghi. Ma che schifo.

mattarella dracarysmeme mario draghidrago draghidragonite riceve il campanello da conteivan draghimattarella chiama draghimandraghidraghi rousseaucesare battisti e mario draghiceres draghiconte casalino

Ultimi Dagoreport

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

matteo salvini giorgia meloni autotrasportatori

QUANDO NON SANNO CHE FARE, A DESTRA LA BUTTANO IN CACIARA – IL GOVERNO HA SCELTO DI ATTACCARE GLI AUTOTRASPORTATORI CHE PROTESTANO AL SUD EVOCANDO LE INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, CON IL SOLITO TIC DI PREGIUDIZIO ANTI-MERIDIONALE - UNA PARABOLA RIDICOLA PER GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI, DUE PROFESSIONISTI DELLA PROTESTA, QUANDO ERANO ALL’OPPOSIZIONE. DUE PROTAGONISTI POLITICI CHE HANNO FATTO DELLA PROPAGANDA URLATALA LORO CIFRA POLITICA E DI COMUNICAZIONE, FINO A QUANDO SI SONO RITROVATI AL GOVERNO – LA DUCETTA AVREBBE FATTO MEGLIO AD ANDARE AL VOTO SUBITO: I NODI STANNO VENENDO AL PETTINE E SARÀ UN AUTUNNO DI FUOCO

meloni piantedosi crosetto militari droni

FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI PENSARE A VANNACCIZZARSI E DI MILITARIZZARE LE STRADE DI MILANO CON 500-SOLDATI-500, TIPO STATO SUDAMERICANO, PERCHE' I CAPOCCIONI DI PALAZZO CHIGI NON PROVVEDONO A COPRIRE IL GRAVE DEFICIT DI ORGANICO NELLE FORZE DELL'ORDINE E ASSUMONO I 30MILA AGENTI CHE MANCANO ALL'APPELLO? - E POI, UNA MODESTA PROPOSTA: PERCHE' NON UTILIZZARE I DRONI, GIA' NELLA DISPONIBILITA' DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER MONITORARE LE CITTA' E CONTROLLARE L'ORDINE PUBBLICO? - INFINE, C'E' L'EXTREMA RATIO: DISCONNETTERE NELLA ZONA DELLA GUERRIGLIA I CELLULARI...

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?