armin laschet e olaf scholz

LASCHET IL TEMPO CHE TROVA - INUTILI TENTATIVI DEL LEADER DELLA CDU DI FORMARE UN GOVERNO IN GERMANIA: È ARRIVATA ANCHE LA PIETRA TOMBALE DEI BAVARESI DELLA CSU, CHE HANNO DETTO CHIARAMENTE CHE "TOCCA A SCHOLZ" - IL CAPO SPD QUINDI ACCELERA E I LIBERALI TENDONO LA MANO - MA DOPO IL VOTO, LA TENTAZIONE FORTE DEI TEDESCHI È QUELLA DI DIVENTARE "LA SVIZZERA DEL MONDO": E CIOÈ RESTARE FUORI DA TUTTA QUESTA PERICOLOSA INSTABILITÀ GLOBALE...

1 - I BAVARESI DELLA CSU GELANO LASCHET: «TOCCA A SCHOLZ FORMARE IL GOVERNO»

Elena Tebano per il "Corriere della sera"

 

angela merkel armin laschet

È un brusco richiamo alla realtà quello che è arrivato ieri ad Armin Laschet dal suo partito, l'Unione, nel giorno in cui si sono riuniti per la prima volta i nuovi gruppi parlamentari eletti domenica.

 

Ha iniziato Markus Söder, il leader della Csu (il partito bavarese federato con la Cdu). E ha messo una pietra tombale sui tentativi di Laschet di avviare trattative per un governo parallele a quelle dei socialdemocratici.

 

armin laschet e angela merkel 6

«È importante rispettare il risultato delle elezioni. Mi congratulo con Olaf Scholz», ha detto in conferenza stampa. «Ha lui le migliori chance di diventare cancelliere. Questo va accettato, anche interiormente. Fare le congratulazioni a chi ha avuto più voti è una questione di stile», ha aggiunto, con una frecciata a Laschet, che anche ieri si è rifiutato di darsi per vinto insistendo a proporre una coalizione Giamaica (Cdu/Csu, Verdi, liberali).

 

angela merkel marcus soder

Söder gli ha ricordato che non è solo «una questione di aritmetica»: l'Unione, che è stata al potere negli ultimi 16 anni con Angela Merkel, ora non ha nessuna «legittimazione morale a cercare un governo».

 

markus soder 3

Parole definitive. E che rimettono al centro della scena il leader bavarese, dopo che ad aprile la Cdu gli aveva preferito proprio Laschet come candidato cancelliere. L'esito «catastrofico» della sua campagna elettorale («Non siamo più una Volkspartei, un partito di massa», ha constatato l'ex ministro della Cdu Norbert Röttgen) lo ha reso adesso più forte.

 

markus soder beve birra

Anche perché la Csu, grazie ai molti mandati diretti vinti, ha solo un seggio in meno rispetto alla precedente legislatura contro i 49 persi dalla Cdu di Laschet, e ha acquistato peso in parlamento.

 

Le critiche più feroci al leader però sono venute alla riunione dei parlamentari per eleggere il capogruppo della Cdu, che si è tenuta in serata. «Viviamo in due mondi: uno parla di mandati di governo, la base parla del risultato elettorale peggiore della storia», gli ha detto la vicecapogruppo Gitta Connemann. «Chi si assumerà la responsabilità e quando?», ha aggiunto alludendo alla necessità che Laschet si dimetta.

 

olaf scholz

È l'inizio della resa dei conti. Il partito però per il momento ha cercato un «compromesso»: Ralph Brinkhaus è stato rieletto per altri sei mesi capogruppo della Cdu, il ruolo più importante se il partito andrà all'opposizione. In questo modo la lotta di potere è rimandata e a Laschet rimane la possibilità di provare a formare la coalizione Giamaica se i socialdemocratici non riusciranno a trovare una loro maggioranza.

 

La Spd però prova ad accelerare: il leader Olaf Scholz ieri ha chiesto a Verdi e liberali (che stanno portando avanti trattative autonome e si vedranno ufficialmente per la prima volta oggi) di incontrarsi già questa settimana e iniziare a discutere della coalizione «semaforo».

 

olaf scholz alle urne

Una mano tesa gli è arrivata dal vicepresidente della Fdp, Wolfgang Kubicki: l'ipotesi Giamaica «si sta sbriciolando di ora in ora», ha detto in tv. «Se non si ha più un interlocutore sensato, un uomo forte o una donna forte, con chi si potrebbe trattare e su cosa?», ha aggiunto.

 

«Ho il sospetto che Armin Laschet non sopravviverà a questa settimana», ha predetto poi. Finora i liberali avevano sempre dichiarato di preferire un'alleanza con l'Unione, con cui hanno maggiore «vicinanza politica».

 

olaf scholz

I Verdi, che non hanno mai nascosto di preferire un governo con la Spd, si riuniranno sabato nel Consiglio dei Länder, il tradizionale mini-congresso post elettorale del partito. Intanto il co-leader Robert Habeck ha risposto alle indiscrezioni che lo vogliono come eventuale vicecancelliere al posto di Annalena Baerbock e ha fatto sapere che nessuna decisione è stata presa. Non è un sì, ma neppure un no.

 

2 - LA TENTAZIONE TEDESCA (ED EUROPEA): DIVENTARE LA SVIZZERA DEL MONDO

Federico Fubini per il "Corriere della Sera"

 

Le elezioni tedesche sono arrivate al termine di un'estate che ci ha messo di fronte ad alcune realtà di solito ignorate o rimosse da noi europei: le rivalità geopolitiche, gli assestamenti tellurici nella seconda economia del pianeta di cui il crac di Evergrande è solo un sintomo.

 

scholz laschet baerbock

E i segni che il mondo sta entrando in una guerra fredda fra Stati Uniti e Cina, nella quale ci viene chiesto di schierarci o almeno di avere un ruolo nell'assicurare la nostra stessa sicurezza. Se queste sono le sfide, che messaggio esce dal voto in Germania?

 

Ovviamente nel programma della Spd figurano una politica estera e un esercito comune europei. A Berlino e nelle altre capitali i leader ripetono gli stessi mantra sulla «sovranità» geopolitica o tecnologica perduta e sui passi da muovere per recuperarla.

 

scholz - baerbock - laschet

C'è però una domanda che i politici non sembrano porsi: e se noi non volessimo? Se la società tedesca e quella dei principali Paesi europei in realtà avesse come modello la Svizzera? La conosciamo, la Svizzera: una democrazia solida, aperta, dinamica. E irrilevante. Gode dei benefici della globalizzazione senza essere coinvolta negli affari del mondo.

 

E se i tedeschi volessero diventare sulla scena internazionale, con tutti noi, ciò che la Svizzera è per l'Europa? In fondo domenica gli elettori hanno scelto in massa la Spd e la Cdu, che governano da 10 anni fondamentalmente su questa linea. La stessa avversione al Recovery e a un bilancio comune dell'area euro da parte di Christian Lindner, probabile futuro ministro delle Finanze di Berlino, non nasce solo dalla diffidenza verso l'Italia.

 

armin laschet dibattito tv

Riflette l'idea che l'Europa non abbia bisogno di crescere sul piano politico. Può restare com' è, a metà del guado. I segni di quest' assenza di ambizione del resto non sono solo in Germania, perché anche a noi italiani, francesi, spagnoli, olandesi, manca quella che un tempo si sarebbe definita la volontà di potenza. Non siamo disposti a sobbarcarci i costi di una reale autonomia e della capacità di proiettare la nostra influenza nel mondo.

 

Crediamo ancora di poter scegliere, e abbiamo scelto di non pagare il prezzo insito nel cercare di essere una grande potenza. È qualcosa che va persino oltre il metodico rifiuto delle democrazie europee di sostenere una spesa militare sufficiente.

 

OLAF SCHOLZ ANGELA MERKEL

In un recente sondaggio dello Ecfr, due terzi degli europei dicono che è in corso una guerra fredda fra la Cina e gli Stati Uniti; un terzo ritiene che sia in corso anche fra la Cina e l'Unione Europea; ma solo il 15% riconosce i segni una guerra fredda fra il proprio Paese e la Cina (per l'Italia anche meno, l'11%).

 

Pensiamo che sì, c'è una pericolosa instabilità globale; ma per favore teneteci fuori. È straordinario per esempio il nottambulismo con il quale seguiamo il dissesto di Evergrande, evitando di chiederci quale possa esserne il significato per noi. In cerca di un potere a vita, Xi Jinping sta tagliando le unghie a un capitalismo che aveva accumulato troppo potere e generato diseguaglianze destabilizzanti.

 

angela merkel e olaf scholz,

Evergrande è caduta dopo i limiti posti al debito delle società immobiliari, quindi la stretta del regime si è estesa ai giganti digitali, a quelli del Fintech e dell'istruzione. Altri settori seguiranno, con esiti oggi imprevedibili. Tutto questo ci riguarda perché durante la pandemia la Cina è diventata il Paese con cui la Ue commercia di più, grazie a un aumento verticale delle nostre esportazioni.

 

Decine di milioni di posti di lavoro in Europa oggi pendono dalle labbra di Xi Jinping in un modo che neanche capiamo. Sono legati all'esito di lotte di potere nel partito comunista di Pechino che per noi è una scatola nera. E se vincesse la fazione che vuole reprimere di più i ricchi e i loro consumi?

 

angela merkel e ursula von der leyen

Non sarebbe un problema, se noi europei non avessimo appunto una mentalità elvetica. Invece ci comportiamo come un piccolo Paese che dipende dai suoi clienti esteri, avendo in proporzione un livello di consumi interni risibile rispetto alla Cina o agli Stati Uniti. Lo stesso pensare in piccolo si nota nella corsa alle tecnologie.

 

In nome della «sovranità» ora l'Europa ha deciso di investire decine di miliardi nei microchip, sui quali abbiamo già un ritardo incolmabile sugli Stati Uniti o sull'Asia: ma quando noi saremo dove sono loro oggi, loro saranno di nuovo più avanti.

 

ROBERTO GUALTIERI OLAF SCHOLZ

Non abbiamo invece la stessa determinazione nei settori meno esplorati, che i nostri concorrenti globali non presidiano già. Il «quantum computing» trasformerà la potenza di calcolo e la sicurezza delle reti, l'intelligenza artificiale promette una rivoluzione nei servizi sanitari.

 

Su questi territori del futuro l'Europa potrebbe lanciarsi per essere leader nel mondo, ma non ci stiamo provando. Proprio perché non sono già note, non vogliamo esplorare queste frontiere. In fondo, preferiamo il piccolo mondo antico di ieri illudendoci che magari ce la caviamo.

 

olaf scholz 1

La pandemia non sembra averci insegnato che le considerazioni di carattere strategico possono decidere, letteralmente, delle nostre vite. Vorremmo essere piccoli, elvetici. Invece nel mondo che si prepara ricordiamo un elefante che cerca di sfuggire ai bracconieri nascondendosi dietro un albero.

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