joe biden jimmy carter

“C'È UN ALTRO INCUBO CHE BIDEN DEVE EVITARE: LA PRESA DI OSTAGGI AMERICANI, A KABUL COME A TEHERAN NEL 1979” - L’ANALISI DI FEDERICO RAMPINI: “IL DISASTRO D'IMMAGINE SAREBBE BEN PIÙ GRAVE, L'OPINIONE PUBBLICA AMERICANA (CHE FINO A IERI APPOGGIAVA IL RITIRO CON MARGINI DAL 60% AL 70%) SI RIVOLTEREBBE CONTRO DI LUI, FACENDO DI BIDEN UN NOVELLO JIMMY CARTER, IL PRESIDENTE DEMOCRATICO LA CUI PARABOLA POLITICA FU DISTRUTTA DALLA VICENDA DEGLI OSTAGGI IN IRAN”

federico rampini foto di bacco (1)

Federico Rampini per “la Repubblica”

 

«La più lunga delle guerre americane finisce, non cambio decisione, non passerò questa guerra a un quinto presidente: quante altre vite dovrei sacrificare? Non ripeterò gli errori del passato. I diritti umani non possono essere difesi con impegni militari senza fine». Joe Biden parla alla nazione mentre i suoi soldati tentano di "estrarre" dall'Afghanistan diplomatici, civili, profughi. Il presidente ammette che sono «scene dolorose, ma dopo vent' anni non c'è mai un momento buono per ritirarsi».

 

il discorso di joe biden dopo la caduta di kabul

Punta il dito sulle responsabilità degli afghani: «I loro leader politici sono scappati, le loro forze armate sono crollate. I soldati americani non devono morire in una guerra che gli afghani non vogliono combattere per il proprio Paese. E se non sanno resistere contro i talebani oggi, non c'è ragione perché lo facciano tra un anno o cinque anni». Assediato da un coro di critiche spesso feroci, in America e in tutto il mondo, Biden rievoca gli sbagli dei suoi predecessori, «la missione anti-terrorismo era conclusa dieci anni fa».

 

la previsione sbagliata di biden sull afghanistan

Ora per limitare i danni deve vincere una corsa contro il cronometro: l'evacuazione in tempi record di 20mila cittadini americani, più altre migliaia fra cittadini dei Paesi alleati (Nato) e collaboratori afghani muniti di visto o ai quali è stata promessa la salvezza. Le immagini degli elicotteri in fuga da Saigon nel 1975 sono già logore, superate dal caos di ieri all'aeroporto di Kabul.

 

joe biden con jimmy carter nel 1978

C'è un altro incubo che Biden deve evitare: la presa di ostaggi americani, a Kabul come a Teheran nel 1979 all'inizio della rivoluzione islamista ispirata dall'ayatollah Khomeini. Il disastro d'immagine sarebbe ben più grave, l'opinione pubblica americana (che fino a ieri appoggiava il ritiro con margini dal 60% al 70%) si rivolterebbe contro di lui, facendo di Biden un novello Jimmy Carter, il presidente democratico la cui parabola politica fu distrutta dalla vicenda degli ostaggi in Iran. Per questo i diplomatici da ieri sera sono già tutti asserragliati dentro l'aeroporto, secondo la versione di Biden.

 

elicottero usa a kabul per l evacuazione dell ambasciata

Di fronte alla conquista di Kabul da parte dei talebani, la Casa Bianca e il Pentagono si erano dati un tempo strettissimo: 72 ore per evacuare l'aeroporto e portare in salvo tutti gli "aventi diritto". Ma il caos di ieri ha già rovinato quel piano. La massa di afghani che sono accorsi all'aeroporto, la ressa mortale, la presenza di uomini armati che ha costretto i soldati Usa ad aprire il fuoco: lo scenario di pericolosa anarchia ha costretto a chiudere per molte ore l'aeroporto di Kabul. L'aumento a 6.000 uomini del dispositivo militare richiamato in Afghanistan, dice Biden, «serve a garantire la sicurezza dell'aeroporto, ma è una missione non priva di rischi».

 

JIMMY CARTER

Gli ultimi 3.000 soldati dovrebbero arrivare in queste ore. L'operazione-salvataggio ha un nome in codice, il termine tecnico è "noncombatant evacuation operation", sigla Neo, cioè evacuazione di civili: è un termine maledetto, che negli annali del Pentagono viene associato a eventi funesti, ritirate precipitose, disfatte. È di questa sigla che Casa Bian ca e Pentagono si occupano. In Afghanistan risiedono tuttora circa ventimila civili americani, tra cui i 4.000 addetti all'ambasciata di Kabul, una delle sedi diplomatiche più grandi del mondo.

 

ostaggio americano portato fuori dall'ambasciata usa a teheran

Di qui l'incubo-Teheran: se i talebani riuscissero a prendere degli ostaggi, a usarli come merce di scambio, o peggio ancora a procedere con macabre esecuzioni, l'uscita dall'Afghanistan acquisterebbe di colpo un significato diverso per l'intera popolazione americana. Si è già vista la colonna di fumo dall'ambasciata, provocata da falò di documenti e archivi segreti, bruciati in fretta dai diplomatici prima che possano cadere in mano i talebani. Poi ci sono tutti gli amici a cui è stata promessa salvezza: altri diecimila fra cittadini dei Paesi Nato e afghani.

 

ostaggi americani in iran

Biden lancia un duro avvertimento ai talebani perché rispettino gli accordi di Doha presi con i loro capi: una promessa di consentire l'evacuazione ordinata e senza vittime. «Se ci attaccano la nostra risposta sarà devastante». Ma il numero di afghani che tentano di ottenere il "volo verso la salvezza" complica tutto. Il segretario di Stato, Antony Blinken, è costretto a una triangolazione con i governi di Pechino e Mosca per chiedere garanzie sul comportamento dei talebani.

ostaggi americani in iran ostaggi americani in iran gli ostaggi liberati dall iran khomeinista

Ultimi Dagoreport

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno genocidio chiamato

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")