giorgetti borghi

“C'È ANCORA CHI CREDE A BORGHI?” - GIORGETTI PARLA GIÀ DA COMMISSARIO EUROPEO PER SMONTARE I MINI-BOT (INIZIA L’AGGIUSTAMENTO CON L’UE ANCHE PER CONTO DI SALVINI? O SI SPACCA PURE LA LEGA?): “SE SI POTESSERO FARE, LI FAREBBERO TUTTI” - LA REPLICA DI BORGHI: “DRAGHI HA DETTO CHE I MINI-BOT O SONO NUOVA MONETA (ILLEGALE) O SONO NUOVO DEBITO (QUINDI FUORI DAI PARAMETRI DI MAASTRICHT). NO, SI TRATTA DI IMPEGNI CHE LO STATO DEVE GIÀ OGGI ONORARE. L'UNICA ALTERNATIVA È NON PAGARE I DEBITI...”

1 - «C'È ANCORA CHI CREDE A BORGHI?» GIORGETTI BOCCIA I MINI-BOT

Tommaso Labate per il “Corriere della sera”

 

giancarlo giorgetti 3

«C' è ancora chi crede a Borghi?». Ecco, l'incipit sembrerebbe quello di un fendente griffato Alessandro Di Battista. O una delle tante puntualizzazioni di Giovanni Tria, da tempo bersaglio mobile dell' ala euroscettica della Lega capitanata, appunto, da Claudio Borghi. Oppure una presa di posizione di Luigi Di Maio o magari di Giuseppe Conte. E invece stavolta, a perdere la pazienza contro il visibilissimo presidente della Commissione Bilancio della Camera è Giancarlo Giorgetti in persona. Che sposta lo scontro interno alla Lega sulla durata della maggioranza gialloverde dal «dietro le quinte» al centro della scena.

CLAUDIO BORGHI CON UN MINIBOT A UN GIORNO DA PECORA

 

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, da settimane alla testa della fazione leghista che preme per sciogliere immediatamente tanto il contratto di governo quanto l'esecutivo stesso, si scaglia contro i mini-Bot, lo strumento che l' ala euroscettica vorrebbe mettere in campo per pagare i debiti della pubblica amministrazione. «Ma vi sembrano verosimili i mini-Bot?», risponde ai cronisti a Losanna, a margine delle prove generali della candidatura Milano-Cortina alle Olimpiadi invernali del 2026. «Se si potessero fare, li farebbero tutti».

 

Lo stesso cortocircuito che spesso manda il tilt il cervellone dei Cinquestelle, tornato alle prese con il duello tra Di Maio e Di Battista, stavolta intacca la precisione scientifica della macchina leghista. Quella che sembra la classica boutade di inizio estate si rivela, col passare dei minuti, il possibile innesco di una bomba politica a orologeria. La dichiarazione di Giorgetti arriva a metà pomeriggio.

 

giancarlo giorgetti 2

Pochi minuti dopo, tra i frontman dell'euroscetticismo leghista resi celebri da quelle stesse presenze televisive che Giorgetti adesso evita come la peste, c'è già chi schiuma rabbia per la sua uscita. Solo qualche settimana fa, Giorgetti sarebbe stato un «intoccabile». Adesso, invece, nel pacchetto di mischia che difende lo strumento dei mini-Bot c'è chi maliziosamente lega la stroncatura alla voglia di accreditarsi in Europa come possibile commissario.

 

A onor del vero, non Borghi in persona. Che invece, colto quasi alla sprovvista, prova a cavarsela con sportività. «Dei mini-Bot ho parlato mille volte sia con Salvini che con Giorgetti. La linea è "mini-Bot sì"», scandisce. Tempo qualche secondo e il presidente della Commissione Bilancio della Camera scova in Rete la dichiarazione con cui Giorgetti, due settimane fa, apriva allo strumento. E la inoltra via messaggio.

 

CLAUDIO BORGHI CON UN FACSIMILE DI UN MINI BOT

Angelo Maria Rinaldi viene investito dalla polemica mentre prepara le «valigie grosse» per il trasferimento a Bruxelles. «Qualcuno ha una bacchetta magica per trovare 53 miliardi di euro? Bene, allora sono favorevole anche io alla bacchetta magica. Ma se questa bacchetta magica non c' è, e non ci sono altri strumenti, allora ci servono i mini-Bot.

Ne ho parlato tantissime volte con Salvini, la linea è quella», scandice l'eurodeputato.

 

Già, Salvini. Dal modo in cui i big dell'euroscetticismo leghista lo chiamano sul banco dei testimoni sembra proprio che il vicepremier stia dalla loro parte. Poi può anche darsi che, tempo ventiquattr'ore, la polemica sia chiusa. Ma l' ala antigovernista della Lega che preme per un ritorno alle urne insieme al resto del centrodestra, con Giorgetti, ha battuto ieri un altro colpo. E l'ha battuto forte. E i Cinque Stelle dicono: la Lega ha voluto i mini-Bot nel contratto, retromarcia sorprendente.

 

minibot borghi meme

2 - BORGHI «NO, IL PROGETTO È VALIDO E MATTEO È D' ACCORDO»

Cesare Zappieri per il “Corriere della sera”

 

«Giorgetti è lì che aspetta una cosa importante come le Olimpiadi e gli rompono le scatole con i mini-Bot. È ovvio che poi uno sbotta».

 

Ma Giorgetti l'ha tirata in ballo chiedendo se «c'è ancora chi crede a Borghi».

«Era una battuta - spiega Claudio Borghi, il «padre» dei mini-Bot -. Mi ha poi telefonato per dirmi che il suo era solo uno scherzo».

 

Nessun dietrofront?

MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA

«Certo che no. Il fatto stesso che tutti ne parlino dimostra il potenziale dell' idea lanciata».

 

E i dubbi di Mario Draghi?

«Va interpretato bene: il presidente della Bce ha detto che i mini-Bot o sono nuova moneta (illegale) o sono nuovo debito (quindi fuori dai parametri di Maastricht). Io lo correggo dicendo che non si tratta affatto di nuovo debito ma di impegni che lo Stato deve già oggi onorare. L'unica alternativa è non pagare i debiti».

 

Lei non si dà per vinto.

«Resto dell' idea che questo sia l'unico modo per rispettare gli impegni con gli italiani rimanendo dentro regole che non ci piacciono. Con i mini-Bot possiamo smobilitare una parte dei 15 miliardi di crediti oggi bloccati. Ha presente che contributo darebbe alla nostra economia?».

 

Anche Confindustria è contraria.

MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA

«Perché non hanno capito, non sanno bene di che cosa stiamo parlando. A luglio con Salvini convocheremo tutte le categorie economiche e spiegheremo i nostri progetti su tanti punti. E tra questi, ci saranno anche i mini-Bot. Faremo capire a tutti che non si tratta d'altro che di crediti d'imposta trasferibili (se proprio vogliamo cambiare il nome). Penso che in tanti si ricrederanno».

 

Non è che Salvini nel frattempo, per trovare un'intesa con l'Europa, si rimangia tutto?

«Lo escludo. Non ci sono le condizioni per cambiare idea. Salvini lo sento spesso e finora non mi ha mai espresso dubbi o desideri di venire meno a uno dei nostri cavalli di battaglia».

Ultimi Dagoreport

rocco eleonora andreatta fabrizio corona

FLASH! – COME SI CAMBIA, PER FATTURARE! - ELEONORA "TINNY" ANDREATTA, FIGLIA DEL DEMOCRISTIANO BENIAMINO, ERA CONSIDERATA UNA BIGOTTONA D’ALTRI TEMPI QUANDO ERA IN RAI - ALL'EPOCA, DA DIRETTRICE DI RAI FICTION, PROMUOVEVA SOLO SCENEGGIATI SU PRETI, SUORE E FORZE DELL'ORDINE, PER NON TURBARE IL SONNO DEGLI ANZIANI TELESPETTATORI - UNA VOLTA PASSATA A NETFLIX, HA ROTTO GLI INDUGI: È DIVENTATA AUDACE! SOLO SESSO, DROGA E STORIE “MALEDETTE”, COME LE SERIE SU ROCCO SIFFREDI, I FESTINI DI “TERRAZZA SENTIMENTO” E ORA IL DOCUMENTARIO SUL PREGIUDICATO FABRIZIO CORONA...

luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone mps mediobanca

FLASH! - E SE SU MPS STESSE ANDANDO IN SCENA UN BEL TEATRINO? NON SARA' CHE LE LITI TRA LOVAGLIO E CALTAGIRONE, RACCONTATE IN QUESTI GIORNI DAI QUOTIDIANI, FANNO PARTE DI UNA "NARRAZIONE" UTILE A DIMOSTRARE CHE TRA L'AD DI MONTEPASCHI E IL COSTRUTTORE NON CI FU ALCUN "CONCERTO" PER L'ACQUISTO DI MEDIOBANCA? - A TAL PROPOSITO, VALE SEMPRE LA PENA RICORDARE LE GUSTOSE INTERCETTAZIONI TRA I DUE, IL 18 APRILE, ALL’INDOMANI DELL’ASSEMBLEA MPS CON CUI VENNERO SUPERATE LE RESISTENZE ALL’AUMENTO DI CAPITALE DELLA BANCA AL SERVIZIO DELLA SCALATA DI MEDIOBANCA: “MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE? COME STA?”; “MOLTO BENE! ABBIAMO FATTO UNA BELLA OPERAZIONE. IL VERO INGEGNERE È STATO LEI, IO HO ESEGUITO SOLO L’INCARICO”

leonardis enrico marchi elkann la stampa marco gilli

FLASH! - LA TORINO CON I DANE' SI MOBILITA PER SALVARE "LA STAMPA": LE DUE CORDATE INTERESSATE AL QUOTIDIANO (GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS E GRUPPO NEM DI ENRICO MARCHI), HANNO BISOGNO DEL SUPPORTO DELLE FONDAZIONI CRT E SANPAOLO - NELLA CORSA A "LA STAMPA", AL MOMENTO E' IN VANTAGGIO ENRICO MARCHI, CHE HA GIA' RILEVATO DA GEDI I QUOTIDIANI DEL NORD-EST: "NEM" HA OTTENUTO LA BENEDIZIONE DI CRT E POTREBBE PRESTO AVERE ANCHE QUELLA DI SANPAOLO, GUIDATA DA MARCO GILLI, VICINISSIMO AL SINDACO LORUSSO...

fabrizio corona bloom media house

FLASH – COME HA FATTO UNA SCONOSCIUTA CASA DI PRODUZIONE MILANESE COME “BLOOM MEDIA HOUSE” A PRODURRE “IO SONO NOTIZIA”, LA DOCU-SERIE SU FABRIZIO CORONA? 800MILA EURO SONO ARRIVATI DAL MINISTERO DELLA CULTURA DI ALESSANDRO GIULI VIA TAX CREDIT, MA L'ALTRO MILIONE E 700MILA? GUIDATA DA MARCO CHIAPPA E ALESSANDRO CASATI, “BLOOM” MEDIA FINORA AVEVA PRODOTTO SOLO SPOT E UNA MANCIATA DI DOCUMENTARI “SOCIALI” IMPEGNATI TRA DROGA, FOTOGRAFIA E DISAGIO PSICHICO. COME HA OTTENUTO IL CONTRATTONE PER LA SERIE SUL PREGIUDICATO EX “RE DEI PAPARAZZI”? A PROPOSITO, DOVE SONO LE NUOVE SCOTTANTI “VERITÀ” CHE “FURBIZIO” AVEVA MINACCIATO DI RIVELARE? IL 29 DICEMBRE AVEVA PROMESSO: "CI VEDIAMO A GENNAIO". QUALCUNO HA SUE NOTIZIE?

roberto vannacci matteo salvini

FLASH – ROBERTO VANNACCI FINIRA' COME GIANFRANCO FINI, CON IL SUO “CHE FAI MI CACCI"? SEMBRA CHE IL GENERALE PUNTI A FORZARE LA MANO A SALVINI FINO A FARSI ESPELLERE - IL VICESEGRETARIO DELLA LEGA, IN QUOTA X MAS, NEI PROSSIMI GIORNI (FORSE GIÀ DOMANI) INCONTRERÀ IL SUO SEGRETARIO PER UN CHIARIMENTO DOPO GLI SCAZZI DELLE ULTIME SETTIMANE. CHE FARÀ L'EX TRUCE DEL PAPEETE? CACCERÀ IL MILITARE SCRIBA DEL “MONDO AL CONTRARIO”? SICURAMENTE CI SARÀ UNA "RESA DEI CONTI" - IL BAROMETRO DEL "VAFFA" DA' AL 50% L'IPOTESI DI UN ADDIO...

giovambattista fazzolari francesco filini gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT – FREGATO UNA VOLTA DAL CERCHIO MAGICO DI “PA-FAZZO CHIGI”, ORA CHIOCCI E’ PRONTO PER DIVENTARE PORTAVOCE DI GIORGIA MELONI – A FINE AGOSTO, LA SUA PROMOZIONE FU BRUCIATA DA UNO SCOOP DEL “FOGLIO” SU MANDATO DEI CAMERATI INSOFFERENTI PER IL SUO CARATTERINO, POCO INCLINE ALL’OBBEDIENZA - ORA PERO’ ALLA DUCETTA, CON UN 2026 IN SALITA, SERVE UN MASTINO PER GESTIRE IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, LE NOMINE DELLE PARTECIPATE, CON LO SGUARDO ALLE POLITICHE DEL 2027 E AGLI SCAZZI QUOTIDIANI CON LEGA E FORZA ITALIA – SENZA CONTARE LA MINA VAGANTE VANNACCI – CHIOCCI, CHE DOVREBBE LASCIARE LA RAI A MARZO, ASPETTA DA PALAZZO CHIGI UNA PROPOSTA DI CONTRATTO BLINDATA (VUOLE CHIAREZZA SULLA RIPARTIZIONE DELLE DELEGHE PER EVITARE INVASIONI DI CAMPO DI FAZZOLARI E FILINI) – AL SUO POSTO, ALLA GUIDA DEL TG1, IN POLE C’E’…