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“C'ERA SEMPRE POCO CIBO E NON PAGAVANO LE BOLLETTE, PER DIECI GIORNI SIAMO RIMASTI SENZA CORRENTE ELETTRICA” -  IL RACCONTO DELLE LAVORATRICI DELLE COOP DELLA MOGLIE DI ABOUBAKAR SOUMAHORO - IL PARLAMENTARE SINISTRATO  SI DICHIARA ESTRANEO AI FATTI DELL’INCHIESTA SULLO SFRUTTAMENTO DI MINORI E LE FATTURE FALSE NELLE COOP DI SUA MOGLIE, LILIANE MUREKATETE - I FINANZIERI STANNO INDAGANDO SULLA GESTIONE DELLE DUE COOP, SUI DEBITI MILIONARI ACCUMULATI E SULL'IPOTESI DI DENARO TRANSITATO IN ISTITUTI DI CREDITO DEL RUANDA...

soumahoro

1. IL DEPUTATO: " SONO ESTRANEO AI FATTI" MA LA SUA FAMIGLIA È ACCUSATA DI REATI FISCALI

Clemente Pistilli per “la Repubblica – Edizione Roma”

 

Quella sulle coop della moglie e della suocera del deputato Aboubakar Soumahoro è più di un'indagine esplorativa. I carabinieri stanno indagando ma sulla Karibu e sul Consorzio Aid, incaricate da numerosi enti di assicurare servizi di accoglienza per richiedenti asilo, già da mesi stanno lavorando anche i finanzieri del Nucleo di polizia economico- finanziaria e gli accertamenti sono in una fase avanzata. 

 

Il procuratore capo di Latina, Giuseppe De Falco, in una nota ha specificato che le Fiamme gialle sono state incaricate di far luce su «eventuali profili di rilievo penale connessi ai diversi temi di rilevanza della complessa vicenda» . E ha aggiunto « che le indagini sono sviluppate con il dovuto riserbo».

 

Aboubakar Soumahoro

Fonti qualificate assicurano intanto che a breve verrà chiuso il cerchio e che già sono stati messi in luce diversi aspetti su un caso esploso con 26 lavoratori che reclamano 400mila euro di stipendi non pagati, sollevato dalla Uiltucs all'Ispettorato del lavoro, e che si è poi allargato a ipotesi di richieste di fatture false per effettuare i pagamenti e a migranti minorenni che hanno riferito di condizioni pessime delle strutture in cui erano ospitati, senza acqua né luce.

 

L'indagine dei carabinieri sui minorenni sfruttati e discriminati nelle coop della moglie di Aboubakar soumahoro

 I finanzieri stanno inoltre indagando a fondo sulla gestione delle due coop, sui debiti milionari accumulati, partendo da quelli con l'erario, sull'ipotesi di denaro transitato in istituti di credito del Ruanda, la terra d'origine di Marie Terese Mukamitsindo e Liliane Murekatete, suocera e moglie dell'onorevole di Alleanza Verdi e Sinistra, e sui contatti degli esponenti delle cooperative.

 

Soumahoro intanto, dopo aver reagito alla notizia sulle indagini parlando di «falsità» contro di lui, per la prima volta interviene su Karibu e Consorzio Aid, ma soltanto per sostenere che non sa nulla di quello che fanno moglie e suocera e per ribadire che lui comunque è estraneo alla vicenda.

 

L'onorevole, tramite l'avvocato Maddalena Del Re, sostiene che i presunti maltrattamenti nei confronti dei minori se si rivelassero veri rappresenterebbero una vicenda «molto grave», che ha fiducia nella magistratura, ma che lui ha appreso la stessa solo dalla stampa, «nonostante il rapporto affettivo» con moglie e suocera e dunque non può rilasciare dichiarazioni in merito. Il deputato poi conclude ribadendo che è «estraneo alle vicende narrate » .

 

aboubakar soumahoro e la moglie

 «Sono state poste in essere le azioni necessarie per procedere alla riscossione dei crediti che la cooperativa vanta nei confronti della pubblica committenza, nel tentativo di soddisfare le posizioni debitorie nei confronti dei lavoratori» , assicura invece Marie Therese Mukamitsindo. «Il nostro interesse rimane quello di tutelare la forza lavoro e il riconoscimento delle retribuzioni non corrisposte » , sottolinea Gianfranco Cartisano, segretario Uiltucs. 

 

Il caso è però oggetto di dibattito all'interno della stessa Alleanza Verdi e Sinistra. Tanto che la senatrice Ilaria Cucchi specifica che, se confermata, la vicenda è gravissima: «Riguarderebbe la violazione dei diritti fondamentali dell'essere umano, tema sul quale, io, non faccio sconti a nessuno, anche perché l'ho vissuto, drammaticamente, sulla mia pelle».

 

LILIANA MUREKATETE MOGLIE DI SOUMAHORO

2 - PARLANO LE LAVORATRICI "I RAGAZZI AL FREDDO E NOI SENZA STIPENDIO"

Clemente Pistilli per “la Repubblica – Edizione Roma”

 

«C'era sempre poco cibo e i ragazzi avevano fame » . Luisa, chiameremo così una 36enne che lavorava come cuoca e come interprete in una struttura gestita dal Consorzio Aid nel capoluogo pontino, conferma le denunce- shock fatte dai migranti minorenni sulle condizioni in cui erano costretti a vivere nei centri portati avanti dalle coop della moglie e della suocera di Aboubakar Soumahoro, operanti nelle province di Roma e Latina.

ABOUBAKAR SOUMAHORO

 

« Parlo arabo e ho lavorato lì fino al 31 maggio scorso » , racconta la donna. In quella casa erano ospitati dieci minorenni, 5 egiziani e altrettanti tunisini, di età compresa tra i 14 e i 17 anni. « Le condizioni - assicura - erano pessime. Non compravano vestiti ai ragazzi. Quando gli ospiti sono arrivati hanno ricevuto una tuta, un pigiama, un paio di scarpa, uno di mutande e una giacca. Poi basta » . « Dovevano uscire e lavorare per potersi vestire » , aggiunge. 

 

Ragazzini che sarebbero stati costretti a soffrire il freddo. «Chiedevano coperte - ricorda Luisa - i termosifoni non funzionavano bene e la caldaia spesso andava in tilt, col risultato che non c'era sempre acqua calda».

 

Soumahoro sale sulla humanity 1

Ai minori non sarebbe stato garantito neppure il pocket money di 10 euro a settimana. Proprio come era stato denunciato in passato da migranti adulti ospiti di altre strutture gestite dalla Karibu, che nel corso degli anni si sono resi protagonisti di proteste eclatanti. «A quei ragazzini - assicura la cuoca - non davano quasi mai la cosiddetta paghetta e quando sono stati trasferiti erano 4 mesi che non la vedevano » . 

 

I minori avrebbero però dovuto fare i conti anche con la fame. «C'erano sempre difficoltà col cibo - sostiene la cuoca - e a volte la responsabile spendeva di tasca sua per far mangiare qui minori. Io mi dovevo arrabbiare per far portare degli alimenti. Ma la spesa non bastava » .

 

 Luisa afferma che di quel problema ha parlato spesso con la stesa suocera di Soumahoro: «Doveva provvedere lei alle forniture, ma il cibo appunto era poco e non dava spiegazioni. Quando la chiamavo diceva di far mangiare ai ragazzi il riso in bianco». Senza contare che, come appunto denunciato da diversi minorenni, la struttura sarebbe rimasta anche senza luce.

Soumahoro al porto di catania

 

« Non pagavano le bollette, dicevano che non avevano soldi - dichiara la 36enne - e per dieci giorni siamo rimasti senza corrente elettrica». Infine la piaga dei mancati pagamenti ai dipendenti. « A noi - conclude Luisa - i pagamenti non arrivavano mai. Io ero anche incinta. Ho quattro bambini e senza soldi è difficile sopravvivere » . La risposta data dalla coop? « Lo Stato non ci paga e noi non possiamo pagare».

aboubakar soumahoro

 

 Stesso quadro tracciato da Monica, 37 anni, di origine eritrea e residente a Roma. «Lavoravo come operatrice in una struttura per minori a Latina - sostiene - ho tre bambini e sono in attesa di dieci mesi di stipendio. Marie Terese mi ha sempre detto che non ha soldi » . 

 

Le condizioni del centro pontino? « Mancava tutto, dal cibo alla corrente, fino all'acqua. Sul cibo dicevano che dovevamo farci bastare quel poco che portavano. Poi, senza avvisarci, hanno mandato i ragazzi in altre strutture a Napoli, Frosinone e pure in Calabria ».

MARIE THERESE MUKAMITSINDO SUOCERA DI SOUMAHORO CON ROMANO PRODIMARIE THERESE MUKAMITSINDO SUOCERA DI SOUMAHORO CON PIERFRANCESCO MAJORINO

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