alfonso bonafede marta cartabia

“LA CARTABIA? IO PARLO SOLO DI VACANZE. LA NOTIZIA È CHE QUEST' ANNO NON ANDRÒ AL MARE IN TOSCANA” – ALFONSINO BONAFEDE ALLA CAMERA FA IL SIMPATICO MENTRE LA “SUA” RIFORMA VIENE SMANTELLATA UNA VOLTA PER TUTTE – MENTRE A TOKYO TAMBERI E JACOBS SI PRENDEVANO L’ORO, IN AULA STAVA PARLANDO IL FORZISTA SIMONE BALDELLI. A UN CERTO PUNTO TUTTI APPLAUDONO E IL PRESIDENTE ROBERTO FICO NON CAPISCE PERCHÉ E INVITA AL SILENZIO - IL DIBATTITO SULL’ABBRONZATURA DELLA RAVETTO E DELLA DE MICHELI -  VIDEO

 

 

Monica Guerzoni per il "Corriere della Sera"

 

ALFONSO BONAFEDE ALLA CAMERA

Succede mentre dai banchi di Forza Italia sta parlando Simone Baldelli. Succede che i deputati di tutti i partiti hanno gli occhi piantati sugli smartphone, ipnotizzati da qualcosa che non è la riforma della giustizia approdata di domenica nell'aula di Montecitorio, nel primo torrido pomeriggio d'agosto e a due giorni dall'avvio del semestre bianco. «Colleghi, colleghi, per favore!», scampanella il presidente Roberto Fico.

 

GIANMARCO TAMBERI E MARCELL JACOBS

E Baldelli, le cui parole nessuno ascolta: «Se non interessa, però, insomma... Non è un comportamento!». È a quel punto che, pochi minuti dopo l'oro di Gianmarco Tamberi nel salto in alto, Marcell Jacobs a Tokyo taglia il traguardo della storia e alla Camera il dem Filippo Sensi scatta in piedi e applaude. Uno dopo l'altro, dal lato sinistro a quello destro dell'emiciclo, i deputati che per giorni si erano scontrati sulla riforma Cartabia si uniscono in una fragorosa standing ovation.

 

Dai banchi del governo si alzano anche Di Maio, D'Incà e Franceschini, unici ministri in Aula, mentre il presidente Fico, ancora ignaro della doppietta d'oro, implora «un po' di silenzio per favore» e rende la parola a Baldelli. «L'applauso non era per le mie parole, ma per una bellissima notizia - strappa una risata collettiva il deputato inascoltato -. Ed è giusto che l'assemblea la festeggi».

 

ALFONSO BONAFEDE GIUSEPPE CONTE

Una scena surreale, che ricorda il film Il secondo tragico Fantozzi , con Paolo Villaggio alle prese con la La corazzata Potëmkin . La seduta inizia alle 14. All'ordine del giorno c'è l'esame della riforma del processo penale, che il premier Mario Draghi è riuscito faticosamente a blindare. Appena il tempo per Fico di annunciare che i deputati in missione sono 77 ed ecco che parte l'ostruzionismo delle opposizioni.

 

mario draghi marta cartabia 1

Fratelli d'Italia si aggrappa al regolamento per frenare, interrompere, rallentare l'approvazione delle nuove regole sulla prescrizione, che giovedì scorso avevano portato Giuseppe Conte e il M5S sull'orlo di una clamorosa astensione. Il partito di Giorgia Meloni le prova tutte per ostacolare i lavori. E quando il gruppo presieduto da Francesco Lollobrigida invoca il voto segreto, il presidente della Camera motiva il suo «no» con un lunghissimo intervento: «Non sarò breve».

 

giuseppe conte alfonso bonafede

Non sarà breve affatto, tanto da far perdere la pazienza a Roberto Giachetti. L'ex vicepresidente della Camera, in evidente disaccordo con la «conduzione morbida dell'Aula», rimprovera a Fico di aver dato troppe volte la parola agli stessi oratori di Fratelli d'Italia. «Non si può far partire il dibattito sulle comunicazioni del presidente, che sono monocratiche», si arrabbia Giachetti coi vicini di banco e poi, gridando verso lo scranno presidenziale: «Prima di applicare il regolamento bisogna studiarlo!».

 

Un circo. Le opposizioni vogliono discutere della vicenda Monte dei Paschi di Siena e chiedono che il ministro Daniele Franco venga a riferire in Aula. Il presidente di Alternativa C'è, Andrea Colletti, si scaglia contro «l'intollerabile amnistia mascherata» e i deputati del gruppo che riunisce espulsi, dissidenti e fuggiaschi a 5 Stelle alzano cartelli con i loro slogan di battaglia («Impunità di Stato» e «La mafia vi ringrazia»), subito rimossi dai commessi su richiesta di Fico.

luigi di maio alfonso bonafede flash mob del movimento 5 stelle per l'approvazione della spazzacorrotti 13 4

 

Ma il momento più teso è il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, presentate da Alternativa C'è e da Fratelli d'Italia. Il governo vince facile, 357 a 48. Il renziano Ettore Rosato esulta perché «va in soffitta per sempre l'era giustizialista di Conte e Bonafede», il berlusconiano Sestino Giacomoni mette il «terzo oro» della giornata al collo di Draghi e Cartabia, Marco Marin di Coraggio Italia dichiara di aver «sostenuto la prima vera riforma targata Draghi per far vincere gli italiani».

 

E mentre il Pd si loda da solo per aver registrato «appena 12 assenti su 93 deputati», sui tabulati resta scolpita la prima defezione del M5S. Alessandro Melicchio ha votato con le opposizioni e verrà strigliato da Conte via Zoom, e 40 deputati stellati non hanno votato affatto. Assenti nomi che pesano, come l'ex sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi, la relatrice Giulia Sarti, il capogruppo in commissione Eugenio Saitta. E poi l'ex ministro Fraccaro, il presidente della Affari costituzionali Brescia, la ex ministra Grillo...

 

PAOLA DE MICHELI

In compenso vota (e voterà «con orgoglio» la fiducia) l'ex ministro Alfonso Bonafede, che fino a pochi minuti prima era impegnato in cortile a schivare i giornalisti sul merito della riforma: «La Cartabia? Io parlo solo di vacanze. La notizia è che quest' anno non andrò al mare in Toscana».

 

Fuori, sotto i gazebo, è di questo che si discute con un certo fervore. Il leghista Gianluca Cantalamessa, di ritorno da Positano, sfotte a distanza il governatore Vincenzo De Luca che «in Campania obbliga a portare la mascherina all'aperto». Laura Ravetto, reduce da Milano Marittima, incassa complimenti per il colorito e l'abito nero. E dove si sarà mai abbronzata la ex ministra Paola De Micheli? «Nel giardino di casa».

 

Un gruppetto di sei leghisti guidati da Giuseppe Donina è in videochiamata con una collega malata. E pochi metri più in là, tra un tiro di sigaretta e l'altro, il tema non è il processo breve, ma se sia più bella Ibiza o Mykonos e quanto sia «gay friendly» quell'hotel a 5 Stelle dell'isola greca. Intanto dentro i Fratelli d'Italia si sgolano: «Perché la ministra Cartabia non è in aula?».

 

alfonso bonafede luigi di maio

 La maggioranza è la stessa che abbiamo visto dilaniarsi sugli articoli della riforma, ma che ora vuol mostrarsi compatta e coordinata come una testuggine romana. «Cercheranno di portare tensioni in Aula - avverte il ministro D'Incà sulla chat dei capigruppo -. Noi manteniamo il sangue freddo». Ne servirà molto anche sui voti di fiducia, vista l'agitazione dei 5 Stelle. «Conte ha fretta di correre al voto anticipato e cercherà altre occasioni per indebolire Draghi», suggerisce un deputato governista. E un altro fa rullare il pallottoliere: «Cinque grillini sono pronti allo strappo per unirsi ai 15 di Alternativa C'è e consentire la nascita di un nuovo gruppo».

paola de micheli a cernobbio

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni e il referendum - meme by vukic

DAGOREPORT - L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL'ARMATA BRANCA-MELONI! SFANCULATA L'OSCENA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE - PER LA DUCETTA, CHE CI HA MESSO FACCIA E MENZOGNE E HA ACCETTATO LA POLITICIZZAZIONE DEL VOTO, È UNA BATOSTA CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SUO FUTURO - E ORA L'UNDERDOG DE' NOANTRI CHE FA? ABBOZZA E BALBETTA: "ANDREMO AVANTI", MA SARÀ COSTRETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI. PRIMO: SCARICARE SUBITO IL “TOSSICO” TRUMP, ODIATO DAGLI ITALIANI E CHE CON LA GUERRA ALL'IRAN L'HA AZZOPPATA TOGLIENDOLE CONSENSO - SECONDO: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE IN MODALITA' ANTI-CAMPOLARGO, MA TRATTANDO CON LEGA E FORZA ITALIA – LA STATISTA ALLE VONGOLE VORREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI DEL 2027 ALLA PRIMAVERA. UN ELECTION DAY COL VOTO DEI COMUNI DI TORINO, MILANO E ROMA, MA LA FIAMMA MAGICA FRENA – LA CACCIA AL CAPRONE ESPIATORIO SARÀ FACILE: PORTA DRITTO A VIA ARENULA (SULLA GRATICOLA I TRE CACCIABALLE NORDIO, BARTOLOZZI E DELMASTRO) - VIDEO: IL MESSAGGIO DI STIZZA MASCHERATA DELLA PREMIER SU INSTAGRAM

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...