renato zero giorgia meloni

“CI VUOLE PIÙ CORAGGIO A CRITICARE IL VINCITORE PIUTTOSTO CHE A CORRERE IN SUO SOCCORSO” – ALDO CAZZULLO RISPONDE A UN LETTORE CRITICO CON RENATO ZERO CHE AVEVA SBROCCATO CONTRO FRATELLI D’ITALIA: “COSÌ COME LAURA PAUSINI HA DIRITTO DI NON CANTARE “BELLA CIAO”, ALLO STESSO MODO RENATO ZERO O DAMIANO DEI MANESKIN HANNO DIRITTO DI CHIAMARSI FUORI. LA VERITÀ È CHE GLI ANTIFASCISTI HANNO PERSO: NON LE ELEZIONI, MA LA BATTAGLIA DELLA MEMORIA STORICA…”

Aldo cazzullo per www.corriere.it

 

Caro Aldo,

renato zero arrivo all'hotel parco dei principi

indipendentemente dalle idee politiche di ognuno, non le pare da condannare e da stigmatizzare che alcuni artisti (come Renato Zero) abbiano insultato gli elettori della Meloni? Non è anche questa una piccola dimostrazione di quanto una certa sinistra salottiera non comprenda e addirittura biasimi un’altra Italia che ha altre incombenze e che affronta una quotidianità ben diversa?

Filippo Donniù

 

Caro Filippo,

giorgia meloni al villaggio coldiretti 1

Insultare non va bene, ma esprimersi sì. E la libertà d’espressione degli artisti è sacra. Mettere alla berlina gli artisti che non si allineano è ingeneroso. Così come Laura Pausini ha diritto di non cantare Bella ciao e Eros Ramazzotti ha diritto di difenderla, allo stesso modo Renato Zero o Damiano dei Maneskin hanno diritto di chiamarsi fuori. Certo ci vuole più coraggio a criticare il vincitore piuttosto che a correre in suo soccorso. La versione per cui la Pausini eroicamente canta fuori dal coro è debole.

 

laura pausini si rifiuta di cantare bella ciao ospite di el hormiguero 2

È vero il contrario. Alla grande maggioranza degli italiani di fascismo e antifascismo non importa nulla. Non sanno e non vogliono sapere quale tragedia sia stato il regime di Mussolini. Quelli che sanno si inoltrano in distinzioni speciose, tipo «non fu un regime totalitario ma autoritario», come se una manganellata autoritaria facesse meno male di una manganellata totalitaria; gli squadristi che ammazzarono a bastonate don Giovanni Minzoni — «a cuore aperto, con la preghiera che mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo» lasciò scritto nell’ultima pagina del suo diario — saranno stati autoritari o totalitari? Di sicuro Italo Balbo, oggi molto rivalutato, querelò «La Voce repubblicana» che l’aveva indicato come mandante dell’assassinio, e un giudice coraggioso, in pieno regime, gli diede torto.

 

renato zero arrivo all'hotel parco dei principi

Un altro argomento ricorrente è il benaltrismo: «E allora Stalin? E allora Mao? E allora Castro?». Come se essere antifascisti significasse essere stalinisti o maoisti o castristi o sostenitori di altri regimi orribili e indifendibili. Insomma si getta la palla in tribuna per non fare i conti con la nostra storia. La verità è che gli antifascisti hanno perso: non le elezioni (che si giocavano invece sul crinale sovranismo-europeismo), ma la battaglia della memoria storica. Si potrebbe cantare «La solitudine» con Laura Pausini; o meglio ancora «Amico» con Renato Zero, che è una canzone meravigliosa.

renato zero concerto circo massimorenato zero circo massimo 1GIORGIA MELONI renato zero circo massimo 4renato zero circo massimo 3giorgia meloni e la pedana al villaggio coldiretti 5renato zero circo massimo 7renato zero arrivo all'hotel parco dei principi

 

renato zero circo massimo 2renato zero circo massimo 5renato zero circo massimo 6renato zero circo massimo 8

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