zanda conte

“CONTE UN LEADER? SE LO DEVE ANCORA CONQUISTARE” - LUIGI ZANDA: “CI TIENE A DIRE CHE NON APPARTIENE A NESSUN PARTITO. UNO È LEADER QUANDO RAPPRESENTA UN POPOLO DI ELETTORI. RENZI HA DETTO CHE VUOL FAR FARE AL PD LA STESSA FINE CHE MACRON HA FATTO FARE AI SOCIALISTI FRANCESI? E’ SEGNO DI UN PENSIERO VOLGARE E MALIGNO - DI MAIO? I SONDAGGI DOVREBBERO INDURLO A NON AUGURARSI LE URNE…”

luigi zanda

Carlo Bertini per “la Stampa”

 

«Matteo Renzi ha detto che vuol far fare al Pd la stessa fine che Macron ha fatto fare ai socialisti francesi. Segno di un pensiero volgare e maligno. Se non fossimo in piena sessione di bilancio, quelle parole avrebbero potuto provocare una crisi di governo».

Parola di Luigi Zanda, senatore di lungo corso e tesoriere del Pd. Che a dispetto della sua conclamata passione da bibliofilo, pronuncia spesso giudizi affilati e sintetici come tweet.

 

Non solo su Renzi, perché «le scissioni hanno sempre fatto male soprattutto a chi le ha fatte. Che normalmente resta al palo». Ma anche su Di Maio: «I sondaggi dovrebbero indurlo a non augurarsi le urne». E su Conte: «Non può essere leader, perché non ha un partito alle spalle».

renzi zingaretti

 

Che non scorra buon sangue tra Conte e Di Maio lo si è visto anche con la vicenda del Fondo salva stati. Dove può portare questa acrimonia verso il premier?

«Al di là dei problemi tra Conte e Di Maio, penso che il governo sia nato con una volontà di tutti di farlo durare per l'intera legislatura. E il Pd non ha cambiato idea. Ma poi il governo è diventato subito fragile, dopo la scissione di Renzi, avvenuta in un modo assolutamente non protocollare lo stesso giorno che il governo ha giurato. Un governo nato non per morire presto, non ha avuto più pace: sia Renzi che Di Maio lo mettono in difficoltà di tutti i giorni».

 

Si dice che entrambi puntino ad archiviare Conte. Possibile un altro premier?

«Non credo, entrambi sanno che dopo il Conte due ci sono solo le elezioni. Ma più che per le manovre tra i partiti, il governo è fragile e rischia di cadere (di colpo) da un momento all' altro per i fatti. E per quel che capiterà di qui ai prossimi mesi. Fatti non gestibili, grane improvvise...».

 

luigi di maio giuseppe conte

Ma la resistenza dei parlamentari contro le urne anticipate sarebbe un forte deterrente. Zingaretti riuscirebbe a portare il Pd al voto?

«La strategia della segreteria è di finire la legislatura, ma se messi davanti a fatti rilevanti, i gruppi parlamentari produrrebbero una decisione compatta per le urne. Chiaro: non sono l'obiettivo e nessuno le cerca. Ma se altri dovessero aprire la crisi noi siamo pronti. Siamo entrati in questa legislatura dopo aver subito una debàcle. Noi ci aspettiamo di sicuro un risultato migliore».

 

E altri? Che ne pensa del ministro degli Esteri che diserta il G20 e va in tour elettorale in Sicilia? Che sia tentato dal voto anticipato?

«A me non piace. Penso che non andare al G20 faccia male all' Italia. Facesse i tour che vuole ma non mi sembra che i tour possano risolvere le crisi elettorali di un partito. Di Maio dunque farebbe meglio ad occuparsi del governo, come fanno tutti i ministri Pd».

 

La negata alleanza in Emilia cosa può comportare?

luigi di maio giuseppe conte

«Io credo che Bonaccini vincerà anche con un buon distacco. Detto questo, ciascuno fa ciò che vuole, ma francamente mi sembra logico che specie di fronte ad elezioni molto delicate i partiti dovrebbero avere le stesse alleanze al governo e nelle regioni. Quale è l'interesse politico dei 5stelle, che vinca Bonaccini o che vinca Salvini?»

 

Conte ha la statura del leader oltre quella di premier?

«Conte ci tiene a dire che non appartiene a nessun partito. Uno è leader quando rappresenta un popolo di elettori. Può succedere di avere una leadership anche a personaggi molto isolati che abbiamo molto carisma. Ma lui lo deve conquistare».

 

Ci può riuscire portando a casa senza strappi la legge di bilancio?

«La manovra dovrebbe venire in Parlamento per essere approvata o bocciata. Una legge di bilancio sottoposta al tiro al bersaglio degli emendamenti può essere snaturata».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?