salvini conte di maio

“CONTE E DI MAIO? CI RIVEDREMO IN TRIBUNALE” - SALVINI VUOLE TRASFORMARE IL PROCESSO PER IL CASO GREGORETTI IN UNO SHOW: “MI SENTO LIBERO DI POTER DIMOSTRARE CHE NON SONO UN CRIMINALE, MA UN PATRIOTA” - LA SODDISFAZIONE DI FAR CONVOCARE CONTE E DI MAIO, E ALTRI “VIP”, COME TESTIMONI AL PROCESSO SARÀ MASSIMA - NELLA LEGA CONSIDERANO CHE LE DIVISIONI TRA LA PROCURA E IL TRIBUNALE DEI MINISTRI DI CATANIA, CON LA PRIMA CHE VOLEVA ARCHIVIARE L'INCHIESTA, PUÒ ESSERE UN SEGNO POSITIVO PER LO SVILUPPO DEL GIUDIZIO…

Mario Ajello per “il Messaggero”

 

salvini conte

«Non sono spaventato affatto. Sono tranquillissimo. E' andata come doveva andare e mi sento libero di poter dimostrare che non sono un criminale, ma un patriota». E questo sarà lo spartito di Matteo Salvini nelle prossime settimane - il 17 arriverà la tegola Open Arms nel voto in Giunta delle autorizzazioni a procedere - e dei prossimi mesi che saranno di campagna elettorale per le regionali di maggio. Nei comizi e in ogni altra iniziativa, il Matteo Martire diventerà una presenza fissa. Un format che nella Lega sperano efficace. Più funzionante di quanto è accaduto in Emilia Romagna il mese scorso.

 

salvini conte di maio

Ma soprattutto: la foto dell'assenza nell'aula del Senato di Conte e di Di Maio e di tutti gli altri, i ministri che già lo erano al tempo giallo-verde e quelli che lo sono al tempo rosso-giallo, è quella su cui il capo leghista ha deciso di battere e ribattere. «Hanno paura delle loro azioni, si nascondono, scappano, gente che con me proprio come nel caso Diciotti ha gestito la vicenda Gregoretti e ora fanno i furbi. Spariscono perché hanno paura della loro indegnità, scappano perché non hanno il coraggio di dire la verità».

 

Salvini in realtà rischia, perché la concentrazione di inchieste (continuano le indagini sul caso rubli, è ancora in ballo il problemaccio 49 milioni e via dicendo, a cominciare proprio dalla Open Arms) è piuttosto fitta, ma la sua linea è quella della sfida totale. Non alla magistratura - «La rispetto» - ma ai nemici che «usano la giustizia per eliminare il nemico politico. E questa è una barbarie a cui mai mi arrenderò». Lo dirà in tutte le piazze che continuerà a solcare, e da qui a maggio da Nord a Sud il Salvini da bagno di popolo sarà in tour con il suo «lo rifarei» (ciò che ha fatto per la Gregoretti).

 

DI MAIO SALVINI CONTE

I RISCHI

«Non ho visto in aula Conte e Di Maio - incalza Salvini - ma tanto ci vedremo in un'altra aula. Quella del tribunale». Il capo leghista è tentato di trasformare in un super show e in un solenne palcoscenico elettorale il processo per la Gregoretti in vista del voto per le regionali. La strategia del martire? «Ma quale martire, la strategia della verità!», dicono alla Lega. «So che non vanno di moda la coerenza e la verità - questo il mood del leader - ma io sono stato educato nel rispetto di questi due valori e sarà forte di questi che affronterò i prossimi mesi. Vogliono processarmi dieci volte? Facciano, sono qui. Spero che si sbrighino».

 

CONTE SALVINI DI MAIO BY SPINOZA

La soddisfazione di far convocare Conte e Di Maio come testimoni al processo sarà massima. Ma soprattutto, nella Lega considerano che le divisioni tra la procura e il tribunale dei ministri di Catania, con la prima che voleva archiviare l'inchiesta, può essere un segno positivo per lo sviluppo del giudizio. A giudicare l'ex titolare del Viminale non saranno i giudici del tribunale dei ministri, presieduto da Nicola Lamantia, esponente storico di Magistratura Democratica. Per legge, Salvini verrà processato da una sezione ordinaria del tribunale di Catania e può sperare in un trattamento più comprensivo di quello ricevuto finora. La lista dei testimoni che verranno chiamati in aula, dalla difesa e dall'accusa, sarà è piena di vip. «Avremo da divertirci», ironizza ma neanche tanto Salvini.

NAVE GREGORETTI

 

PUZZLE IMPAZZITO

Nel frattempo il capo leghista rivolge parole di apprezzamento per la Meloni, comparsa in tribuna al Senato per portare il suo sostegno al leader alleato. «Mi ha fatto piacere vederla a Palazzo Madama. Nessuna frizione con lei. E sappiamo entrambi che il centrodestra è al 50 nel nostro Paese, e se si votasse oggi vinceremmo». Però in attesa del voto politico, e il rischio per la Lega è che sia non prima del 2023, c'è quello delle regionali.

 

NAVE GREGORETTI GUARDIA COSTIERA

E qui, le contese sono ogni giorno più forti. Salvini non vuole restare inchiodato alla Toscana difficilissima da vincere, dove il candidato presidente dovrebbe essere scelto da lui - e non sarà, nel caso, un leghista o una leghista dura e pura e poco unificante e perdente come la Borgonzoni in Emilia - sta sparigliando su tutto. Punta sulla Puglia, ma difficilmente la Meloni mollerà la candidatura Fitto, e la Lega non ha una figura di grande richiamo per ora da mettere in campo. Mercoledì prossimo Salvini sarà tra gli agricoltori del leccese. I suoi intanto fanno la guerra a Fitto: «Basta con figure che parlano solo al vecchio ceto politico», questo il refrain. Lollobrigida, di Fratelli d'Italia, accusa: «Salvini non metta a rischio l'unità del centrodestra».

 

E proprio alle candidature si riferisce. Alla guerra che - la Lega non può accettare l'eventuale vittoria di Forza Italia in Campania con l'azzurro Caldoro e in Puglia con il meloniano Fitto restando a mani vuote e fuori dal Sud - anche sulle Marche s'è scatenata. Dovrebbero toccare a Fratelli d'Italia, con Acquaroli, ma niente: «Sarebbe bello se il centrodestra si rinnovasse», è il diktat di Molteni, fedelissimo di Matteo. E sono parole di sfida.

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…