giuseppe conte enrico letta

“CONTE? È UN PROGRESSISTA DELLA DOMENICA. FINO A QUALCHE MESE NON SAPEVA SCEGLIERE TRA LE PEN E MACRON” – PER RECUPERARE VOTI NEL MEZZOGIORNO LETTA FIRMA IL "MANIFESTO PER IL SUD" CON EMILIANO E DE LUCA E ATTACCA ALZO ZERO IL GRILLINO "GIUSEPPI" COLPEVOLE DI “VESTIRE OGGI I PANNI DI ANTIMILITARISTA, DOPO ESSERE STATO IL PREMIER CHE HA AUMENTATO DI PIÙ LE SPESE MILITARI IN AMBITO NATO" - "IN POLITICA ESTERA E' AFFETTO DA SDOPPIAMENTO DELLA PERSONALITA' PERCHÉ..."

Carlo Bertini per la Stampa

 

CONTE LETTA

«La verità è che i Cinque stelle restano il partito di Grillo, per cui destra e sinistra pari sono. E che Conte è un progressista della domenica, uno che fino a qualche mese fa non sapeva scegliere tra Le Pen e Macron». Ecco come Enrico Letta parla in privato dei Cinque stelle e del suo ex alleato. Colpevole di «vestire oggi i panni di antimilitarista, dopo essere stato il premier che ha aumentato di più le spese militari in ambito Nato e stanziato oltre 12 miliardi».

 

Affetto anche da «uno sdoppiamento della personalità in politica estera, perché dopo aver ricevuto l'endorsement dell'amico Trump, se ne è uscito con un "non mi si venga a dire che Putin non vuole la pace" solo qualche giorno fa».

 

Ma il problema è che la concorrenza spietata di Conte, specie al sud, sta dando i suoi frutti. Ora, lasciando da parte le critiche velenose di alcuni big dem, che sottotraccia lamentano «lo sbandamento» del vertice del partito dopo la caduta del governo Draghi, «perché dovevamo far passare una decina di giorni e poi provare a ricucire per non andare da soli», per ora il bersaglio di tutti, big e capicorrente, è il leader M5s.

GIUSEPPE CONTE ENRICO LETTA

 

Quando Letta ripete che «chi vince governa, non ci saranno inciuci», vuole mettersi al riparo dalle accuse di Conte sulle «ammucchiate» che si starebbero preparando per il dopo-voto, cui i Cinque stelle hanno dimostrato di volersi affrancare uscendo dal governo Draghi.

 

E se big e ministri ammettono che il capo M5s fa breccia al sud con il suo mix di «plebeismo e ribellismo», Letta lo bolla come uno che «oggi sta a destra, domani a sinistra, a seconda della convenienza, senza nessuna idealità e cultura politica». Come quello a cui «oggi fa comodo stare a sinistra, ma nel 2018 inneggiava al populismo e sovranismo, dicendo che erano iscritti nientemeno che in Costituzione». Insomma, una totale presa di distanza, scandita nelle chat con i capi del partito, da colui che «ha sempre voluto rompere con il governo e guadagnare una rendita di posizione dall'opposizione».

giuseppe conte enrico letta 2

 

Con i suoi interlocutori, Letta snocciola i motivi che hanno indotto Conte a far cadere il governo: «Cercava un pretesto, dietro la scelta di luglio c'è la surreale impuntatura personale contro Draghi, quasi potessero essere in competizione».

 

E così facendo «ha provato a recuperare una verginità politica dopo essere stato tre anni a Palazzo Chigi e quattro anni e mezzo al governo. E poi c'era la necessità di sopravvivenza del suo cerchio magico». Era fatale che col passare delle settimane Giuseppe Conte sarebbe diventato il nemico numero due di Letta dopo Giorgia Meloni: per la legge brutale del «chi non è con me, è contro di me» il leader M5s si è trasformato nel più feroce antagonista, una sorta di bracconiere nello stesso bacino di caccia del Pd. Il segretario dem si sente ora accerchiato da Meloni, Calenda e in primis da Conte. «Abbiamo contro la destra e abbiamo quelli che vorrebbero sostituirci, ma non glielo permetteremo».

 

giuseppe conte enrico letta 1

Le proiezioni regione per regione delle sfide nei collegi uninominali del mezzogiorno mostrano che in molti casi si fronteggiano i candidati dem e dei Cinque stelle, testa a testa. Per questo Letta ha pensato a una contromossa, che verrà annunciata oggi da Taranto.

 

Insieme a Michele Emiliano e Vincenzo De Luca (un piccolo evento visto lo stato dei rapporti tra i due governatori) il leader Pd lancerà un «Manifesto per il sud». Una mossa per provare a sminare l'effetto calamita che l'avvocato del popolo riveste per gli elettori meridionali grazie al reddito di cittadinanza. «Illudendoli - malignano al Nazareno - che se votano Cinque stelle non glielo toglieranno, invece solo votando Pd possono mantenerlo, perché il voto ai grillini fa vincere la Meloni, che il reddito di cittadinanza vuole toglierlo». La «carta di Taranto», che Letta firmerà oggi fissa questi paletti: «Basta mettere la testa sotto la sabbia - si legge nel frontespizio - o riparte il sud o si ferma l'Italia».

conte letta

 

L'evento si fa a Taranto, «emblema dei fallimenti del passato ma anche della rinascita sotto il segno della sostenibilità, città dove ha vinto a giugno il centrosinistra». E il «manifesto» per il sud promette sette linee di intervento con i fondi del Pnrr: su pubblica amministrazione (300 mila assunzioni), sanità scuola e servizi, transizione ecologica, lavoro e imprese, zone economiche speciali, sicurezza e legalità, insularità. Lo slogan è: «Investire nel sud significa investire nel futuro del Paese». Una prima sfida sul terreno dei Cinque stelle.

letta conte di maioelly schlein giuseppe conte enrico letta

Ultimi Dagoreport

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO