di maio conte

“CONTE UMILIATO. HA PERSO LA FACCIA E LA TRUPPA. DOPO AVER MINACCIATO DRAGHI, NON SOLO VOTA LA RISOLUZIONE DI MAGGIORANZA, MA SI RITROVA CON MEZZO PARTITO” - RONCONE E IL RACCONTO DELL’ADDIO DI DI MAIO A CONTE – L’ANALISI DEL FORZISTA MULE’: "UNA SCISSIONE COSÌ NON LA ORGANIZZI IN UNA MATTINA. DI MAIO L’AVEVA PREPARATA, CON CURA, DA SETTIMANE. PER IL PD UN DISASTRO. LA SALUTE DEL GOVERNO? CAGIONEVOLE”  -RENZI: “I GRILLINI SONO FINITI. SI STANNO DIVIDENDO PER CAPIRE CHI ENTRERÀ NEL PROSSIMO PARLAMENTO”...

Fabrizio Roncone per il Corriere della Sera

 

Istinto primordiale: tuffarsi nella tonnara grillina. Le sinapsi dei cronisti sfrigolano con un mucchio di pensieri malevoli.

di maio conte

I 5 Stelle si dividono, si sfasciano.

Quando? Adesso. Calma.

 

Inquadrare la scena, cronaca: il premier Mario Draghi, tra poco, chiederà al Senato di essere autorizzato a mandare altre armi in Ucraina; Giuseppe Conte pretenderebbe invece che ogni spedizione fosse preceduta da un passaggio parlamentare (l’ambasciatore russo Sergej Razov ha già ringraziato, soffiando sulfureo compiacimento); Luigi Di Maio, colpevole di essersi indignato per tanta ostilità nei confronti del governo, è stato sottoposto a brutale processo dal tribunale contiano. Provocazione, sfida, apocalisse. «Giggino sta raccogliendo firme tra i parlamentari del Movimento». Se ne va, prima di essere espulso.

 

Dalla buvette di Palazzo Madama arrivano risate cimiteriali.

CONSIGLIO NAZIONALE DEL M5S

 

Circoletto intorno a Matteo Renzi, che ingoia (letteralmente, tipo fachiro) due pizzette sotto le occhiate adoranti di Francesco Bonifazi, l’amico tesoriere sempre abbronzato come Carlo Conti. L’intervento di Renzi in aula, poco fa, di un’altra categoria (ad alcuni può apparire presuntuoso, egocentrico, spregiudicato: però rispetto alla media dei senatori è legittimato a considerarsi un incrocio tra Churchill e De Gasperi, ma forse più Churchill). Anche oggi è il più veloce di tutti: «I grillini sono finiti. Si stanno dividendo per capire chi entrerà nel prossimo Parlamento». Interviene Pier Ferdinando Casini (che pure si è esibito in un intervento pieno di saggezza): «Io invidio Renzi perché è giovane e bello» (sguardi maliziosi). Il socialista Riccardo Nencini: «Scusate, io vado».

 

 

LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE

Il botto dei 5 Stelle diffonde un certo, innegabile buon umore (avevano promesso di aprire questo luogo sacro come una scatoletta di tonno, un po’ di rancore ci sta). Portaborse: «Ragazzi, è fatta». Il ministro Federico D’Incà e il sottosegretario Enzo Amendola (gran mediatore) sono riusciti a limare anche l’ultima virgola di una risoluzione che mette d’accordo tutte le forze di governo e consente a Draghi di partecipare al prossimo Consiglio europeo. Il voto, però, sembra ormai un dettaglio. Tutti guardiamo Di Maio: eccolo laggiù, in fondo al corridoio con le pareti foderate di velluto. È livido, teso, gelido. Gira voce che avrebbe arruolato oltre 30 deputati (destinati ad aumentare dopo i ballottaggi delle comunali) e una decina di senatori, ci sono i primi nomi (Castelli, Spadafora), il gruppo si dovrebbe chiamare «Insieme per il futuro», sembra abbiano già una sede.

 

Da una porta spunta Giorgio Mulé, sottosegretario alla Difesa: FI, potente, informato.

«Una scissione così non la organizzi in una mattina. È chiaro che Di Maio l’aveva preparata, con cura, da settimane».

conte di maio

 

Continui.

«Conte umiliato. Ha perso la faccia e la truppa. Dopo aver inutilmente minacciato Draghi, non solo vota la risoluzione di maggioranza, ma si ritrova con mezzo partito. Per il Pd, un disastro. Con chi si allea: con l’avvocato dotato di pochette o con Giggino?».

Salute del governo?

«Cagionevole. Però non sarà ricoverato. Andrà avanti con le pasticche».

 

Cercare subito uno del Pd. Ma niente: camminano veloci, sguardi accigliati dietro le mascherine, scuse miserabili: devo tornare in aula, aspetto la telefonata di mia moglie. Si volta il comunista (non è un modo di dire) Marco Rizzo, che parlava con il suo unico senatore rosso, Emanuele Dessì, ex grillino. «Emanuele, dai: fagli vedere la fotocopia». Dessì tira fuori un foglio, è il programma del M5S, con cui fu eletto nel 2018: ripudio della guerra, disarmo, Russia partner economico, riformare la Nato. «All’epoca, il capetto dei 5 Stelle era Di Maio — dice Rizzo — Ma non stupitevi. Questi si dividono su un tema gigantesco come la guerra solo per aggirare il limite del doppio mandato. Ricordo che Bertinotti e Cossutta, un argomento così, lo affrontarono invece con un cipiglio memorabile».

giorgio mule sottosegretario di stato alla difesa foto di bacco

 

Paragoni con Di Maio e Conte? «Sarebbe come paragonare la compagna di scuola con Sharon Stone» (poi, boh: s’avvicina Stefania Craxi e gli urla: «Rizzo, tu dovevi sposarmi!». E lui: «Ma tu sai che io ho fatto molto di più!»).

 

 

Compare Antonio Razzi: «Nei momenti epocali ci sono sempre». Un fine notista: «Non trovi siano indecenti tutti questi uomini che vengono nel Salone Garibaldi senza calzini?». Un tipo basso, rotondo, sudato, chiede: «S’è per caso visto Matteo Salvini?». Ma oggi Salvini potrebbe presentarsi vestito da Batman, nessuno se lo filerebbe. Piuttosto: notizie di Beppe Grillo?

 

matteo renzi a piazzapulita 1

Allora due cronisti partono e vanno ad aspettarlo all’hotel Forum — suite con vista sui Fori, perché l’Elevato adora il lusso — anche un po’ per vedere se ricomincia con il solito rosario di insulti, «Giornalisti fantasmi/ cadaveri che camminano/ lombrichi destinati all’estinzione», o se ha capito che stavolta è il suo Movimento a rischiare brutto, e noi invece siamo ancora tutti qui, al nostro posto, a raccontare.

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