xi jinping covid pil

“È CONTRO SE STESSO CHE XI JINPING DEVE COMBATTERE SE VUOLE CORREGGERE GLI ERRORI CHE HA ACCUMULATO” – RAMPINI: “IL REGIME CHE HA MENTITO AL MONDO INTERO SULLE ORIGINI DELLA PANDEMIA, HA MENTITO ANCHE A SE STESSO. XI HA DESCRITTO LA POLITICA ‘ZERO COVID’ COME UN TRIONFO IN CONTRASTO CON LA DÉBÂCLE DELL'OCCIDENTE. SI È INFILATO IN UN VICOLO CIECO PERCHÉ ‘ZERO COVID’ IMPLICA LA PARALISI PROLUNGATA, A COLPI DI LOCKDOWN. SE DOVESSE RILASSARE QUELLA STRATEGIA, COSA SI PUÒ ASPETTARE? IL COVID HA FATTO UN MILIONE DI MORTI NEGLI STATI UNITI, PER PROPORZIONE DEMOGRAFICA DOVREBBE FARNE QUATTRO MILIONI IN CINA. MA LE PROPORZIONI NON REGGONO PERCHÉ LA CINA HA OSPEDALI PIÙ ARRETRATI E VACCINI MENO EFFICACI”

Federico Rampini per il “Corriere della Sera”

 

CINA XI JINPING ECONOMIA CINESE CORONAVIRUS COVID PANDEMIA

Le proteste che agitano la Cina, scatenate dalle tremende restrizioni per la pandemia, in Occidente evocano il ricordo della grande rivolta di piazza Tienanmen nel 1989. I paragoni per adesso sono esagerati. L'occupazione di piazza Tienanmen da parte degli studenti che chiedevano libertà e democrazia, fu preceduta da mesi di manifestazioni con milioni di persone in piazza in tutte le città.

 

Era una Cina povera, dove le aspirazioni sui diritti si mescolavano a privazioni gravi: una forte inflazione aveva decurtato il potere d'acquisto. I vertici del Partito comunista erano spaccati fra correnti. Il patriarca Deng Xiaoping dovette uscire dal suo semi-pensionamento e orchestrare un golpe militare, per esautorare un premier riformista che cercava il dialogo con gli studenti.

CINA - SCONTRI E PROTESTE A GUANGZHOU CONTRO LE RESTRIZIONI ANTI COVID

 

La Cina di Xi Jinping è una superpotenza con una ricchezza economica e un livello tecnologico più vicini agli Stati Uniti. La sua popolazione gode di un benessere che nessuno immaginava 33 anni fa.

 

Questo progresso spettacolare è un successo dell'intera nazione, dagli operai agli imprenditori, protagonisti di un decollo economico senza precedenti nella storia umana (in queste dimensioni). Il regime si assume il merito di aver governato questo miracolo. Lo ha consentito in tanti modi, per esempio garantendo sicurezza e stabilità.

CINA - SCONTRI E PROTESTE A GUANGZHOU CONTRO LE RESTRIZIONI ANTI COVID

 

In nome di queste, ha costruito un formidabile apparato poliziesco: per decenni Pechino ha dedicato alla sicurezza interna perfino più risorse di quante ne dedicasse al riarmo dell'esercito. Le tecnologie del Grande Fratello cinese sono impressionanti. Altrettanto prezioso è il vecchio apparato dei comitati di quartiere, una rete capillare di volontari controllati dal Partito comunista.

 

CINA - SCONTRI E PROTESTE A GUANGZHOU CONTRO LE RESTRIZIONI ANTI COVID

Marxista-leninista, confuciano, tecnocratico, ma anche «partito d'ordine». Su questo tema Xi Jinping giustificò il pugno duro contro i manifestanti di Hong Kong: descrivendo quei ragazzi come teppisti anarcoidi al servizio di potenze straniere. È la narrazione revisionista che il regime ha calato sui fatti di Tienanmen: ex post, il massacro compiuto dall'esercito nel 1989 fu legittimato con il rischio che la Cina ricadesse in un disordine sanguinoso simile a quello della Rivoluzione culturale maoista.

 

proteste in cina contro la strategia zero covid 23

Oggi al vertice del partito non sono visibili delle correnti in lotta. Xi ha eliminato i rivali; i fautori di linee politiche alternative sono quasi tutti in carcere, con il pretesto della lotta alla corruzione. Solo al comando, almeno per adesso, è contro se stesso che Xi deve combattere se vuole correggere gli errori che ha accumulato. Il Covid è la sfida più tremenda nell'immediato. Per una nemesi storica, il regime che ha mentito al mondo intero sulle origini della pandemia, ha mentito anche a se stesso. Xi ha descritto la politica «zero Covid» come un trionfo in contrasto con la débâcle dell'Occidente.

CINA - SCONTRI E PROTESTE A GUANGZHOU CONTRO LE RESTRIZIONI ANTI COVID

 

Si è infilato in un vicolo cieco perché «zero Covid» implica la paralisi, ripetuta e prolungata, a colpi di lockdown. Se dovesse rilassare quella strategia, in cambio della ritrovata libertà di movimento cosa si può aspettare? Il Covid ha fatto un milione di morti negli Stati Uniti (in linea con la media occidentale), per proporzione demografica dovrebbe farne quattro milioni in Cina. Ma le proporzioni non reggono perché la Cina ha ospedali più arretrati e vaccini meno efficaci.

 

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Pechino dovrebbe replicare una «liberalizzazione controllata» sul modello dei vicini coreani, giapponesi e taiwanesi, campioni del mondo per il basso numero di vittime del Covid. Ma a Tokyo, Seul e Taipei la disciplina sociale, il rispetto delle regole e l'igiene preventiva si accompagnano a sistemi sanitari ben più evoluti. Xi ha promesso al suo Paese qualcosa che forse è impossibile, è prigioniero della sua stessa propaganda.

 

l arresto del giornalista della bbc edward lawrence

Gli errori si cumulano. In economia il ritorno allo statalismo coincide con un rallentamento della crescita e l'aumento della disoccupazione giovanile. In politica estera l'appoggio a Putin in Ucraina inasprisce la guerra fredda con gli Stati Uniti e accelera una crisi della globalizzazione che penalizza l'economia cinese. Parlare di un'altra Tienanmen per il momento non ha senso, però qualcuno al vertice del partito comincerà a preoccuparsi per i segnali di esasperazione nel ceto medio e tra gli studenti universitari: due constituency finora fedeli al regime.

 

 

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2 - LA FINE DELLA POLITICA CINESE DELLO ZERO-COVID POTREBBE SCATENARE IL CAOS

Articolo di “The Economist” – dalla rassegna stampa estera di “Epr comunicazione”

 

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Ma mantenerla assicura una prospettiva economica negativa per il 2023 – scrive The Economist

 

Non tutte le aziende hanno lottato nell'era del Covid zero in Cina. Andon Health, una società quotata a Shenzhen che produce test e dispositivi medici per il Covid, ad esempio, ha registrato un aumento del 32.000% dei profitti netti nel terzo trimestre dell'anno, rispetto allo stesso periodo del 2021, grazie alla produzione di dispositivi di analisi per la Cina e l'America.

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Le 35 maggiori aziende produttrici di test per il covid-19 hanno registrato un fatturato di circa 150 miliardi di yuan (21 miliardi di dollari) nella prima metà del 2022, dando vita a una nuova generazione di magnati della pandemia.

 

Ma al di fuori del complesso industriale cinese del covid, l'economia sta soffrendo. Le serrate e le onerose restrizioni alla circolazione hanno bloccato la fiducia dei consumatori e la crescita economica. Negli ultimi quindici giorni hanno ispirato proteste in tutto il Paese, con un'escalation di tensioni nel fine settimana. Il 27 novembre, nelle strade di Shanghai, i giovani hanno respinto la prospettiva di test e chiusure infinite, scandendo: "Non vogliamo i covid test, vogliamo la libertà".

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Gli effetti economici del tentativo della Cina di liberarsi del virus non sono mai stati così chiari. La circolazione delle persone è stata severamente limitata. Nella settimana del 14 novembre, con l'aumento dei casi di covid, il numero di voli nazionali è diminuito del 45% rispetto all'anno precedente.

 

Le tre maggiori compagnie aeree cinesi hanno perso complessivamente 74 miliardi di yuan nei primi nove mesi del 2022. Secondo la banca d'affari australiana Macquarie, il traffico della metropolitana nelle dieci maggiori città cinesi è diminuito del 32% rispetto all'anno precedente. Gli incassi al botteghino, un indicatore della disponibilità delle persone a uscire, sono crollati del 64%. Solo il 42% dei cinema cinesi era aperto il 27 novembre. Alcuni dei cinema più grandi hanno chiuso del tutto.

 

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Le chiusure sono ora in atto in città che rappresentano circa un quarto del PIL cinese, superando il precedente picco di circa un quinto a metà aprile, quando Shanghai fu chiusa, secondo un indice compilato da Nomura, una banca d'investimento giapponese. Il tasso di disoccupazione giovanile in Cina ha raggiunto un livello record a luglio (19,9%). Nella settimana del 25 novembre, il volume di merci trasportate su strada è stato inferiore del 33% rispetto all'anno precedente.

 

Con le infezioni da Covid che hanno raggiunto livelli mai visti prima, i responsabili delle politiche economiche stanno cercando di stimolare l'economia. La banca centrale ha annunciato una riduzione dei coefficienti di riserva obbligatoria degli istituti di credito. I tecnocrati hanno cercato di ridare vita e fiducia al mercato immobiliare cinese, le cui vendite sono crollate nell'ultimo anno.

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Le misure di alleggerimento annunciate a metà novembre hanno cercato di aiutare i costruttori in difficoltà ad accedere al credito, in modo da poter continuare a costruire. Si prevede che il sentimento migliorerà un po' col tempo. Ma le continue chiusure e la scarsa fiducia dei consumatori probabilmente impediranno ai potenziali acquirenti di fare acquisti. E le prospettive per l'economia nel suo complesso nel 2023 appaiono sempre più cupe.

 

Tenere fuori il Covid una volta sembrava un buon piano. Mentre il resto del mondo soffriva per la diffusione apparentemente inarrestabile delle nuove varianti nel 2021, la Cina sembrava essere tornata in gran parte alla vita normale. I suoi decessi legati al virus sono una minuscola frazione dei decessi legati al virus nel resto del mondo.

 

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Ma anche se altri luoghi hanno imparato a convivere con il virus nel 2022, la politica cinese in materia di Covid, a partire dalla chiusura di Shanghai, il principale centro commerciale del Paese, è apparsa del tutto disorganizzata e repressiva. I cittadini sono stati sottoposti a test infiniti. Le aziende e le aree residenziali possono essere chiuse senza preavviso. Gli spostamenti tra città e province sono diventati gravosi, con ogni governo locale che applica la propria versione di restrizioni coercitive.

 

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Le voci di riapertura si sono rincorse per settimane, mandando in tilt i titoli cinesi. L'11 novembre il governo centrale ha emanato un elenco di 20 misure volte ad allentare le restrizioni relative al covid, come l'eliminazione della necessità di quarantena per i contatti secondari e la riduzione della quarantena per i viaggiatori in entrata da sette a cinque giorni. Le misure sono state accolte dai mercati azionari come un segno che la Cina stava pianificando l'eliminazione graduale del virus zero-covid. Ma la leadership cinese non intendeva inviare un simile segnale.

 

L'allentamento è stato invece solo una messa a punto della politica, volta probabilmente a renderla più sopportabile per un periodo più lungo. E anche in questo caso, gli allentamenti sono stati attuati in modo disordinato. Con l'aumento del numero di casi in molte città, i funzionari locali sono tornati ad applicare misure di blocco ampie e arbitrarie.

 

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Con la pressione che cresce su molti fronti, i leader di Pechino devono fare i conti con l'idea che alla fine perderanno il controllo sia del virus sia della pazienza del pubblico. Il percorso da seguire è oscuro. Pochi analisti ritengono che la Cina si stia preparando a una riapertura imminente. Al contrario, molti vedono un periodo di confusione e di dolorosi errori politici immediatamente a venire. Per almeno i prossimi quattro mesi, o fino a dopo un'importante riunione politica a marzo, i leader di Pechino dovrebbero sostenere il metodo zero-covid, cercando al contempo di perfezionare i propri metodi. Questa situazione potrebbe protrarsi per gran parte del 2023 se le autorità del governo centrale non riusciranno a elaborare una strategia di uscita.

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In queste condizioni, le prospettive per l'economia sono pessime. È probabile che le chiusure di aziende, aree residenziali e persino interi quartieri continuino, anche se potrebbero essere evitate le chiusure totali della città. I funzionari locali potrebbero anche farlo senza annunciare formalmente le chiusure, nel tentativo di sembrare in linea con le nuove misure di allentamento. Questo non farà che aumentare la confusione. Molti degli attuali problemi che affliggono le compagnie aeree e cinematografiche probabilmente continueranno e si estenderanno ad altre attività rivolte ai consumatori.

 

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Le multinazionali possono aspettarsi continue perturbazioni. E anche i consumatori americani che acquistano un nuovo telefono avranno un assaggio di zero-covid. La recente chiusura di uno stabilimento cinese che assembla gli iPhone ha causato gravi disagi ad Apple. La fabbrica, che impiega 200.000 persone ed è di proprietà della Foxconn, un'azienda taiwanese, è stata colpita da un'epidemia in ottobre che ha costretto a una chiusura parziale. Il cibo scarseggiava. I rifiuti si sono accumulati. All'inizio di novembre molti dipendenti si sono dati alla fuga, saltando sui muri e percorrendo le autostrade nel tentativo di tornare a casa.

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Con la pressione che cresce su molti fronti, i leader di Pechino devono fare i conti con l'idea che alla fine perderanno il controllo sia del virus sia della pazienza del pubblico. Il percorso da seguire è oscuro. Pochi analisti ritengono che la Cina si stia preparando a una riapertura imminente. Al contrario, molti vedono un periodo di confusione e di dolorosi errori politici immediatamente a venire. Per almeno i prossimi quattro mesi, o fino a dopo un'importante riunione politica a marzo, i leader di Pechino dovrebbero sostenere il metodo zero-covid, cercando al contempo di perfezionare i propri metodi. Questa situazione potrebbe protrarsi per gran parte del 2023 se le autorità del governo centrale non riusciranno a elaborare una strategia di uscita.

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C'è anche la possibilità di un 2023 ancora più disordinato, in cui i casi si scatenano e le autorità sono costrette ad abbandonare lo "zero-covid". Molti osservatori cinesi sono stati allettati dalle prospettive di una fine - pianificata o forzata - di questa politica. Alcuni hanno immaginato che il Paese passerà dall'attuale stato sclerotico al business as usual, con interruzioni minime tra le due fasi. Questa prospettiva rosea non tiene conto di quello che potrebbe diventare uno dei più grandi sconvolgimenti della sanità pubblica a memoria d'uomo: una vasta recrudescenza di casi in una popolazione quasi del tutto nuova al virus.

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Questo periodo potrebbe includere un rallentamento pervasivo delle attività commerciali. Sia i negozianti che gli acquirenti potrebbero scegliere di rifugiarsi a casa. Le fabbriche potrebbero smettere temporaneamente di funzionare quando le infezioni si diffondono nei reparti di produzione. La confusione politica e le incongruenze tra contee, città e province potrebbero bloccare le catene di approvvigionamento per settimane.

 

Alcuni funzionari locali, che negli ultimi tre anni sono stati addestrati a evitare a tutti i costi i casi di covid, probabilmente si affiderebbero a chiusure furtive per limitare la diffusione. Queste condizioni, se la trasmissione del virus avviene abbastanza rapidamente, potrebbero durare almeno un trimestre. Secondo Ting Lu di Nomura, le regioni interessate dalle chiusure in questa fase potrebbero rappresentare fino al 40% del PIL, con un calo della produzione nell'arco di uno o due trimestri.

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Anche se la Cina dovesse porre fine immediatamente al regime di zero-covid, gli effetti economici positivi non si farebbero sentire prima del 2024, sostengono gli analisti della società di consulenza Capital Economics. Il periodo intermedio sarebbe caratterizzato da turbolenze e instabilità. La crescita sarebbe bassa e, a seconda di come le autorità locali attuano le restrizioni sul covid, le proteste potrebbero continuare.

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