vladimir putin volodymyr zelensky ucraina russia

“LA DOMANDA RIDOTTA ALL'OSSO NON È PIÙ CHI VINCERÀ MA COME SE NE ESCE” – DOMENICO QUIRICO: “A PUTIN PER SALVAR LA FACCIA OCCORRE ESIBIRE ALMENO LA METÀ DELL'UCRAINA. E ZELENSKY? DOPO LA DIFESA EROICA PAGATA CON MIGLIAIA DI MORTI, PENSATE CHE POSSA SALVARE LA FACCIA METTENDOSI A DISCUTERE SU COSA CONCEDERE? PER GLI AMERICANI E I LORO SCUDIERI PIÙ FEDELI, GRAN BRETAGNA, POLACCHI, BALTICI, È ANCOR PEGGIO" - "C'È UN PROTAGONISTA CHE INVECE SI È CONSERVATO LA POSSIBILITÀ, COMUNQUE VADA A FINIRE, DI SALVARE LA FACCIA. OVVIAMENTE LA CINA, CON LA SUA INATTACCABILE ARMATURA CONTRO IL TEMPO…”

Domenico Quirico per “La Stampa”

 

DOMENICO QUIRICO

Salvare la faccia giova. Pare ragionevole ritagliare nel genere della diplomazia che impiega sofisticate tortuosità, che deve trovare vie di accesso spesso coperte e taciturne, travestirsi, farsi accogliere in ambienti ostili e imparare a camminare in punta di piedi, ricavare un sottogenere specifico: per questa forma di astuto compromesso che sembra riservata alla litigiosità banale dei singoli.

 

Vi sono infatti molti e ottimi motivi per cui concedere una via di uscita anche a quelli che hanno torto, anzi soprattutto a quelli che hanno torto, aiuta a scuotersi dai calzari il fango limaccioso della guerra.

 

putin zelensky

Non è forse l'arte, anzi la obbligatorietà sociale del salvarsi reciprocamente la faccia, una delle regole dei popoli di più millenaria saggezza come i cinesi, una etichetta collettiva, socializzata che cancella l'onta del rango, dell'obbedienza?

 

Ragionare sulla necessità di salvare la faccia è ancor più obbligatorio in questa guerra ucraina sommamente confusa e in cui non si riesce a evadere dalla questione teologica delle responsabilità.

 

Ovvero stabilito che il colpevole è Putin e ogni altro disquisire sull'anteguerra superfluo, visto che lui stesso ha voluto liberamente assumere e addirittura se ne fa vanto questa colpa, bisogna eliminare le colluvie di trapassi logici e sofistici.

 

mariupol i bambini nei tunnel dell acciaieria azovstal 4

Ora la domanda ridotta all'osso non è più chi vincerà ma come se ne esce. L'arte, la prudenza e anche la moralità della politica consistono appunto nell'intervenire a tempo debito, e senza precipitazioni e violenze inconsulte e disperate e senza illusioni, sulla via di uscita.

 

Dopo due mesi di guerra, fatua appare la speranza che sia una provvidenziale mano russa, un golpe oligarchico che verrebbe comunque salutato come democratico, a metter fuori gioco il talento imperialista di Putin, che non dà certo segni di rinunciare alla sua pretesa di ottenere conquista e carico di potenza di nuovo mondiale.

 

i ceceni festeggiano la liberazione di mariupol 1

Fatua perché ogni giorno che passa, blocco o non blocco del gas, nonostante argute e fini citazioni degli economisti, la certezza di un fallimento russo che ci consegni l'aggressore legato mani e piedi da una catena di assegni a vuoto, costretto a implorare la misericordia di un bancomat funzionante, appare sempre più remota. Ancor più improbabile, anche se li si rifornisse di un arsenale così gigantesco da svuotare quelli della Nato, che gli ucraini possano stravincere la guerra marciando su Mosca e mettendo, loro, un vero zar sul trono al posto di questo Pugacev uscito dal Kgb.

 

mariupol 1

Allora bisogna ricorrere alla antica saggezza della diplomazia, immaginare un'ipotesi di accordo facendosi guidare da esempi virtuosi ed efficaci. Ad esempio il congresso di Vienna. A cui venne ammessa, e non come reprobo, anche la Francia rappresentata da quella volpe del trasformismo che era Talleyrand ex vescovo ex rivoluzionario ex pari dell'impero e infine rimonarchico, esempio perfetto di quanto si può utilmente cambiare nel corso della vita e della storia seguendo il buon senso e il realismo.

 

MEME ZELENSKY PUTIN

Eppure i vincitori uscivano da più di un ventennio in cui le aquile francesi avevano messo a soqquadro i loro Paesi e i loro troni, devastando dal Manzanarre alla Moscova. La pace reazionaria di Vienna assicurò un lungo periodo di equilibrio prima di venir abbattuta da altri inevitabili scossoni della Storia.

 

Cattivo esempio sarebbe invece imitare gli avidi negoziatori di Versailles 1919 che a salvare la faccia a tedeschi e ottomani non pensarono affatto. Anzi presero a modello il «vae victis» della pace alla cartaginese e fecero ad esempio sfilare i due delegati tedeschi venuti a firmare davanti a una lunga fila di veterani francesi sfigurati dalle ferite riportate in guerra, portati a presenziare alla cerimonia, perché fossero un richiamo vivente ai danni causati dalla aggressione tedesca.

TALLEYRAND

 

Molti oggi invocano questo diplomatico salvare la faccia. Il problema è che forse non è più praticabile. Perché salvare la faccia non riguarda più soltanto Putin che, in quanto aggressore e tiranno, ha bisogno di non ammettere sconfitte e neppure mezze vittorie. Riguarda anche gli Stati Uniti, l'Ucraina e l'Europa.

 

A Putin per salvar la faccia e non imboccare la via della vittoria a tutti i costi o del walhallah di stampo hitleriano ma con il dito sulla bomba atomica, a questo punto occorre esibire non solo il Donbass e la Crimea che aveva già in tasca ma almeno la metà dell'Ucraina per dimostrare che quell'area di sicurezza che esigeva per allontanare l'assedio della Nato se l'è conquistata con la forza.

 

PUTIN BIDEN

E Zelensky? Dopo la difesa eroica pagata con migliaia di morti, città ridotte in briciole, dopo Bucha e Mariupol, pensate che possa salvare la faccia con gli ucraini mettendosi a discutere su cosa concedere a Putin? Per gli americani e i loro scudieri più fedeli, Gran Bretagna, polacchi, baltici, è ancor peggio.

 

Che sia per una politica di prestigio e di potenza intesa alla pace o non millantandola e mentendola per insipienza o passione si sono posti da soli nella condizione di poter salvare la faccia in un solo modo, esibendo la caduta di Putin come prova della superiorità della democrazia (americana) sulle tirannidi. Si riesce a immaginare il presidente Biden che incontra Putin per discutere un accordo che ponga fine al disordine internazionale dopo averlo etichettato come macellaio e soprattutto genocida?

CHURCHILL ROOSEVELT STALIN

 

Roosevelt ha forse mai tentato un approccio diplomatico con Hitler nei quattro anni della guerra? Un simile esercizio di realpolitik spregiudicata andrebbe al di là del tollerabile anche per l'elettore americano che si interessa del mondo solo quando le turbolenze toccano i suoi interessi diretti. L'Europa, anzi gli europei in ordine sparso, pensano di salvarsi con il machiavellismo ostentatorio e impudico: mando le armi, metto le sanzioni come impongono gli americani e la Nato ma... son sempre pronto a trattare.

mariupol

 

Una contraddizione a cui se si vuol trovare una scusante è la impotenza di fatto, per la quale la Storia non ha indulgenze né pietà, e nemmeno considerazione. C'è un protagonista che invece si è conservato la possibilità, comunque vada a finire, di salvare la faccia. Ovviamente la Cina, con la sua inattaccabile armatura contro il tempo. -

Xi Jinping e Vladimir PutinXI JINPING VLADIMIR PUTIN - VIGNETTA DI GIANNELLIvladimir putin volodymyr zelensky

Ultimi Dagoreport

elly schlein marta bonafoni igiaba sciego laura boldrini michela di biase annalisa corrado

A UN ANNO DALLE ELEZIONI POLITICHE, BISOGNA PARLARE AGLI ELETTORI O SCACCIARLI? - LA “FESTA DELL’UNITÀ” 2026 DEL PD E’ UNA SBOBBA INDIGERIBILE DI DIBATTITI SU FEMMINISMO, QUESTIONI LGBTQ+ E SUPERCAZZOLE DA ACCHIAPPANUVOLE - SCHIERATO UN PARTERRE DI SCACCIAVOTI, DA LAURA BOLDRINI A MARTA BONAFONI - MICHELA DI BIASE MARITATA IN FRANCESCHINI CI SPIEGHERA’ COME LOTTARE CONTRO IL PATRIARCATO; LA SCRITTRICE IGIABA SCEGO CI FARA’ PENTIRE DEL PASSATO COLONIALE; L’EURODEPUTATA ANNALISA CORRADO RIBADIRA’ CHE NON BISOGNA USARE IL FERRO DA STIRO PER RISPARMIARE ENERGIA – IN COMPENSO ZERO ATTENZIONE AI TEMI CHE INTERESSANO AI CITTADINI: BOLLETTE, SALARI, TASSE, LAVORO, IMMIGRAZIONE – I RIFORMISTI DEM NON PERVENUTI, ELLY SCHLEIN E IL SUO RADICALISMO WOKE TRIONFANO (E POI DICI CHE UNO VOTA VANNACCI…)

andrea orcel carlo messina generali giorgia meloni

DAGOREPORT - IL BLITZ DI INTESA SANPAOLO SU MPS INTRECCIA LA STRATEGIA FINANZIARIA E IL SISTEMA POLITICO – CON L’OPAS, PER ORA SOLO ANNUNCIATA, CARLO MESSINA PUNTA A NEUTRALIZZARE IL SUO RIVALE PIÙ INTIMO: L’UNICREDIT DI ANDREA ORCEL, CHE AVREBBE POTUTO FARE BINGO RILEVANDO LE PARTECIPAZIONI DI DELFIN DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO IN MPS E GENERALI SUL LATO POLITICO, SE L’OPERAZIONE VA IN CULO ALLA LEGA, CHE TIFAVA LA FUSIONE BPM-MPS, FA CONTENTI I FRATELLI D’ITALIA CHE VOGLIONO TUTELARE “L’ITALIANITÀ” DEL LEONE DI TRIESTE, FORZIERE DEL RISPARMIO ITALIANO, DAL PRIMO AZIONISTA DI BPM, LA FRANCESE CREDIT AGRICOLEE CHI MEGLIO DELLA ''BANCA DI SISTEMA" PUÒ FARLO? – NEL BLITZ CI SONO GROSSI DUE PUNTI DEBOLI, ENTRAMBI LEGATI ALL’ANTITRUST (ANCORA SENZA PRESIDENTE): I 625 SPORTELLI DEL “MONTE” E LE ASSICURAZIONI DEL RAMO VITA, SU CUI INTESA È IL PRIMO CONCORRENTE DI GENERALI - SAREBBE UN UNICUM: IL NUMERO DUE È ANCHE AZIONISTA DEL NUMERO UNO, SUO RIVALE DIRETTO...

ordina nazionale dei giornalisti scuole giornalismo carlo bartoli

DAGOREPORT – L’ORDINE NAZIONALE DEI GIORNALISTI HA BISOGNO DI FARE CASSA. E IL PRESIDENTE, CARLO BARTOLI, HA PENSATO BENE DI “TASSARE” LE SCUOLE DI GIORNALISMO, INTIMANDO LORO DI VERSARE I DUE TERZI DEI DIRITTI DI SEGRETERIA CHE INCASSANO PER EFFETTUARE LE SELEZIONI DEGLI ASPIRANTI PROFESSIONISTI – LA DELIBERA È GIÀ STATA APPROVATA E UN INVITO PERENTORIO È ARRIVATO ALLE SCUOLE TRAMITE PEC, CON TANTO DI IBAN DELL’ODG – NON SOLO, BARTOLI E I SUOI CONSIGLIERI VOGLIO IMPORRE UNA TASSA DEL 10% SULLE RETTE DI TUTTI GLI ALLIEVI. UNA NORMA CHE VERREBBE INTRODOTTA NEL NUOVO “QUADRO DI INDIRIZZI” – PROVVEDIMENTI CHE HANNO SCATENATO ALLARME TRA GLI ATENEI, AI QUALI FANNO CAPO LE SCUOLE DI GIORNALISMO, GIÀ ALLE PRESE CON CONTI PRECARI – COSA ACCADRÀ ORA? SI RISCHIA UNA BATTAGLIA LEGALE…

roberto vannacci carlo freccero marina berlusconi otto e mezzo lilli gruber

CARLO FRECCERO ANALIZZA PER DAGOSPIA IL SUCCESSO TELEVISIVO DI ROBERTO VANNACCI – ‘’FUNZIONA PERCHÉ È IN GRADO DI PROPORSI AL PUBBLICO CON UN DISCORSO SEMPLICE E LINEARE CHE INDUCE ALL'IDENTIFICAZIONE. LUI INCARNA LA NORMALITÀ - È UN GENERALE CHE DALLA GRUBER SI PRESENTA IN TENUTA CASUAL, COME UNO STUDENTE FUORICORSO - RISPONDE DISINVOLTO, DIVERTITO, RILASSATO OSTENTANDO UNA NATURALEZZA CHE OGGI LA DESTRA GESTISCE MEGLIO DELLA SINISTRA. MA IN REALTÀ NON DICE NULLA - L’IMMAGINE DI VANNACCI È RITAGLIATA SULLE ATTESE E GLI STEREOTIPI DELLA DESTRA: È UN GENERALE, DI VALORI TRADIZIONALI, DEVOTO ALLA FAMIGLIA. TUTTAVIA È IN GRADO DI GESTIRE QUESTI VALORI CON NATURALEZZA, SPONTANEITÀ E NEI LIMITI DEL BUON SENSO COMUNE - LA SUA PERFORMANCE A “OTTO E MEZZO”, DA ESAME POLITICO SI È TRASFORMATA BEN PRESTO IN UN FORMAT DI CONFESSIONI, COME ‘’BELVE’’. E L’UNICA BELVATA È L’ATTACCO CONTRO MARINA BERLUSCONI" - VIDEO

pier silvio berlusconi milo infante

DAGOREPORT - CON IL PASSAGGIO A MEDIASET DI MILO INFANTE, PIER SILVIO BERLUSCONI AVVIA LA RIFONDAZIONE DELL'INFORMAZIONE DEL "BISCIONE": INFANTE, NON E' DESTINATO SOLO ALLA CONDUZIONE DI QUALCHE PROGRAMMA TV, MA SARA' ANCHE CONDIRETTORE DI VIDEONEWS AFFIANCANDO MAURO CRIPPA, VICINO ALLA PENSIONE - E' UN PASSAGGIO CHIAVE PER LA LINEA POLITICA DI MEDIASET: CON LA FINE DEL TANDEM CRIPPA-CONFALONIERI, SUONA LA CAMPANA ANCHE PER LA FILIERA, PRIMA PRO-SALVINI POI PRO-MELONI, DEI VARI PORRO, GIORDANO E DEL DEBBIO - NON SOLO: "PIERDUDI" SI AGGIUDICA UN CAMPIONE DI ASCOLTI DEL FILONE "CRIME" CHE, CON IL SUO "ORE14 SERA", ARGINAVA IL SUCCESSO DI "QUARTO GRADO", SU RETE4...

generale roberto vannacci chi guido crosetto

DAGOREPORT - LI VANNACCI VOSTRI! SE I FRATELLINI D’ITALIA AVESSERO SEGUITO LA LINEA DEL MINISTRO DELLA DIFESA GUIDO CROSETTO, ADESSO NON SI RITROVEREBBERO IL CETRIOLO DI "FUTURO NAZIONALE" IN QUEL POSTO - DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL LIBRO “IL MONDO AL CONTRARIO”, IL GENERALE ANDAVA PROCESSATO E CACCIATO DALL'ESERCITO PER INSUBORDINAZIONE - IL MINISTRO, CHE SI MUOVEVA CON IL CONSENSO DEL CAPO DELLE FORZE ARMATE, OVVERO SERGIO MATTARELLA, DIFENDEVA IL PRINCIPIO CHE LE FIGURE APICALI DELL’ESERCITO, IN VIRTÙ DEL PROPRIO RUOLO DI GARANZIA, NON POTESSERO INTERVENIRE A GAMBA TESA NEL DIBATTITO PUBBLICO. IL RISCHIO ERA QUELLO DI CREARE UN PRECEDENTE PERICOLOSO CHE POTESSE “MINARE DALL’INTERNO L’ORDINE E LA DISCIPLINA NELL’ESERCITO” - INVECE DI DEGRADARLO E CACCIARLO A PEDATE, NEL GOVERNO MELONI HA PREVALSO IL TIMORE DI FAR PASSARE IL GENERALE IN VESTAGLIETTA FROU-FROU PER UN MARTIRE DEL LIBERO PENSIERO - E L'EX PARA' DIVENTATO PARA-GURO SE L'E' CAVATA CON UN MITE PROCEDIMENTO DISCIPLINARE: LA SOSPENSIONE DALL'ESERCITO PER 11 MESI... - VIDEO