mario draghi quirinale

“DRAGHI AL QUIRINALE? È UNA SCELTA, E COME OGNI SCELTA HA COSTI E BENEFICI” - L’ECONOMISTA TEDESCO DANIEL GROS: “È COME FARE DEBITO: A BREVE TERMINE C'È DA SOSTENERE UN ONERE, CIOÈ LA SFIDUCIA DEI MERCATI, MA NEL LUNGO PERIODO C'È IL BENEFICIO DI AVERE IL GARANTE PIÙ AUTOREVOLE DEL PAESE CHE PER SETTE ANNI SAREBBE AL COLLE. PERÒ IO CREDO SI DEBBA ANCHE GUARDARE PIÙ IN GENERALE ALLE SCELTE CHE VUOLE FARE IL PAESE E ALLA SERIETÀ CHE LA CLASSE POLITICA VUOLE METTERE IN CAMPO”  – “NON È IL MOMENTO GIUSTO PER RIFORMARE IL PATTO DI STABILITÀ PERCHÉ…”

Gabriele De Stefani per “la Stampa”

 

Daniel Gros

«Riformare il patto di stabilità sarà molto difficile. E non è neanche il momento giusto per farlo».

 

Il patto Draghi-Macron per la riscrittura delle regole europee di bilancio trova scettico Daniel Gros, economista del Center for european policy studies. Che cosa non la convince?

«L'iniziativa non mi stupisce, ci può anche stare puntare a qualche aggiustamento come alzare la soglia dal 60 al 100% del rapporto tra debito pubblico e Pil. Ma mi sembra complicatissimo pensare di arrivare a mettere d'accordo tutti i ventisette per una riforma in profondità.

 

mario draghi al senato

Poi chiaramente bisognerà vedere quale sarà la proposta che Italia e Francia vorranno avanzare. Ma non arrivare alla riforma non sarebbe un male a mio avviso».

 

Perché?

«È come se un'impresa volesse fare un investimento quando non sa nulla di cosa accadrà al mercato di lì a pochi mesi: perché non aspettare? Noi veniamo da venti anni di bassa crescita, bassa inflazione e bassi tassi di interesse.

 

emmanuel macron mario draghi trattato del quirinale 3

Un elemento, quest' ultimo, che dava l'idea che il debito non abbia pericoli né costi. Ora abbiamo un'economia in grande ripresa, i tassi di interesse sono destinati a muoversi, i mercati torneranno più turbolenti e già per l'Italia il rischio sta iniziando ad aumentare.

 

Nessuno può dire in che condizioni saremo tra un anno: che senso ha allora correre a fare una riforma che potrebbe rivelarsi subito superata dai fatti e non più adeguata?».

mario draghi al senato 1

 

Tra un anno però torneranno in vigore le vecchie regole, pensate per un mondo che non c'è più, stravolto dalla pandemia. Non è rischioso?

«E qual è il pericolo? Nel 2023 paradossalmente potremmo avere perfino un contesto in cui la crescita nominale renderà più facile soddisfare i criteri sul debito, benché aumentato in questi anni di lotta alla pandemia. Un anno oggi è un tempo lunghissimo».

PAOLA ANSUINI RETWITTA L'ARTICOLO DELL ECONOMIST

 

La Bce resta prudente sul ritiro degli stimoli avviati con la pandemia. Condivide?

«Le previsioni di lungo periodo sono molto incerte, ma una cosa è certa: l'economia è ripartita, dunque non siamo più in una situazione per cui ci si debba preoccupare di un'inflazione troppo bassa.

 

Io credo che da parte della Bce serva equilibrio: non schiaccerei né il freno né l'acceleratore con troppa forza. Però è l'ora di dare qualche segnale, perché quelli erano strumenti di emergenza e ora l'emergenza è alle spalle. Il ritiro degli stimoli andrebbe anticipato».

 

Draghi e Macron puntano anche a coinvolgere la Germania in un patto a tre per la riforma del Patto di Stabilità. Cosa si aspetta dal nuovo governo tedesco di Olaf Scholz?

«Temporeggerà. Non potrà fare altrimenti, perché l'incertezza c'è per tutti e perché anche Berlino ha bisogno di spendere di più il prossimo anno. Ma nel medio-lungo periodo la Germania vorrà tornare ai freni al debito: è nella Costituzione tedesca ed è un tema politicamente importantissimo nel dibattito del Paese.

 

angela merkel olaf scholz

Prima o poi Scholz dovrà prendere quella direzione».

 

Da una parte c'è l'autorevolezza del premier, dall'altra la posizione scomoda dell'Italia. Che margini può avere la leadership di Draghi nel processo di riforme delle regole Ue?

«Il passato di Draghi gli assicura una leadership morale fortissima, ma se guardiamo alla manovra del suo governo, come ha già notato la Commissione Ue, sono previsti aumenti molto significativi della spesa corrente.

 

Draghi non potrà andare in Europa a dirsi garante di una finanza pubblica che chiede meno rigore in cambio di investimenti, se è il primo ad aumentare la spesa. Come del resto sta facendo Macron. È vero, c'è un'emergenza sociale da contrastare, ma non va fatto a debito».

 

emmanuel macron mario draghi trattato del quirinale 2

I mercati, ieri lo ha rimarcato The Economist, temono il passaggio di Draghi al Quirinale. L'Italia può permetterselo?

«È una scelta e come ogni scelta ha costi e benefici. È come fare debito: a breve termine c'è da sostenere un onere, cioè la sfiducia dei mercati, ma nel lungo periodo c'è il beneficio di avere il garante più autorevole del Paese che per sette anni sarebbe al Colle.

le copertine di the economist contro berlusconi

 

Però io credo si debba anche guardare più in generale alle scelte che vuole fare il Paese e alla serietà che la classe politica vuole mettere in campo».

 

In che senso?

«Se l'Italia veramente non facesse le riforme solo perché Draghi lascia un po' prima la guida del governo, direbbe al mondo intero che non è in grado di prendere impegni di lungo termine».

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”