massimo cacciari mario draghi

“DRAGHI VOLEVA ANDARSENE. RESTARE, PER LUI, SIGNIFICAVA SUICIDARSI” - MASSIMO CACCIARI: “SI SAREBBE TROVATO DI FRONTE ALLO SCONQUASSO IN OCCASIONE DELL'APPROVAZIONE DELLA LEGGE DI BILANCIO. HA INFLUITO ANCHE LA FERITA PSICOLOGICA DELLO SCHIAFFO SUBITO NELLA CORSA AL QUIRINALE MA IL MOTIVO PRINCIPALE È CHE DRAGHI HA COMPRESO CHE LE COSE CHE AVEVA IN MENTE NON SI POTEVANO PIÙ FARE - VOGLIAMO DIRLO CHIARO? LA VERITÀ È CHE IL DRAGHI BIS SENZA IL M5S È FALLITO PERCHÉ L'IDEA NON PIACEVA AL PD - DRAGHI ME LO ASPETTAVO PIÙ EQUILIBRATO. INVECE L'HO VISTO SDRAIATO. IN CAMPAGNA ELETTORALE VERRÀ USATO SOLO COME SCUDO PER NASCONDERE UNA TOTALE MANCANZA DI IDEE…”

Federico Novella per “la Verità”

 

«Scusate, ma non ci sto. Alla storia del draghicidio, io non ci sto. Non è stato un assassinio. Anche se molti, pur non avendone la forza, avrebbero voluto. In realtà era Draghi che voleva andarsene. Restare, per lui, significava suicidarsi».

 

MASSIMO CACCIARI

Professor Massimo Cacciari, cosa intende? Perché è così convinto che il premier volesse togliere il disturbo? Sta contraddicendo tutte le ricostruzioni di queste ore

«Draghi voleva andarsene perché probabilmente si era reso conto che la coalizione di governo era diventata un'armata Brancaleone, e non sarebbe stata assolutamente in grado di far fronte alle scadenze che si profilano in autunno. Arrivare a ottobre con un governo che non funziona più, per lui sarebbe stato un disastro. Si sarebbe trovato di fronte allo sconquasso, proprio in occasione dell'approvazione della legge di bilancio».

LETTA DRAGHI

 

Da qui l'atteggiamento intransigente che avrebbe portato alla crisi?

«Piuttosto che andare avanti a sopravvivere, ha preferito giocare d'anticipo. E forse in tutto questo ha influito anche la ferita psicologica dello schiaffo subito nella corsa alla presidenza della repubblica. Ma ripeto, il motivo principale è che Draghi ha compreso che le cose che aveva in mente non si potevano più fare».

 

Tutto è iniziato con i malumori dei 5 stelle, che non si sono presentati al voto di fiducia sul dl aiuti. Da qui la decisione di Draghi di dimettersi. Decisione che ha spiazzato un po' tutti.

draghi letta

«È stata la prima forzatura evidente, davvero una cosa dell'altro mondo, una roba mai vista nelle democrazie europee dell'ultimo secolo. Un presidente del Consiglio che si dimette senza avere avuto alcun voto di sfiducia e con la stragrande parte dei componenti della sua maggioranza che dicono di voler continuare con lui? E che poi si ripresenta in parlamento e se la prende con Conte e con la Lega? Ma dai. È chiaro che voleva lasciare. Non per ragioni personali, ma per serie motivazioni politiche».

SALVINI DRAGHI

 

Lei crede che un Draghi bis senza Conte, come chiedeva il centrodestra, sarebbe stato possibile in queste condizioni?

«Ovvio che si poteva fare. Il Movimento 5 stelle era esploso, rimaneva Di Maio in maggioranza. Era sufficiente sostituire i ministri e i sottosegretari contiani. E tanti avrebbero esultato per aver fatto fuori i grillini».

 

Ma Draghi non ha accettato di proseguire senza 5 stelle, perché voleva restare a capo di un governo di tutti. Non voleva legarsi a maggioranze che non fossero larghissime.

«Ma dai. Non diciamo fesserie. Da tempo il Movimento 5 stelle è niente più che una finzione politica. Vogliamo dirlo chiaro? La verità è che il Draghi bis è fallito perché l'idea non piaceva al Pd. Sul piano dell'immagine, un governo del genere avrebbe rafforzato la destra, e questo il Partito democratico di Letta non poteva accettarlo. Per questo ha fatto resistenza. E per questo l'idea di scaricare la responsabilità della fine del governo su Conte la considero semplicemente indecente. È chiaro a tutti che ormai l'intera coalizione era divenuta incompatibile al suo interno».

 

massimo cacciari a cartabianca

Se questa è la realtà, come si spiega oggi il rammarico di Draghi per l'avventura che si interrompe, e la condanna unanime dei «guastatori» del centrodestra?

«Anche lui si è prestato a sceneggiate politiche, alle chiacchiere. Mi ha deluso constatare che anche Draghi ha fatto ricorso alla peggiore retorica, quella che l'ha portato a ringraziare il Parlamento nel giorno dell'addio».

 

Ma cosa avrebbe dovuto fare?

«Si ricorda il discorso di Giorgio Napolitano alle Camere, dopo la rielezione? Ha pestato a morte i partiti, inchiodandoli alle loro responsabilità».

 

Draghi avrebbe dovuto imitarlo?

«Avrebbe dovuto fare un discorso di verità: badate, me ne vado perché gli impegni da assumere sono incompatibili con queste forze politiche. Invece Draghi ci ha raccontato che è stato un governo meraviglioso, ha detto grazie a tutti, ai ministri, ai partiti, allo staff, e poi se ne è andato. Ditemi voi se non è un comportamento incredibile: solo in Italia

GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI MEME

accadono certe cose».

 

Questa lettura fa a pugni con la versione ufficiale

«Come sempre in Italia non si dicono le cose come stanno. I media non li leggete? Tutti addosso ai partiti, tutti addosso a chiunque, fuorché a Draghi e Mattarella. Da un lato c'è un'evidente sudditanza psicologica. Dall'altro la presa d'atto che in Italia Draghi è l'unico in grado di rapportarsi con le grandi potenze economico-finanziarie».

 

Coglie delle ombre nella gestione governativa dell'ex capo Bce?

«Me lo aspettavo più equilibrato. Invece l'ho visto sdraiato. Prima sulla linea massimalista del ministero della Salute in materia pandemica, poi sulle posizioni americane sul fronte della guerra in Ucraina. E ha ragionato troppo spesso per semplificazioni».

sergio mattarella mario draghi

 

Campagna elettorale lampo. Dalla caduta del governo Draghi, chi ne esce peggio?

«Il Movimento 5 stelle, politicamente, non esiste più. Il Pd vede saltare l'intesa Letta-Conte, che ha sempre costituito la base della sua strategia. I dem dovranno ragionare in fretta: non possono certo presentarsi alle elezioni alleati con Renzi e Calenda. Temo che l'unica strada percorribile sia quella di fingere di tornare alla vocazione maggioritaria, che tuttavia, con buona probabilità, potrebbe non bastare per evitare la sconfitta».

 

massimo cacciari

Tanti protagonisti in cerca di alleanze al centro dello scacchiere. Può esistere un'agenda Draghi senza Draghi in campo?

«Ma guardi che l'agenda di Draghi è semplicemente l'agenda di tutti. Perlomeno nelle sue pagine fondamentali. Vinca uno o vinca l'altro, è la lista delle cose che dovremo fare per forza. Come affrontare la montagna del debito che continua a crescere? Quale politica fiscale dovremo avere? Dove tagliare? Sono tutte cose che dovremo decidere noi. L'agenda è quella, non ce ne sono mica altre: pensate forse che un governo di centrodestra non avrà più rapporti con l'Europa sul Pnrr? Ma figuriamoci. Quelli sono dei "must" che resteranno intoccabili».

mario draghi contro firma il decreto di scioglimento delle camere

 

Allora non ha senso la campagna elettorale «draghiani contro populisti»?

«Ammettendo che il premier dimissionario sia così venerato nel Paese, è evidente che una parte politica si presenterà alle elezioni dicendo "siamo gli unici eredi di Draghi". Ma se non si dotano di una proposta credibile, non funzionerà. E Draghi verrà usato solo come scudo per nascondere una totale mancanza di idee. Non potranno certo pensare di cavarsela sperando che il premier scenda in piazza con loro a far campagna elettorale».

 

Il centrodestra ha la vittoria in tasca?

«Assolutamente no. Anzi, da quella parte, devono stare attenti a non combinare casini tra di loro. E non devono esagerare nei toni e nei contenuti ideologici».

mario draghi sergio mattarella

 

In che senso?

«Meloni, che continua a dimostrarsi molto abile, nelle sue ultime uscite non dice una parola sui temi urlati di Salvini, come immigrazione e sicurezza. E questo perché sa benissimo che imbracciando il vecchio armamentario salviniano non solo non si vince, ma si spinge il centrosinistra a ricompattarsi».

 

Dunque, si aspetta una destra più «popolare» che populista?

«Quella di Fratelli d'Italia è una destra sociale, un'identità storica della destra che l'Europa ha conosciuto spesso, e che si muove in territori dove la sinistra ha smobilitato completamente: i quartieri popolari, le periferie, i ceti a basso reddito. Lo dico da sempre che la sinistra da questo punto di vista dovrebbe occuparsi degli stessi temi: sanità, scuole, lavoro. Salvini invece è diverso: insiste sull'appello ideologico circa il rapporto con "l'altro", senza accorgersi che su quel terreno invita gli avversari a nozze».

sergio mattarella mario draghi

 

Un governo di centrodestra rappresenta un rischio per la democrazia, visto che potrebbero modificare da soli la Costituzione? Nelle file della sinistra inizia a serpeggiare questo terrore.

«Spero che non si giochi la campagna elettorale sul rischio fascismo perché in quel caso scadremmo davvero nel ridicolo. Non esiste la più remota possibilità di un'involuzione di quel genere. Semmai è un dramma generale della democrazia quello di tendere allo svuotamento dei parlamenti e all'accentuazione del potere esecutivo. Ed è una tendenza destinata ad aggravarsi se non si scrivono regole precise e riforme in senso presidenziale. Ma il fascismo non c'entra niente».

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”