giovanni orsina no green pass

“IL FASCISMO NON C’ENTRA NULLA” - L’ANALISI DEL PROFESSOR GIOVANNI ORSINA: “DEVASTARE LA SEDE DELLA CGIL A ROMA È STATO UN ATTO DI TEPPISMO CHE VA PUNITO. MA DI QUANTE PERSONE STIAMO PARLANDO? I LIVELLI DI VIOLENZA ATTUALI NON SONO IN ALCUN MODO COMPARABILI CON QUELLI DEL PRIMO DOPOGUERRA” - “ENFATIZZARE IL PERICOLO FASCISTA È UNA STRATEGIA STORICA DELLA SINISTRA ITALIANA. METTERE IN MORA SALVINI E MELONI SULLA BASE DELL'ANTIFASCISMO È UN MODO PER INDEBOLIRLI, MAGARI ISOLARLI, NELLA PARTITA DEL QUIRINALE”

Alessandra Ricciardi per "Italia Oggi"

 

GIOVANNI ORSINA

«Ridicolo» paragonare le piazze contro il green pass e gli atti di teppismo contro la sede della Cgil alle azioni squadriste del 1921 che segnarono l'ascesa del fascismo in Italia, «il fascismo non c'entra nulla», dice Giovanni Orsina, storico della Luiss-Guido Carli e direttore della School of government dell'università romana, «c'entra invece la scontentezza del Paese, acuita dalla pandemia, dentro la quale si agita un certo ribellismo, e in questo si innestano gruppi politici organizzati che cercano di cavalcare la protesta. Dentro questo terzo cerchio troviamo una robusta presenza neofascista. Ma è la matrioska più piccola, ce ne vuole per dire che siamo in presenza di un pericolo fascista».

giuliano castellino e roberto fiore assalto alla cgil

 

 

 

Il Pd che evoca il neofascismo e chiede lo scioglimento di Forza Nuova, accusando la destra di essere fuori dall'arco costituzionale?  «Enfatizzare il pericolo fascista è una strategia storica della sinistra italiana», risponde Orsina, «utilizzata dal Partito comunista per rilegittimarsi ed egemonizzare lo schieramento progressista e poi, dopo il 1989, necessaria a ricompattare un centro sinistra diviso e rissoso».

 

manifestazione no green pass a roma 80

La vera posta in gioco, l'elezione del prossimo presidente della repubblica: «Mettere in mora Salvini e Meloni sulla base dell'antifascismo è un modo per indebolirli, magari isolarli, nella partita del Quirinale».

 

Ma questa strategia, «politicamente legittima», dice Orsina, ha un prezzo: «Si rischia di amplificare il fenomeno, polarizzare l'opinione pubblica, far salire il livello dello scontro e alla fine aggravare una situazione che potrebbe essere controllata e sanata in silenzio con altri strumenti, quelli della tutela dell'ordine pubblico».

manifestazione no green pass a roma 78

 

Domanda. Oggi ci sarà una nuova manifestazione no green pass, dopo quelle dei giorni scorsi con i tafferugli di piazza e l'assalto alla sede Cgil di Roma. Le proteste sono di destra?

Risposta. Non lo sono strutturalmente. Intanto una premessa: è sbagliato pensare che le proteste siano un fenomeno solo italiano, ci sono elementi di indisciplina e irritazione sociale che attraversano le democrazie da vari anni, e che prescindono anche dalla pandemia.

la protesta no green pass al porto di trieste 13

 

In altri paesi possono essere pure più forti che in Italia: basti pensare ai gilet gialli in Francia. Il Covid poi ci ha messo del suo: il rafforzamento della disciplina sociale reso necessario dalla pandemia ha sollecitato e alimentato questo sentimento di irritazione e disagio che già serpeggiava.

 

Siamo in presenza di un ribellismo generico contro le pretese disciplinanti dello stato, che non è di destra ma che in questa fase storica è più facile declinare a destra.

 

D. Perché è più facile a destra che a sinistra?

R. Perché il ribellismo in questione ha trovato sponda nei partiti cosiddetti populisti, che tendono a essere più di destra che di sinistra.

 

matteo salvinin e giorgia meloni

D. Eppure la gerarchia, il rispetto delle regole sono valori più sentiti a destra che a sinistra, o no?

R. Eh, lo erano. Oggi a esigere il rispetto delle regole è un moralismo diffuso di matrice più progressista che conservatrice.

 

la protesta no green pass al porto di trieste 19

Ma, come dicevo, il ribellismo mi pare abbia robusti caratteri prepolitici, esistenziali, per così dire. Nell'era del Covid è nutrito dalla paura per il vaccino e dall'insofferenza per l'obbligo vaccinale.

 

D. C'è o no un rigurgito fascista nel dissenso di questi giorni?

giorgia meloni e matteo salvini 5

R. Di per sé il ribellismo non è fascista: la contestazione alla Cgil a Milano, per esempio, è avvenuta da sinistra. Immaginiamo tre cerchi concentrici: il più grande è una certa scontentezza che continua a respirarsi nel Paese, quello di mezzo è una ribellione esplicita, non necessariamente violenta, contro le regole imposte per il Covid, e nel più piccolo ci sono gruppi politici organizzati che cercano di cavalcare la protesta.

 

Dentro questo terzo cerchio troviamo una robusta presenza neofascista. Ma è la matrioska più piccola, ce ne vuole per dire che siamo in presenza di un pericolo fascista.

 

ROBERTO FIORE E GIULIANO CASTELLINO

D. Il governo ha imposto l'obbligo di green pass per tutti i lavoratori, pubblici e privati. Questo contribuisce ad alimentare le tensioni?

R. Una parte del Paese, per varie ragioni, resiste all'idea di vaccinarsi. L'imposizione del green pass ha esasperato una parte di questa parte.

ROBERTO FIORE

 

Ci sono momenti storici in cui è bene essere rigidi, costi quel che costi, altri in cui è più efficace una certa flessibilità. Continuo a chiedermi - anche se ormai è una domanda oziosa, accademica - se, visti i livelli di vaccinazione spontanea raggiunti in Italia, fosse davvero necessario rendere il green pass obbligatorio. Ossia sottoporre a un'ulteriore fonte di irritazione uno spirito pubblico piuttosto precario.

 

GIOVANNI ORSINA

D. Sciogliere Forza Nuova dopo le violenze di sabato scorso, come chiede il Pd con una mozione parlamentare, è necessario?

R. Sciogliere un partito in democrazia è una decisione sempre molto delicata. Torno al ragionamento che facevo sopra: ci sono momenti in cui forzare è indispensabile, ma quando non è proprio indispensabile è saggio evitarlo.

 

È indispensabile, oggi, sciogliere Forza Nuova? A mio avviso no. Il che non vuol dire, naturalmente, che gli atti eversivi e di violenza debbano essere tollerati: tutt' altro. Ma per reprimerli sono sufficienti gli strumenti ordinari affidati alle forze dell'ordine e alla magistratura.

enrico letta foto di bacco (9)

 

Sciogliere un partito invece è un atto politico che ha conseguenze che vanno al di là dei singoli episodi di guerriglia.

 

D. Il Pd ha deciso di portare il caso in Parlamento.

R. Politicamente la mozione gli consente di mettere in mora Matteo Salvini e Giorgia Meloni: se non votate la mozione, questo il ragionamento, siete collusi. Una strategia politicamente del tutto legittima, s' intende, per la quale però deve essere chiaro che c'è un prezzo da pagare.

 

manifestazione no green pass a roma 76

D. Quale?

R. Si rischia di amplificare il fenomeno, polarizzare l'opinione pubblica, far salire il livello dello scontro e alla fine aggravare una situazione che potrebbe essere controllata e sanata in silenzio con altri strumenti, quelli della tutela dell'ordine pubblico.

 

D. C'è chi paragona le proteste di questi giorni con le azioni squadriste del 1921 che segnarono l'ascesa del fascismo in Italia. E chi accusa, lo fanno dal Pd, la destra che dà voce alle ragioni della protesta di essere fuori dall'arco costituzionale.

giovanni orsina

R. Devastare la sede della Cgil a Roma è stato un atto di teppismo che va punito con la massima durezza. Ma di quante persone stiamo parlando? I livelli di violenza attuali non sono in alcun modo comparabili con quelli del primo dopoguerra.

 

Anzi: qualsiasi paragone sarebbe quanto mai ridicolo. Enfatizzare il pericolo fascista è una strategia storica della sinistra italiana, utilizzata dal Partito comunista per rilegittimarsi ed egemonizzare lo schieramento progressista e poi, dopo il 1989, necessaria a ricompattare un centro sinistra diviso e rissoso.

 

Di nuovo: una strategia del tutto legittima. Ma un conto è la realtà, un conto le letture politicamente strumentali che possono darsene.

 

SILVIO BERLUSCONI E MATTEO SALVINI

D. In gioco il risultato del ballottaggio per le amministrative?

R. Penso che tutto questo avrà effetti modesti sul ballottaggio, al massimo servirà a confermare scelte di voto che erano già formate. In realtà dietro c'è una partita più grossa, quella per l'elezione del prossimo presidente della repubblica. Mettere in mora Salvini e Meloni sulla base dell'antifascismo è un modo per indebolirli, magari isolarli, nella partita del Quirinale.

 

berlusconi salvini meloni

D. Se la strategia è mettere fuori dai giochi presidenziali Lega e Fratelli d'Italia, che cosa farà Forza Italia?

R. Forza Italia sarà decisiva. Se dovesse staccarsi da Lega e Fdi per votare il presidente della repubblica con tutti gli altri avrebbe rotto il centrodestra. Ma fin quando sarà Silvio Berlusconi a decidere penso che questo non avverrà.

 

Berlusconi è convinto che il bipolarismo sia una sua creatura, così come lo è il centrodestra unito. E conosce bene l'uso politico dell'antifascismo, perché ne è stato vittima lui stesso. Non è facile che si presti al gioco.

manifestazione no green pass a roma 70

manifestazione no green pass a roma 71

giorgia meloni enrico letta foto di bacco (1)

la protesta no green pass al porto di trieste 1

manifestazione no green pass a roma 48manifestazione no green pass a roma 69manifestazione no green pass a roma 45manifestazione no green pass a roma 41manifestazione no green pass a roma 43manifestazione no green pass a roma 66manifestazione no green pass a roma 44manifestazione no green pass a roma 46manifestazione no green pass a roma 68manifestazione no green pass a roma 47manifestazione no green pass a roma 63manifestazione no green pass a roma 64manifestazione no green pass a roma 65manifestazione no green pass a roma 67manifestazione no green pass a roma 7

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...