renato schifani gianfranco micciche

“INVITO SCHIFANI ALLA MEDIAZIONE, A MENO CHE NON ABBIA DECISO CHE IL SUO PARTITO È FRATELLI D'ITALIA” – DOPO LO STRAPPO, MICCICHÈ MANDA UN PIZZINO AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA - RONCONE: “PRIMA SENSAZIONE: STANNO CERCANDO DI FARLO FUORI. SECONDA SENSAZIONE: FANNO MALE A MICCICHÈ PER FARE MALE POLITICAMENTE ANCHE A LICIA RONZULLI, CON CUI GESTÌ LA RIVOLTA CONTRO LA RUSSA A PRESIDENTE DEL SENATO” - MA IL PROCONSOLE SICILIANO DI BERLUSCONI NON CI STA: “VOLEVANO SOLO INCHIODARMI A ROMA, I FURBETTI. DO FASTIDIO…”

1 - MICCICHÈ "DO FASTIDIO SCHIFANI MI VOLEVA LONTANO FARÒ PACE PER BERLUSCONI"

Estratto dell'articolo di Claudio Reale per “la Repubblica”

 

miccichè schifani

Assicura che la sua «non è una sfida», che «non c'è nessuna guerra». Poi, però, il proconsole siciliano di Silvio Berlusconi, Gianfranco Micciché, protagonista dello scontro a distanza con il governatore Renato Schifani che ha portato a una scissione in Forza Italia, lancia una provocazione al presidente della Regione: «È sempre stato una persona equilibrata - dice - Lo invito alla mediazione, a meno che non abbia deciso che il suo partito è Fratelli d'Italia».

 

Un attimo, Micciché, un passo indietro. Che cosa è successo?

«Ho subito un sacco di pressioni per andarmene».

 

È stato eletto sia all'Ars che al Senato. Vuole restare in Sicilia?

miccichè schifani

«Ho promesso alla mia famiglia che non sarei più andato a Roma. Sono stato lì per 20 anni. Non posso fare una scelta di vita?».

 

Chi l'ha pressata?

«Schifani un giorno mi ha detto di aver ottenuto la vicepresidenza del Senato per me. Do fastidio?».

 

Fra voi due non corre buon sangue da anni.

«Mi hanno mandato un video di un suo intervento in campagna elettorale. Schifani diceva cose strabilianti di me: "Gli devo tutto". Non so cosa sia successo da allora».

 

Non faccia finta di nulla: il nome di Schifani presidente le è stato imposto.

«Me l'ha imposto Ignazio La Russa dopo il problema di Musumeci. Ma io ho accettato».

 

miccichè

Lo scontro di quest'estate: Nello Musumeci voleva ricandidarsi alla presidenza della Regione, lei l'ha stoppato.

«Ho ritenuto sbagliato quello che Musumeci faceva. Non so se mi stiano facendo pagare questo».

 

Chi? La Russa?

«Io non faccio nomi. Constato che l'atteggiamento è surreale: ci sarà qualcosa dietro».

 

Nessuno dei suoi uomini è entrato in giunta. Nessuno ha avuto finora incarichi di sottogoverno.

«Schifani ha scelto un'assessora tecnica per la Sanità. Mi ha chiamato e mi ha detto: "Questo è il tuo nome, candidala". Non funziona così».

 

Quindi ha rotto.

«Io? Tutt' altro. Io non voglio che si rompa».

Non si era notato.

«Martedì mattina ho tentato una mediazione. Mi hanno detto no».

 

Su cosa?

«Non mi hanno nemmeno invitato alla riunione del gruppo».

miccichè schifani

 

Va bene, ma ora come si ricuce?

«Io sono disponibile a tornare indietro e fare un gruppo unico. Mi diano un segnale».

 

Vuole già rimettere mano alla giunta faticosamente nata a 52 giorni dal voto?

«Intanto parliamo. Troveremo una soluzione. Ma la mia non è una sfida.

Sono loro che mi fanno la guerra».

 

Ne ha parlato con Silvio Berlusconi?

«Ogni giorno. È molto dispiaciuto. Gli ho chiesto di convocare me e Schifani. Vorrei avere un confronto in cui Renato mi dica qual è il problema».

(…)

 

gianfranco micciche

2 - MICCICHÈ E LA GUERRA NELL'ISOLA DEI FORZISTI «NON CONVIENE TOGLIERMI POTERE»

Fabrizio Roncone per il “Corriere della Sera”

 

Nemmeno il tempo di avvertire il giornale e dire che c'è un Miccichè croccante sulla scissione siciliana di Forza Italia. Richiama dopo dieci minuti. «Uno scrupolo: faccia capire bene che io, comunque, uomo di pace sono». Eravamo partiti bassi.

 

«Che significa, scusi, un ritratto parlante? Ma per fare il mio ritratto non andrebbe bene nemmeno Guttuso, ha presente Guttuso, sì?»: e poi però è entrato subito nella parte di Gianfranco Miccichè, 68 anni, palermitano, a lungo viceré forzista di un'isola che nel 2001 si prese con quel brutale 61 a 0 (i collegi elettorali che portò in dote ad Arcore, dove fu incoronato), quindi blandito e temuto, iracondo (soprattutto con i giornalisti, con Tremonti, una volta s' arrabbiò con i cinesi «che si portano via il tonno rosso con gli ultrasuoni») ma pure pronto a botte di inattesa simpatia, capace di polemiche feroci (disse che intitolare l'aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino «trasmette un'immagine negativa a chi arriva in Sicilia») e tuttavia sempre veloce a chiedere scusa, molto invidiato (stupefacenti passioni confessabili: le belle donne e le barche), attualmente impegnato nella difesa ostinata e vagamente struggente del potere accumulato («Non me ne frega niente di essere senatore: io, a Roma, non ci vengo. È qui a Palermo che conto, e voglio continuare a contare»).

GIANFRANCO MICCICHE

 

Cronaca battente.

L'altro pomeriggio, il viceré (fate conto un pit bull a cui hanno messo un dito nel naso) strappa con il presidente della Regione, Renato Schifani, colpevole di averlo ignorato nella scelta degli assessori; fonda un gruppo parlamentare con quattro fedelissimi deputati; e diffida il centrodestra dall'usare il simbolo di FI («Il coordinatore del partito, e legale rappresentante in Sicilia, io sono»).

 

miccichè

Prima sensazione: stanno cercando di farlo fuori. Seconda sensazione: fanno male a lui, a Miccichè, per fare male politicamente anche a Licia Ronzulli, la sua capogruppo a Palazzo Madama, con cui gestì la celebre rivolta contro l'elezione di Ignazio La Russa a presidente del Senato.

C'è Giorgia Meloni, dietro tutto questo?

«Della Meloni non parlo. Però è chiaro che sto subendo cose inaudite. Ma perché mi rompono così tanto i cosiddetti?».

 

Perché, gira voce, la premier non le perdona di aver bloccato la candidatura di Musumeci a governatore. E di aver guidato, con la Ronzulli, quella fronda contro La Russa.

«Quel giorno mi dissero che Berlusconi era dispiaciuto perché lei, la Meloni, continuava ad opporsi all'ipotesi di un ministero per Licia, mentre non aveva nemmeno chiesto il permesso per candidare La Russa come seconda carica dello Stato...».

miccichè

 

La Meloni, in aula, ostentatamente, venne a salutare il Cavaliere e la ignorò.

«Veramente fui io a spostarmi, per farle spazio. Comunque: questi lo sanno che, in Sicilia, il centrodestra governa grazie a me, che ho portato FI ad essere il primo partito con il 15%?». Grazie a lei e anche, forse, a Marcello Dell'Utri e Totò Cuffaro. «Guardi, questi vogliono togliere potere a me. Ma gli conviene? Lo sanno che sono la persona di fiducia del Cavaliere?».

 

Vi siete sentiti? «Io lo sento tutti i giorni. Vediamo che ha detto a Schifani. Del resto lo sappiamo di che pasta è fatto, Schifani. Ce la ricordiamo la fuga d'amore con Alfano. Soprattutto, mi ricordo di quando venne a implorarmi di rientrare in FI, dopo che la Meloni gli aveva detto no, guarda: per uno come te, dentro FdI non c'è posto». Che dice il Cavaliere di questa scissione all'Ars? «È molto dispiaciuto». Anche lei, forse, è dispiaciuto. Nemmeno mezzo incarico in questo nuovo governo. «Sbaglia. Mi hanno proposto di fare il vice-presidente del Senato, ma ho rifiutato. Volevano solo inchiodarmi a Roma, i furbetti».

 

miccichè berlusconi

Un osso duro. Con tanta politica addosso. Tre volte deputato, un giro pure a Bruxelles. Tre volte sottosegretario, una persino ministro (Sviluppo e Coesione territoriale, 2005-2006). Anche l'astuzia di restare un autentico berluscones nonostante un po' di partiti inventati e sciolti come cannoli al sole (a memoria: Sicilia Futura, Rivoluzione Sicilia, Forza Sud). Raccontò Marcello Dell'Utri: «Per costruire il partito di Silvio, usammo gli uomini di Publitalia. Non sempre i più bravi: quelli fummo costretti a tenerceli quasi tutti per il fatturato. Ma qualcuno lo sacrificammo».

 

miccich berlusconi

Miccichè, appunto. Che, dopo aver lasciato il quotidiano Lotta Continua nello zaino dell'università, si era tagliato i riccioli e, in ghingheri, era entrato prima all'Irfis, l'agenzia finanziaria per il mediocredito siciliano, e poi, appunto, nella concessionaria di pubblicità delle reti Fininvest (colpaccio d'esordio: un contratto con l'amaro Averna). Insomma: viene da lontano. L'ultima volta che l'ho incontrato, un paio di settimane fa, se ne stava davanti a un piatto di crudi, e li mangiava a mani nude, scialandosi, succhiandosi le dita, una risata e un bicchiere di Chablis, da vero potente che al potere non rinuncia (era seduto al ristorante La Rosetta, dietro al Pantheon: perché è comunque qui, a Roma, che si decide sempre tutto).

Gianfranco Micciche Grande Sud MICCICHE BERLUSCONI

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”