romano prodi elly schlein

“MACRON È STATO UN APPRENDISTA STREGONE, IL RISULTATO DEL SECONDO TURNO HA DI MOLTO RIDIMENSIONATO IL SUO RUOLO” - ROMANO PRODI DA’ L’ENNESIMO CONSIGLIO NON RICHIESTO A ELLY SCHLEIN: “NON DOBBIAMO COPIARE I MODELLI ALTRUI. IN ITALIA, RISPETTO ALLA FRANCIA, ABBIAMO UN ALTRO CAMMINO DA PERCORRERE. L’ALLEANZA DI GOVERNO VA COSTRUITA NON SUI VERTICI MA SU UN PROGRAMMA CONDIVISO – ORBAN? LA COLPA È NOSTRA. BISOGNA FINIRLA CON IL VOTO A UNANIMITÀ"

Paolo Valentino per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

prodi schlein

«La particolarità della situazione italiana è che il Pd ha un ruolo speciale rispetto agli altri alleati, avendo più del doppio dei consensi del secondo partito della possibile alleanza. Però deve capire che una coalizione ha le sue regole e che non ci deve essere la tentazione del partito unico o dominante. Si tratta di una consapevole assunzione di responsabilità. Certo non ci può essere spazio per radicalismi e ali estreme».

 

In questa intervista esclusiva al Corriere , Romano Prodi ragiona a tutto campo sull’esito delle elezioni in Francia, la sinistra in Italia, il futuro dell’Europa e il ruolo di Giorgia Meloni nei prossimi assetti dell’Unione.

 

Professore, partiamo dal risultato francese. Qual è la sua lettura?

«In primo luogo, bisogna leggerlo in francese. È un tipico risultato che viene dalla legge elettorale e da tutto il retaggio della storia politica della Francia. Però una cosa molto semplice la dice: quando c’è una proposta estrema, pro o contro l’Europa, pro o contro l’estrema destra, la maggioranza vota per l’Europa e contro l’estrema destra.

emmanuel macron vota

 

 

Da questo punto di vista Macron ha vinto la sua scommessa, ma io continuo a pensare che avrebbe fatto meglio a non farla. È stato un apprendista stregone, il secondo round ha di molto ridimensionato il suo ruolo».

 

Detto questo, è un voto che ci fa tirare un sospiro di sollievo in Europa. È d’accordo?

«Io sono contentissimo del risultato, ora però bisogna vedere che governo ne verrà fuori. Quale programma può mettere insieme questa nuova Francia? Il programma precedente, quello di Macron, non mi soddisfaceva ma lo capivo. Ora c’è grande confusione. Le Monde ha proposto un gioco ai lettori, costruire la loro maggioranza preferita, un puzzle quasi impossibile. Mi domando se la saggezza che ha portato a una grande coalizione repubblicana contro l’estrema destra, sia in grado di diventare operativa.

 

prodi bonaccini

Se rimaniamo ai veti, non si va lontano. Il discorso di Mélenchon la sera delle elezioni mi ha spaventato, non c’era una parola di appeasement , di pace, di accordo, nessuna mano tesa verso Macron i cui voti sono indispensabili. Ecco, qualcosa deve cambiare in Francia. Quindi bella vittoria, ma molto complicato tradurla in pratica. Il messaggio importantissimo è che Le Pen non è invincibile».

 

Si discute in questi giorni se dal voto in Francia venga una lezione per la sinistra italiana. È così?

«No. Non dobbiamo copiare i modelli altrui. In Italia abbiamo un altro cammino da percorrere. C’è una forza riformista notevole e io vorrei che questo riformismo diventasse abbastanza grande da avere un ruolo di governo. Bisogna allargare, avere grandi ali e soprattutto un programma riformista condiviso».

 

E quali sono i suoi cardini?

«Su casa e sanità esiste una naturale identità di vedute, su scuola e fisco si può trovare una linea comune perché la direzione è la stessa. Il Paese è spaccato per quanto riguarda la distribuzione del reddito, ormai intollerabile. Perfino il governatore della Banca d’Italia dice che dobbiamo aumentare i salari perché così le famiglie non reggono. Siamo al di là di ogni immaginazione. Credo sia possibile un lavoro serio, interpellando anche la base: non esistono più le discussioni nei partiti e invece bisogna ripristinarle.

 

elly schlein - festa dell unit*

Possiamo anche pensare alle primarie, ma io vorrei prima un grande dialogo in Rete sui bisogni fondamentali del Paese. Se oggi rifacessi il mio viaggio in pullman, alle fermate non si presenterebbe nessuno o quasi.

 

Oggi il bus è la Rete. Parliamo con i cittadini e facciamoli esprimere sulle cose fondamentali. Andiamo avanti come quando abbiamo costruito un’alleanza in condizioni che sembravano impossibili, quando eravamo molto più frammentati di adesso. Per favore, non costruiamo un’alleanza di governo sui vertici. Basta. Non servirebbe a nulla. Facciamola su un programma condiviso, che sostituisca i bonus con la politica giusta».

 

Condiviso anche sulla politica estera, dove invece la sinistra registra profonde divisioni, a cominciare dall’Ucraina?

giorgia meloni e viktor orban con dietro emmanuel macron e klaus iohannis

«Le divisioni della sinistra sulla politica estera, dall’Ucraina all’Europa, sono infinitamente inferiori a quelle della destra che ci governa. Che in una coalizione ci siano differenze anche importanti, è normale. Ma nella maggioranza attuale ci sono addirittura linee opposte. Sull’Ucraina mi pare che le differenze a sinistra siano più componibili di quella a destra: sul diritto all’indipendenza e alla sovranità di Kiev il centrosinistra è d’accordo».

 

In Europa è in corso la partita delle nomine, si sta consolidando il cordone sanitario verso l’estrema destra. È la strada giusta? E come giudica l’azione di Giorgia Meloni?

«La maggioranza si fa con le forze che ci sono. Le elezioni francesi paradossalmente rendono il pacchetto di nomine proposto — von der Leyen, Costa, Kallas — il più realistico possibile. Poi nel voto segreto ci possono essere dei franchi tiratori. Vede, i franchi tiratori si dividono in due tipi. Ci sono quelli che hanno in antipatia il candidato e questi sono inconvincibili...».

 

Parla per esperienza personale?

ROMANO PRODI - MARIO DRAGHI

«Certo. Io conoscevo benissimo la faccia di chi non mi avrebbe mai votato nell’elezione per la presidenza della Repubblica. Ecco, questo tipo di franchi tiratori non voterà mai la von der Leyen. E poi ci sono i franchi tiratori che pensano a soluzioni alternative. Questi dovrebbero diminuire dopo le elezioni in Francia.

 

In linea teorica, le candidature proposte dovrebbero essere votate dalla maggioranza che le ha espresse. Se ciò avviene, Giorgia Meloni che si è astenuta su von der Leyen, è fuori gioco. La sua scommessa potrebbe darle più forza solo se il suo voto fosse necessario».

 

romano prodi fotografato da ada masella

Fuori gioco significa che l’Italia peserebbe meno nella divisione degli incarichi fra i commissari?

«No. Che l’Italia abbia un commissario di peso è ovvio. Lo ha sempre avuto. Poi sarà Meloni a spingere per Economia, Concorrenza, Bilancio o Agricoltura. Su questo piano non vedo rischi di emarginazione. Vedo invece il rischio che l’Italia non si segga ai tavoli delle decisioni informali insieme a Francia e Germania, fatto indispensabile perché quelli sono sempre stati i due motori trainanti».

 

Anche se in questa fase girano a vuoto.

«Proprio per questo sarebbe ancora più utile un’Italia protagonista in Europa. Ma non si può fare da collante astenendosi. È come dire facite vobis. Invece una politica attiva significa entrare nello spirito europeo. Complicato per la nostra destra! Per questo motivo la nostra premier si astiene».

 

PRODI

Nel frattempo, abbiamo un problema Orbán in Europa.

«Quando si fanno regole folli, si paga il fio. La regola dell’unanimità e la presidenza a rotazione appartengono al postmoderno. Oggi ne paghiamo le conseguenze: quello è il presidente e fa gli affari suoi. È una cosa orrenda, non è democrazia. Orbán usa il ruolo e il potere che gli abbiamo dato per andare in giro a dire le cose che ha sempre detto e che sono in totale rottura con l’Europa.

 

Ma la colpa è nostra. Fino a quando non la finiremo con l’unanimità, avremo sempre degli Orbán in casa, che approfittano della nostra follia. Inutile girarci attorno: voto a maggioranza, difesa comune, atteggiamento francese sull’arma nucleare e seggio all’Onu, aumento del bilancio europeo, completamento del mercato unico, queste sono le cose che dobbiamo affrontare. Ma ci rendiamo conto che discutiamo sul 2% delle spese per la difesa, senza realizzare un’industria e un esercito comuni?».

prodi lettaBIANCHI LETTA PRODI D ALEMAPRODI BINDI D ALEMAprodi conte

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...