melenchon 3

“MÉLENCHON È UN FACINOROSO PAROLAIO” – DOMENICO QUIRICO DEMOLISCE IL TRIBUNO “SCASSATUTTO” DELLA GAUCHE FRANCESE: “È UN INFATUATO DELLA RIVOLTA AD OLTRANZA, UN MENAPOPOLI MA LE RIVOLUZIONI NON LE FANNO I CHIACCHIERONI - IL FRONTE POPOLARE CON UN TIPO SIMILE, CHE RIFIUTA DI CONDANNARE L'ATTACCO DI HAMAS DEL 7 OTTOBRE COME TERRORISMO, È STATO UNA NECESSITÀ DI FRONTE ALLA ASCESA DI LE PEN MA ORA AUTORITARISMO E SETTARISMO DIVENTANO INFESTI. A LUI MANCA, POVERACCIO, L'ARTE DI STATO..."

Domenico Quirico per “la Stampa” - Estratti

 

Luc Melenchon festeggia in piazza

Insomma: Mélenchon è un rivoluzionario di buona stoffa, un commesso viaggiatore del diavolo o banalmente un facinoroso parolaio e superfluo, un infatuato della rivolta ad oltranza, una pietra di inciampo prima di tutto per la sua parte, la gauche, che per quella degli avversari?

 

Per decifrarlo, ora che calamita speranze molto covate e terrori subitanei, azzardiamo paragoni con la Rivoluzione francese, quella vera. Ebbene il leader de La France insoumise, vincitore delle elezioni confezionate dall'ormai dissacrato presidente Macron, chiama in causa gli Arrabbiati, l'estrema del fronte sanculotto indottrinati dal prete rosso Jacques Roux, e dalla bibbia giornalistica al veleno de Le Pére Duchesne.

 

 

manifesti con melenchon

(...) Personaggi simili starnazzano per un po', si inebriano della popolarità, avvicendano declamazioni per coprire la mancanza di convinzioni profonde, fanno finta di dirigere l'opinione mentre non fanno altro che secondarla. A loro tocca la prima parte del dramma, il demolire, per cui bastano insensati e furibondi.

 

A ricostruire servono carattere e menti addottrinate. Pare tempo nella sinistra francese di canonisti della mediazione e dell'inciucio, che sappiano chinare l'ideale agli interessi, non dei violenti invadenti, degli esageratori come Mélenchon.

 

manuel bompard jean luc melenchon rima hassan

Lui è un menapopoli che vive di frasi e con le frasi non si può certo governare. Sono innocui questi Bruti, le rivoluzioni vere le fanno i laconici, non i chiacchieroni. Non sarà fatica per i moderati e i padroni del vapore riuniti attorno allo sconclusionato Presidente riportarlo al suo cantuccio.

 

Mélenchon al ministero! Suvvia, si dormano sonni beati al Bois de Boulogne. Semmai a temerlo dovrebbero essere proprio i compagni improvvisati e provvisori del Fronte.

 

Mélechon è a suo agio quando si scatena la confusione politica e pullulano i verbali del catafascio, si rallentano i freni, la folla elettorale corre sull'esempio dei più arroganti e vuole distruggere, non emendare. L'oltranzismo, le invettive e le provocazioni sono la sua ideologia politica, gli ha portato fortuna invocare un nuovo che sia però capace di tutto, dove la licenza del fare nasca prima di tutto dalla licenza del dire.

 

(...)

melenchon

 

Agitarsi incessantemente, gridare, insultare, asserire, farragginare speranze smodate, non lasciar mai che, dentro o fuori dalla sua area politica, lo si dimentichi, nessuno scrupolo nella scelta degli argomenti, cambiarli secondo il vento. Perché il suo elettorato è quello dei quartieri popolari, la piccola Francia dei furibondi.

 

A cui propone di scapestrarsi contro i ricchi, di perseguitare il loro rappresentante Macron come il fato di Oreste. La sente quasi fisicamente nei comizi, la sprona e seduce questa plebe il cui solo male è l'esser povera, a cui propone scioperi e cortei violenti e annunci di partizioni bolsceviche delle fortune, «la ghigliottina fiscale» come l'ha definita un ministro macroniano già in preda a freddi sudori patrimoniali.

 

macron melenchon

Che più? Cavalca le tensioni comunitarie, rifiuta di condannare l'attacco di Hamas del 7 ottobre come terrorismo, spregia i media e naturalmente odia le élite, e gioca sull'ambiguità su Russia e Ucraina. Comizi furiosi e pasquinate contro l'autorità sulle piazze e dai pulpiti televisivi, declamazione contro l'ordine esistente: contro le storiche perfidie dei conservatori e le titubanze della gauche riguardosa e traffichina propone di levarsi come vipere.

 

È con questa linea politica che ha continuato a guadagnare minuziosamente voti fino a diventare prima la stampella della sinistra ormai ridotta alla irrilevanza e poi il caudillo che l'ha portata alla imprevedibile vittoria relativa del 2024.

 

de magistris melenchon

È stato un bene per la sinistra francese aver trovato Mélenchon? E se Mélenchon non ci fosse stato? La sinistra poteva non esistere affatto se non fosse esistito lui con le sue furie, questo figlio di pied noir, ex trozkista che alla teoria della rivoluzione permanente ha sostituito quella del conflitto permanente tout azimout», a 360 gradi, ex massone del Grande Oriente (nessun intrigo, per carità, i socialisti francesi sono di casa nelle logge), uno che vuole uscire dalla Nato e si propone di sradicare la miseria usando i soldi dei ricchi.

 

Adesso molti accorrono da lontano al fiuto del successo.

 

In un tempo in cui la mediocrità è l'ideale possibile si può prendere un uomo qualsiasi, un settantenne dal viso di zio pacioccone che porta regali ai nipotini insalivati, una pasta d'uomo si direbbe, un candidato alla pétanque, e farlo diventare elezione dopo elezione, decadenza dopo decadenza, un esplosivo tribuno della plebe.

 

jean luc melenchon dopo il voto per le elezioni legislative

A sinistra non ha esitato a gettare l'incendio con tutti, da Ségolene Royal fino ai compagni di Nupes, l'avventura comune che lui stesso aveva lanciato nel 2022, gli ennesimi compagni di strada disperati dai suoi eccessi e dalla scarsa considerazione in cui li teneva. Un leader che gli dava noia l'ha bollato come un nuovo Doriot, il comunista degli anni trenta passato al collaborazionismo con i nazisti. A una giornalista bollata come islamofoba han dovuto dare la scorta.

 

Ha l'arte della parola ovvero delle frasi che sembrano scultoree ma restano vaghe. Sa dunque sedurre, eppure mal si accomoda a persone indipendenti. Impenetrabile e dissimulato non tollera vicino che devoti, non lascia parlare se non quelli che assentono.

jean luc melenchon dopo il voto per le legislative

 

Il Fronte popolare con un tipo simile è stata una necessità di fronte alla ascesa di Le Pen ma ora autoritarismo e settarismo di questo torneadore del comizio diventano infesti, minano le piccole laboriosità del successo progressista mentre la tempesta della ingovernabilità macchia ogni ottimismo.

jean luc melenchon voto per le elezioni legislative

 

A lui manca, poveraccio, l'arte di Stato.

MELENCHONJEAN LUC MELENCHON JEAN LUC MELENCHON supporter di jean luc melenchon jean luc melenchon 9jean luc melenchon 8MELENCHON 3

Ultimi Dagoreport

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?