silvio berlusconi fedele confalonieri

“IL MIO SILVIO? UN GENIO. MA I SUOI AVVERSARI ANCORA FATICANO A RICONOSCERGLI QUANTO HA FATTO” – FEDELE CONFALONIERI, A UN ANNO DALLA SCOMPARSA, RICORDA L’AMICO BERLUSCONI: “E’ STATO L’UOMO DELLE MISSIONI IMPOSSIBILI” – IL PERIODO IN CUI NON RIUSCIVA A PARLARGLI PERCHE' "IL RAPPORTO ERA MEDIATO DA ALTRE PRESENZE", LA SIMPATIA PER BOSSI, IL GIUDIZIO SULLA MELONI (FU IL “CONFA” A FARE L’ENDORSEMENT ALLA DUCETTA) - “I FIGLI? SONO BRAVI. STANNO ONORANDO IL PADRE CON RISERVATEZZA E SENZA LITI, COME INVECE SUCCEDE IN ALTRE FAMIGLIE DOVE C’È DI MEZZO UN PATRIMONIO”

Francesco Verderami per il Corriere della Sera - Estratti

 

fedele confalonieri silvio berlusconi ubaldo livolsi

Un anno fa Silvio Berlusconi lo lasciò come unico erede dei loro ricordi, di storie che non saranno mai storia perché solo lui ne resterà depositario. E infatti alla vigilia della prima ricorrenza, Fedele Confalonieri sceglie «il silenzio, che è il miglior modo per commemorarlo»: «Tengo per me il mio Silvio», cioè le memorie private dell’amico di una vita che è stato uomo pubblico per definizione.

 

L’alfa e l’omega di un ventennio politico. Il fondatore di un impero mediatico. Il presidente di club più titolato nella storia del calcio mondiale. «Un genio». Un arci italiano così divisivo che «i suoi avversari faticano a riconoscergli quanto ha fatto. Ancora oggi». Oggi che è un anno dalla sua scomparsa.

silvio berlusconi fedele confalonieri adriano galliani alle bermuda nel 1995

 

(...)quando disse di volerci provare, Fidel si adoperò all’impresa: «Perché lui è l’uomo delle missioni impossibili. E io per lui farò l’impossibile».

 

Fu il canto del cigno per Berlusconi ma non è stata la fine del berlusconismo. Perché è vero che la sua colpa fu di non aver lasciato «il partito moderato più grande della storia», come aveva promesso. Ma ha lasciato in eredità una coalizione, quel centro-destra che fu la sua invenzione e che nonostante ora somigli più a un destra-centro, è tornato al governo con una sua (lontana) erede alla guida. «Che mi pare che vada molto bene», ha detto Confalonieri leggendo i risultati delle Europee. Pure Forza Italia ha resistito alle intemperie della politica e all’assenza di Berlusconi: grazie al lavoro del suo gruppo dirigente e al sostegno della sua famiglia.

fedele confalonieri al san raffaele

 

«I ragazzi sono bravi», ha commentato una volta «zio Fedele» parlando dei figli di Berlusconi: «Stanno onorando il padre rispettando le sue volontà. Con riservatezza e senza liti, come invece succede in altre famiglie dove c’è di mezzo un patrimonio».

 

Non sono frasi di circostanza, perché non è un dipendente che parla dei suoi datori di lavoro.

 

Fidel è la persona che divise la fanciullezza e poi la giovinezza con il Cavaliere, fu l’unico che lo licenziò perché — invece di suonare nell’orchestrina che avevano messo in piedi — «Silvio si attardava nelle pubbliche relazioni con le ragazze che ci stavano a sentire nei night e nelle balere». «Era fatto così...». E non è mai cambiato.

 

berlusconi confalonieri

Come non è mai cambiato il loro sodalizio. Malgrado Confalonieri ripeta sempre che «se sono quel che sono lo devo a Berlusconi», è risaputo che a lui fosse concesso di contraddirlo. In privato come in pubblico. Un diritto esclusivo, riconosciuto non solo per ragioni di amicizia. Al fiuto aziendale, infatti, si accompagna anche il fiuto politico che Fidel cela dietro il suo ruolo da «lobbista».

 

Ma ancora nell’ultima stagione romana del Cavaliere è stato lui ad anticipare i tempi, facendo l’endorsement a favore di Giorgia Meloni. E sempre lui aveva spiegato a Berlusconi che «Elly Schlein rianimerà la sinistra, perché dice cose nuove ai suoi elettori. Quando parla delle disuguaglianze, per esempio».

 

Sempre al fianco di Silvio.

 

(...)

 

letta confalonieri berlusconi galliani

Era affascinato dal Cavaliere ma ne vedeva le debolezze. E criticava i suoi errori. Negli ultimi anni ci fu un periodo in cui non riusciva a parlargli a quattr’occhi. I loro dialoghi, persino al telefono, erano sempre mediati da altre presenze. E se ne doleva. Ma il rapporto sopravvisse a quella fase e si ristabilì come ai vecchi tempi.

 

Nutrivano la stessa simpatia per Umberto Bossi, non fosse altro perché Fedele si sentiva (e si sente) «un leghista della prima ora. Della prima non dell’ultima». E perché Berlusconi, dopo gli insulti di «Berluskaz», stabilì una consuetudine con il fondatore del Carroccio: «...E sappi che quando tu smetterai di far politica, lo farò anch’io».

 

Non hanno mai smesso. E nessuno è riuscito a spodestare il Cavaliere: è lunga la lista di volpi finite in pellicceria. D’altronde, come spiegò a quei tempi Confalonieri, «in politica non esiste una legge in base alla quale la leadership viene trasmessa per eredità». Che tradotto per gli aspiranti voleva dire: prendetegli il potere se ne siete capaci.

 

berlusconi confalonieri

A strapparglielo — insieme ai passi falsi — è stato il tempo e quel processo di logoramento delle cose umane che in politica si rivela con la perdita del consenso. Già in principio Berlusconi si meravigliava di non avere la fiducia di tutti gli italiani. Figurarsi quando negli ultimi anni — specchiandosi nei sondaggi — si accorse di non avere più la fiducia di tutti quegli italiani che lo avevano votato. Dai tempi della «discesa in campo» fino al balzo sul famoso «predellino», era riuscito a rialzarsi dopo ogni caduta.

 

Quando consegnò la campanella del Consiglio dei ministri a Mario Monti, sapeva che non l’avrebbe più fatta suonare.

berlusconi confalonieri 77

 

Ma l’impresa più difficile della sua vita fu riuscire a mettere insieme undici giocatori in campo, piuttosto che mettere d’accordo undici milioni di italiani. E sebbene da anni non fosse più il loro presidente, c’erano i tifosi del Milan sul sagrato del Duomo il giorno del suo funerale.

 

L’epopea berlusconiana resiste nel simbolo del Biscione, e ancora oggi Confalonieri è il rappresentante degli anni ruggenti della sfida alla tv di Stato. Non c’è momento pubblico dei due che non sia stato raccontato. Ma di quello privato Fidel non vuol parlare: «Tengo per me il mio Silvio».

berlusconi confalonieri 4duetto confalonieri berlusconi al matrimonio del cav con marta fascina 2duetto confalonieri berlusconi al matrimonio del cav con marta fascina 1silvio berlusconi gianni letta fedele confalonieri vittorio sgarbi duetto confalonieri berlusconi al matrimonio del cav con marta fascina 2CONFALONIERI BERLUSCONICONFALONIERI PIERSILVIO BERLUSCONIfedele confalonieri marina berlusconigalliani e confalonieri duetto confalonieri berlusconi al matrimonio del cav con marta fascina

È geloso della sua eredità.

Ultimi Dagoreport

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO