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“NON C’È NESSUN PAESE CHE PRATICHI UN OBBLIGO GENERALIZZATO” - DRAGHI, STRATTONATO SULLE MISURE ANTI-COVID DAI RIGORISTI PD, FI E LEU E DALLA LEGA CHE MINACCIA LO STRAPPO SU OBBLIGO VACCINALE E GREEN PASS RAFFORZATO, VIENE COSTRETTO A UNA FATICOSA MEDIAZIONE. E SUGLI OVER 50 ARRIVA L'UNANIMITÀ. GIORGETTI, CHE NON NASCONDE IL SUO DISAGIO, È RIMASTO A VARESE. LA DISCUSSIONE IN CDM SI È ACCESA ANCHE SULLA SCUOLA...

VIRGINIA PICCOLILLO per il Corriere della Sera

 

draghi

Alla fine l'obbligo è passato. E adesso chi ha più di 50 anni dovrà vaccinarsi. Ma al Consiglio dei ministri è stato scontro. Tre ore di discussione per trovare una mediazione con la Lega che ha respinto con vigore la prima bozza del nuovo decreto anti Covid. E ha minacciato l'astensione su due misure inizialmente ritenute necessarie per fronteggiare l'aumento vertiginoso dei contagi.

 

Vale a dire l'obbligo vaccinale per gli over 40 e il green pass rafforzato (con l'accesso consentito solo a chi è vaccinato o ha avuto il Covid) per usufruire di servizi: dai centri commerciali al parrucchiere, alle banche e alle poste. Ai fruitori di questi servizi sarà sufficiente il green pass base che si ottiene anche con un semplice tampone.

 

draghi brunetta

Le ragioni della nuova stretta le aveva illustrate lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, in apertura del Consiglio dei ministri: «I provvedimenti di oggi vogliono preservare il buon funzionamento delle strutture ospedaliere e, allo stesso tempo, mantenere aperte le scuole e le attività economiche». Le intenzioni le aveva ribadite con chiarezza il premier: «Vogliamo frenare la crescita della curva dei contagi e spingere gli italiani che ancora non si sono vaccinati a farlo. Interveniamo in particolare sulle classi di età che sono più a rischio di ospedalizzazione per ridurre la pressione sugli ospedali e salvare vite».

 

Favorevole all'obbligo vaccinale tout court il Pd. E sulla linea rigorista anche Italia viva e Leu. Ma netta è stata l'opposizione della Lega al vaccino per i quarantenni e al super green pass per i servizi. Ad argomentarne le motivazioni, soprattutto il ministro leghista del Turismo Massimo Garavaglia che, dopo il lungo braccio di ferro, in una nota firmata con Giancarlo Giorgetti ed Erika Stefani ha specificato: «Siamo responsabilmente al governo ma non acquiescenti a misure, come gli obblighi che incidono profondamente sulla libertà al lavoro che è tutelata dalla costituzione o a misure senza fondamento scientifico visto che la maggioranza assoluta dei ricoverati Covid ha ben più di 60 anni».

MARIO DRAGHI

 

«Inoltre manca l'assunzione esplicita di responsabilità dello Stato quando si introduce un obbligo vaccinale», ha aggiunto la componente leghista battendosi anche per l'anticipo del Tfr a chi è rimasto senza stipendio perché sospeso dal lavoro. Contrari all'obbligo per gli over 40 e 50 anche i Cinque Stelle. Ma dopo la mediazione di Draghi, sugli over 50 è arrivata l'unanimità. «Hanno vinto responsabilità ed equilibrio. Non c'è stata nessuna spaccatura», ha sostenuto il ministro della Pa Renato Brunetta. Una stretta che il ministro della Salute Roberto Speranza ha motivato con la necessità di limitare i ricoveri:

 

«La scelta che stiamo facendo è di restringere il più possibile l'area dei non vaccinati, perché è quella che provoca un peso sanitario sui nostri sistemi ospedalieri. I due terzi dei ricoverati in terapia intensiva e il 50% dei pazienti nei reparti ordinari sono non vaccinati». E dunque a pesare sugli ospedali è soprattutto chi non ha ancora la prima dose. La discussione in Cdm si è accesa anche sulla scuola. E sulla messa a punto di nuove misure per la gestione dei casi di contagio. Per il ministro Patrizio Bianchi «la scelta di fondo è che si torna a una scuola in presenza e in sicurezza», andando incontro alle richieste delle Regioni. Per gli alunni tra 0 e 6 anni è stato deciso «il massimo di tutela», mentre per i più grandi la Dad scatterà per tutta la classe con tre positivi. Ma «si va in Dad solo per 10 giorni, in modo che si sappia prima quando inizia e quando finisce».

speranza franceschini

 

 

LA LEGA MINACCIA DRAGHI

Monica Guerzoni per corriere.it

 

Forse mai prima Mario Draghi si era sentito così strattonato dalle forze politiche, da destra e da sinistra. Come in un pericoloso tiro alla fune, capi delegazione e ministri hanno misurato la forza dei rispettivi partiti provando a portare nel loro campo (o spedire fuori campo) il presidente del Consiglio.

 

Se la Lega è arrivata a minacciare il non voto contro il green pass rafforzato per andare dal parrucchiere o in banca, il Pd e Leu hanno pressato il capo del governo sull’obbligo vaccinale per tutti gli italiani. Così tanto pressato, che Draghi a un certo punto ha detto basta: «Non c’è nessun Paese che pratichi un obbligo generalizzato. Non siamo nella stagione precedente, ora ci sono i vaccini. Perché dovremmo impedire alle persone di lavorare? Le piccole imprese, se le costringiamo a chiudere, potrebbero non riaprire più».

speranza franceschini

 

Mediazione faticosa e tesa, eppure l’ex presidente della Bce alla fine è soddisfatto e lo sono «abbastanza» anche gli scienziati del Comitato tecnico scientifico, che nelle riunioni di Palazzo Chigi hanno portato l’allarme per la corsa della variante Omicron e il rischio che le strutture sanitarie possano entrare presto in grave sofferenza. «Il numero degli ospedalizzati raddoppia in dieci giorni», dicono gli studi illustrati da Brusaferro e Locatelli.

ATTILIO FONTANA GIANCARLO GIORGETTI MATTEO BIANCHI MATTEO SALVINI MASSIMO GARAVAGLIA VARESE

 

Ed è proprio questo l’assillo che ha convinto Mario Draghi a smontare con pazienza le barricate della Lega, fino a far scendere, da 60 a 50 anni, la soglia anagrafica da cui scatta l’obbligo di vaccinazione. E poiché sa bene che ogni sua mossa viene letta alla luce della partita del Quirinale, il premier ha messo in chiaro che «la ratio del provvedimento non è dettata da una esigenza di compromesso politico, ma riflette le classi di età che più rischiano di finire in ospedale per Covid».

 

massimo garavaglia ministro del turismo foto di bacco (3)

Voleva spiegarlo agli italiani in conferenza stampa, ma l’aria elettrica delle riunioni deve averlo convinto a desistere. Troppo combattuta la battaglia sulla scuola, troppo aspro lo scontro tra il fronte rigorista di Speranza, Franceschini, Brunetta e quello aperturista di Garavaglia, Stefani e Dadone. Giorgetti, che non nasconde il suo disagio, è rimasto a Varese e per ragioni familiari ha lasciato il posto al ministro del Turismo, ma a Chigi smentiscono la delusione di Draghi verso il capo delegazione leghista: «Non esiste uno scontro personale, c’è una diversità di visione tra strutture». Alla fine il Carroccio ha ottenuto lo stralcio dell’obbligo di green pass rafforzato per i servizi e ha votato a favore del decreto, lasciando però agli atti che «è stata dura». Garavaglia non ha alzato i toni, ma nel merito ha dato battaglia per sventare l’abbassamento dell’obbligo vaccinale a 40 anni. Proposta di Brunetta, sostenuta da Franceschini e Speranza. Il ministro della Salute ha dovuto rinunciare al «super» green pass per i servizi, eppure anche lui non si mostra scontento: «Più di mezza Italia deve immunizzarsi, è un passo importante». E Brunetta può rivendicare l’idea con cui si è scongiurato lo strappo leghista in Cdm: rinunciare al «rafforzato» e passare al green pass ordinario per l’accesso ai centri commerciali, alle poste o nei saloni di bellezza.

conferenza stampa di fine anno di mario draghi 2

 

Raccontano fonti di governo che la tenacia con cui il fronte rigorista ha «rilanciato, drammatizzato e insistito sull’obbligo per tutti», nonostante il veto di Lega e M5S, ha spazientito il premier, già provato dallo scontro sulla scuola.

 

La sinistra e i governatori volevano far tornare gli studenti in classe persino a febbraio, ma il premier è rimasto fermo sulla casella del 10 gennaio e ha insistito parecchio perché la Dad non scatti finché in classe ci sono meno di tre casi (Draghi ne voleva in realtà quattro).

draghi

 

La corda non si è strappata e a Chigi si respira sollievo per un via libera tutt’altro che scontato. E se pure nel decreto non c’è quell’obbligo di green pass rafforzato per tutto il mondo del lavoro, che Draghi avrebbe voluto approvare già il 30 dicembre, il premier non ritiene di aver ceduto ai partiti. La maggioranza si è ricomposta, le scuole non chiudono, lo zoccolo duro dei no vax è destinato a ridimensionarsi. E l’aver messo in sicurezza la fascia anagrafica più a rischio dovrebbe presto allentare la pressione sugli ospedali.

 

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