enzo cheli giorgia meloni

“LA NOSTRA COSTITUZIONE S’ISPIRA A PRINCIPI OPPOSTI A QUELLI CHE LA RIFORMA DEL PREMIERATO INTENDE AFFERMARE” - L’EX GIUDICE COSTITUZIONALE ENZO CHELI SMONTA LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” DI GIORGIA MELONI: “AUMENTARE IL POTERE DELLA PERSONA CHIAMATA A GUIDARE L’ESECUTIVO PIÙ CHE A RAFFORZARE LA GOVERNABILITÀ PUÒ CONDURRE AD ACCENTUARE LA CONFLITTUALITÀ INTERNA AL SISTEMA E LA SUA INSTABILITÀ CON IL RISCHIO DI APRIRE LA STRADA, IN SITUAZIONI DI EMERGENZA, A SVOLTE AUTORITARIE…”

Estratto dell’articolo di Enzo Cheli per il “Corriere della Sera”

 

enzo cheli - 1

[…] la riforma del «premierato», incentrata sulla elezione diretta del Presidente del Consiglio e proposta come «riforma delle riforme», ha […] per scopo unico di rafforzare la stabilità e l’efficienza del Governo con un intervento che non mette in gioco l’intero impianto costituzionale […]?

 

[…] la risposta […] per non risultare astratta, deve […] prendere in considerazione tre elementi: la tecnica giuridica che occorre utilizzare quando si opera una riforma costituzionale di alto profilo com’è questa; gli obiettivi di politica costituzionale e del loro grado di fattibilità che la riforma intende perseguire; il contesto storico in cui la riforma è destinata ad operare. […]

 

Partiamo dalla tecnica costituzionale. Su questo terreno il «premierato», così come risulta configurato nel testo approvato dal Senato e che la Camera sta esaminando, non può funzionare e ancorché corretto difficilmente potrà funzionare […] per la finalità del tutto irrealistica con cui il progetto si sforza di combinare il presidenzialismo più radicale con una tradizione parlamentare azzerata nella sostanza, ma conservata nella forma.

DUCE DETTO DUCE - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

 

Il voto di fiducia ed il potere di scioglimento delle Camere, strumenti tipici del governo parlamentare, vengono infatti con questo modello apparentemente conservati, ma di fatto sottratti sia al Parlamento che al Presidente della Repubblica per essere collocati dentro la sfera decisionale del Presidente del Consiglio trasformato, attraverso il surplus di legittimazione determinato dall’elezione diretta, in un Capo del Governo.

 

Il fatto è che questa riforma, sotto una forma parlamentare che finge di conservare, mira nella sostanza a concentrare la guida sia del potere esecutivo che del potere legislativo nelle mani di una sola persona fisica non più limitata e condizionata, come nel governo presidenziale, da una effettiva separazione dei poteri o dalla presenza di contropoteri adeguati.

 

enzo cheli - 3

La forma che ne deriva […] è assolutamente anomala, perché segnata dal forte squilibrio indotto dal diverso grado di legittimazione conferito ad un Presidente del Consiglio, espressione della maggioranza, ma investito direttamente dal popolo, che viene contrapposto ad un Presidente della Repubblica, espressione dell’unità nazionale, ma che gode soltanto di una investitura indiretta espressa da un voto parlamentare. Una formula così scompensata non può che aprire la strada […] ad un conflitto permanente e […] al disordine politico derivante dalla possibile contrapposizione tra maggioranze diverse.

 

[…] la prima domanda da fare è se esistono oggi in Italia le condizioni per operare nel governo del Paese un passaggio di questa portata. Tutti concordiamo nel fatto che i nostri Governi vanno stabilizzati […] ma la stabilità politica è un dato che, più che dal modello costituzionale, scaturisce dal grado di coesione espresso dalla base del sistema politico.

 

enzo cheli - 2

In altri termini, in un impianto democratico, non si rafforza la stabilità del potere esecutivo partendo dall’aumento dei poteri formali del suo vertice, bensì dal buon funzionamento della legislazione elettorale e dalla disciplina dei partiti politici. Per questo è indubbio che nella attuale situazione della democrazia italiana, strutturalmente sorretta da un sistema politico oltre che frammentato fortemente diviso, aumentare il potere della persona fisica chiamata a guidare l’esecutivo più che a rafforzare la governabilità può condurre ad accentuare la conflittualità interna al sistema e la sua instabilità con il rischio di aprire la strada, in situazioni di emergenza, a svolte autoritarie.

 

giorgia meloni al convegno sul premierato 3

Svolte suscettibili di incidere in quel quadro delle libertà che è stato tracciato nella prima parte della costituzione che si afferma di non voler toccare, ma che trova la sua fondamentale garanzia nella riserva di legge e nella riserva di giurisdizione, cioè in strumenti che presuppongono l’esistenza sia di un Parlamento politicamente forte che di un potere giudiziario realmente indipendente.

 

Consideriamo, infine, il richiamo alla proiezione storica entro cui […] ogni costituzione o riforma costituzionale vanno necessariamente collocate. Su questo piano è appena il caso di ricordare che la nostra costituzione, nata dall’esperienza di una dittatura e di una guerra civile, s’ispira a principi esattamente opposti a quelli che questa riforma sottintende e intende affermare.

giorgia meloni al convegno sul premierato 5

 

Principi che la Costituente incentrò sulla difesa della persona e sul pluralismo sociale e politico imponendo di conseguenza, al livello dell’azione di governo, la necessità di evitare una concentrazione del potere nelle mani di un solo organo tanto più se unipersonale.

 

Per questo la costituzione, tenendo conto della tradizionale disomogeneità della nostra base sociale, ha adottato un impianto garantista che ai sensi del suo primo articolo attribuisce l’esercizio della sovranità non alla maggioranza, ma al popolo nel suo complesso «nelle forme e nei limiti» di una costituzione rigida che colloca nel Parlamento, espressione di tutte le componenti politiche del Paese, l’asse portante del potere, mentre affida a due organi costituzionali indipendenti dalla maggioranza quali il Capo dello Stato e la Corte costituzionale una efficace funzione di controllo costituzionale.

giorgia meloni al convegno sul premierato 4

 

Questo modello nacque quasi ottanta anni fa per l’azione di forze politiche ispirate da ideologie diverse, ma unite nel rifiuto del modello autoritario imposto dal fascismo. Un rifiuto che, nonostante il tempo trascorso ed il tramonto delle ideologie, conserva ancor oggi il suo significato per chi crede nel valore della democrazia e dei suoi principi fondamentali che la nostra carta repubblicana ha sinora bene interpretato .

ARTICOLO DI POLITICO CONTRO IL PREMIERATO lorenzo fontana giorgia meloni convegno sul premierato giorgia meloni al convegno sul premierato 6

Ultimi Dagoreport

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)