calenda meloni

“IL NOSTRO DIBATTITO PUBBLICO HA SFIORATO IL PRECIPIZIO DELLA BARBARIE” - STEFANO FOLLI: “È UN BENE CHE I POLITICI ABBIANO EVITATO DI FARSI TRASCINARE NELLA MESCHINITÀ DI UN ATTACCO A GIORGIA MELONI BASATO SULLA CONDANNA PENALE DEL PADRE.

TUTTAVIA LA TENTAZIONE DI DELEGITTIMARE L'AVVERSARIO CON OGNI SORTA DI CORPO CONTUNDENTE È SEMPRE DIETRO L'ANGOLO. ILLUMINANTE È IL CASO DI CALENDA: È STATO TRA I PRIMI A DIFENDERE LA MELONI, MA CIÒ NON GLI HA RISPARMIATO L'ACCUSA DI VOLERSI PROPORRE COME…”  - LA DIFESA DI RULA JEBREAL ARRIVA DA UN SENATORE AMERICANO

Da www.repubblica.it

 

GIORGIA MELONI

È un bene che, sia pure con qualche esitazione di troppo, i politici abbiano evitato di farsi trascinare nella meschinità di un attacco a Giorgia Meloni basato sulla condanna penale del padre, peraltro defunto da anni.

 

Sappiamo che è stata la stampa spagnola a tirare fuori la vecchia storia (1995-96) della condanna per traffico di stupefacenti. Ma sappiamo anche che l'uomo da tempo aveva rotto i ponti con la famiglia e viveva di espedienti tra il Marocco e le Isole Canarie. L'ultima volta che vide il padre, Giorgia aveva undici anni. Ovvio quindi riprendere la notizia di cronaca uscita sulla stampa iberica, del tutto arbitrario trasformarla in un'arma per colpire la leader di Fratelli d'Italia.

Zorro Calenda Renzi

 

Eppure è accaduto anche questo, a opera di una nota giornalista arabo-israeliana e non solo. Sui vari canali "social" la polemica si è accesa per molte ore, ma come si è detto alla fine sembra aver prevalso il buonsenso. E persino un briciolo di solidarietà verso una giovane donna che va criticata con asprezza per le sue iniziative politiche, ma lasciata in pace nel merito di questioni dolorose che riguardano la sua famiglia e di cui lei è la vittima evidente.

 

controdibattito carlo calenda enrico letta giorgia meloni 6

Tuttavia anche in questa circostanza il nostro dibattito pubblico ha sfiorato il precipizio della barbarie. È il rischio che corre la nuova legislatura, nella scia dei vecchi equilibri ribaltati. Ed è proprio il pericolo da evitare, se non si vuole pregiudicare fin dall'inizio il lavoro del Parlamento.

 

Accettare il risultato del voto significa anche cogliere un'esigenza di legittimazione reciproca delle forze in campo. E a meno di comportamenti lesivi verso la Costituzione e la legalità repubblicana, è logico che tale legittimazione avvenga rispetto alle culture politiche più distanti e scomode, non tra quelle più vicine e consuete. Dopodiché il confronto può svolgersi con tutta la durezza necessaria sui temi politici concreti.

 

CARLO CALENDA REGINA ELISABETTA MEME

A parole, queste banali verità sembrano accettate da quasi tutti. Nei fatti, si cammina lungo un sentiero sottile. E la tentazione di delegittimare l'avversario con ogni sorta di corpo contundente - si suppone solo in senso metaforico - è sempre dietro il fatidico angolo.

 

RULA JEBREAL

Illuminante è il caso di Calenda. L'esponente di Azione è stato tra i primi a difendere Giorgia Meloni per la triste vicenda del padre. Lo ha fatto con particolare vigore, in nome di elementari principi di civiltà istituzionale. Ma ciò non gli ha risparmiato l'accusa di volersi proporre come puntello della nuova maggioranza, che al momento non ne avrebbe alcun bisogno.

 

S'intende, queste frizioni avvengono via web, sui siti e i canali: ma il loro impatto si scarica presto o tardi sulla politica tradizionale, sempre più lenta di riflessi e poco reattiva davanti alla velocità e alla prepotenza, potremmo dire, delle tecnologie elettroniche. È qui che spesso si raggiungono nuove vette d'imbarbarimento. Ma è sempre qui che le nuove idee costruttive, quando prendono forma, possono rapidamente imporsi.

 

GIORGIA MELONI

In realtà, se Calenda - magari con una certa supponenza - ritiene di dover impartire una lezione urbi et orbi di galateo politico-istituzionale, è al centrosinistra che egli soprattutto si rivolge. È come se dicesse che i vecchi schemi polemici contro la destra sono ormai inservibili. Comunque sono inefficaci, come ha dimostrato il 25 settembre.

La fase che si è aperta richiede un nuovo stile anche nello scambio polemico. La legittimazione reciproca, appunto. Quello che Mario Draghi sembra aver subito capito dalla sua posizione al di sopra delle parti. Ed ecco che sull'Europa Giorgia Meloni si affida già a un linguaggio diverso e più realista in confronto alla vigilia elettorale. Anche nei toni polemici verso la Germania, molto simili a quelli usati dal premier uscente. È una lezione per tutti, maggioranza e opposizione. 

GIORGIA MELONIRULA JEBREAL giorgia meloniSALVINI MELONI BY OSHOGIORGIA MELONI

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