viktor orban giorgia meloni

“ORBAN HA VINTO LE ELEZIONI, L’UNGHERIA È UN SISTEMA DEMOCRATICO” – E MENO MALE CHE GIORGIA MELONI VOLEVA ACCREDITARSI NELLE CANCELLERIE EUROPEEE! DOPO AVER VOTATO CONTRO LA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO CONTRO IL “VIKTATOR” DI BUDAPEST, LA “DUCETTA” OGGI RINTIGNA E DIFENDE IL SUO CARO AMICO: “VORREI UN’EUROPA IN CUI ON CI FOSSERO SCELTE SULLA BASE DELLA DISCREZIONALITÀ” (E INVECE, È BENE CHE SI RICORDI CHE LA DISCREZIONALITÀ ESISTE ECCOME…)

Estratto da www.lastampa.it

 

giorgia meloni e viktor orban

«Se si vota un documento contro l'Ungheria lo si deve fare circostanziando le accuse. Il documento è politico. Vorrei un'Europa in cui non ci fossero scelte sulla base della discrezionalità». Giorgia Meloni a Radio anch'io spiega il no di Fdi al voto dell'Europarlamento contro l'Ungheria di Viktor Orban, definita dai parlamentari «un regime ibrido di autocrazia elettorale» e anche «una minaccia sistemica ai valori dell’Ue».

 

CONFRONTO LETTA MELONI

La risoluzione – che chiede alla Commissione e al Consiglio di agire al più presto per punire con il taglio dei fondi europei il mancato rispetto dello Stato di diritto – è stata votata a larga maggioranza ma ha infiammato la campagna elettorale perché tra i 123 voti contrari ci sono quelli di Lega e Fratelli d’Italia.

 

«Di fronte a un conflitto» in Ucraina «serve avvicinare le nazioni europee piuttosto che allontanarle – torna sul punto oggi Meloni –. Non siamo nella condizione di regalare gli alleati» afferma, riferendosi al contesto europeo nei confronti della Russia e agli attacchi sia all'Ungheria ma anche alla Polonia. «Orban ha vinto le elezioni», insiste il presidente Fdi, «l'Ungheria è un sistema democratico».

 

VIKTOR ORBAN GIORGIA MELONI

E osserva: «I modelli dei paesi dell'est sono diversi dal nostro perché fino agli anni 90 li abbiamo abbandonati al modello sovietico». Un punto su cui si spacca il centrodestra. Silvio Berlusconi boccia Meloni e Salvini: «Se questi signori, i nostri alleati, di cui ho fiducia e rispetto, dovessero partire per direzioni diverse noi non ci staremmo».

 

Il segretario del Pd parla di «vergogna»: «La posizione che Lega e Fratelli d'Italia hanno espresso a Strasburgo è incompatibile con la guida di un grande partito occidentale – sentenzia Enrico Letta –. Vogliono imitare Orban, sono inadeguati come premier in Occidente». Sulla stessa linea il leader del M5s Giuseppe Conte: «O Meloni e Salvini chiedono scusa o sono inidonei a governare».

 

[...] 10.55 – Zingaretti: destre contro Costituzione e diritti

«In tutto il pianeta Terra, dove governano le destre populiste, si restringe la sfera dei diritti civili e dei cittadini. Ma non è un'opinione politica, è un dato di fatto, è un dato storico.

 

NICOLA ZINGARETTI GIORGIA MELONI

Per questo noi dobbiamo combattere. In primo luogo, perché già si nota da dichiarazioni e prese di posizioni; ma poi perché è nella natura stessa della destra populista e nazionalista, di aggredire o attaccare quella che e' la sfera dei diritti individuali, che non ci dimentichiamo mai in questo Paese non sono un lusso per qualcuno, ma sono difesi e tutelati dall'articolo 3 della Costituzione della Repubblica che parla dell'universalità dei diritti: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione di opinioni politiche o convinzioni personali e sociali».

ENRICO LETTA NICOLA ZINGARETTI

 

Lo ha detto Nicola Zingaretti in una intervista a Radio Popolare. «Se si aggredisce questa sfera dei diritti consolidati – conclude –, si aggredisce non solo un diritto individuale di qualcuno, ma il cuore stesso della Costituzione che ci permette di essere liberi».

 

10.41 – Tajani: inequivocabili scelte europeiste FI

«Per noi l'appartenenza alla famiglia dei liberali e' fondamentale. Noi siamo una forza europeista, cristiana e atlantica. Le nostre scelte sono inequivocabili e i giovani sono parte di queste scelte». Cosi' il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, intervenendo in conferenzta stampa a Roma insieme con Lidia Pereira preidente del movimneto giorvanile del Ppe (Yepp).

 

giorgia meloni con viktor orban

10.25 – Conte: o Meloni e Salvini chiedono scusa o sono inidonei a governare

«Ieri Lega e Fratelli d'Italia hanno votato a favore della svolta illiberale dell'Ungheria. Da cittadino, prima che da politico, dico che o la Meloni e Salvini fanno marcia indietro e riconoscono pubblicamente di avere sbagliato su Orban, oppure dico che sono inidonei a governare l'Italia».

 

Lo ha detto il leader del M5S Giuseppe Conte parlando a Messina. «Voi siete testimoni del fatto che ho detto che non spetta a nessuno distribuire patenti di legittimazione democratica - aggiunge -. Stiamo parlando della Lega, di Fratelli d'Italia e di partiti che sono nell'arco costituzionale da tempo e ci sono legittimamente e legittimamente possono aspirare al governo di questo paese.

 

SALVINI - MELONI - BERLUSCONI BY GIANNELLI

Ma ieri si è consumato un passaggio molto serio. Di fronte a una relazione documentata, non a un documento politico, che ha certificato la svolta autocratica dell'Ungheria di Orban e stiamo parlando di un esecutivo che ha messo sotto di se il potere giudiziario, mette il bavaglio ai giornalisti, che costringe e tortura le donne che vogliono interrompere la gravidanza, a costringendole ad ascoltare il battito del feto», «di fronte a questi fatti puntuali, ieri, Fratelli d'Italia e la Lega, al Parlamento europeo, hanno votato a favore di questa svolta, illiberale e autarchica del governo di Orban – ha concluso –. Questo fatto è un fatto serio, puntuale».

 

10.14 – Letta: Meloni-Salvini usano maschera, inaffidabili

«Credo che sia stato gravissimo il voto di ieri di Meloni e Salvini per non condannare, come fatto da tutti in Europa, le scelte antidemocratiche di Orban. Orban è un pericolo per tutta l'Europa e il fatto che Meloni e Salvini non si siano schierati contro di lui è la dimostrazione della loro inaffidabilità come eventuali leader del nostro Paese».

 

MELONI E ORBAN

Così il segretario del Pd, Enrico Letta, intervenendo questa mattina a Padova, a margine della visita alla cooperativa Giotto. «Noi siamo gli unici che stanno presentando agli italiani una proposta veramente alternativa a Meloni e Salvini - ha aggiunto -. Ieri hanno dimostrato che quella messa nei giorni scorsi è una maschera ad uso esclusivo dell'elettorato moderato del nostro Paese, per cercare di nascondere l'idea di destra estrema che rappresentano».

 

10.04 – Letta: come in Svezia la destra moderata non esiste più

«In Italia, come in Svezia, quello che è stato un centrodestra moderato ha sostanzialmente alzato bandiera bianca e ha deciso di imbarcarsi dentro un estremismo guidato dalla destra estrema». Lo ha detto il segretario del Pd Enrico Letta incontrando i giornalisti a Padova.

GIORGIA MELONI VIKTOR ORBAN

 

«Oggi, In Italia, come in Svezia, è la destra estrema che guida e per piccole convenienze il vecchio centrodestra moderato si è semplicemente imbarcato, non guida nulla, non da' garanzie di alcun tipo, e credo che questo sia il messaggio più inquietante che viene da queste ultime elezioni, in Svezia e nella situazione politica italiana - ha poi concluso - non esiste più un centrodestra moderato, esiste una destra estrema e il centrodestra ha deciso di mettersi su un percorso guidato dalla destra estrema».

SALVINI MELONI BERLUSCONI 66

 

09.46 – Della Vedova: Meloni difende Orban e getta la maschera

«Meloni getta la maschera nella sua difesa di Orban 'democratico'. La democrazia non è (solo) vincere le elezioni ma rispettare i diritti delle minoranze politiche, garantire l'indipendenza dei media, rispettare i diritti umani e civili di tutti, persone LGBT incluse, non chiudere le università, non parlare di 'razza', etc etc.».

 

Lo afferma il segretario di Più Europa Benedetto Della Vedova. «Quanto alla guerra di Putin, Orban è più vicino alla Russia che all'Europa. Il voto del 25 settembre, come abbiamo sempre detto, deciderà se l'Italia vuole proseguire nel solco di Draghi protagonista in Europa o andare verso l'Ungheria di Orban», conclude Della Vedova.

 

[...] 09.25 – Meloni: serve stabilità governo

viktor orban e giorgia meloni atreju 2019

«Viviamo in una situazione molto complessa e serve avere stabilità di governo per sviluppare iniziative di lungo periodo senza che ci siano cambi ogni sei mesi o un anno. Servono i 5 anni della legislatura per realizzare i programmi e utilizzare le risorse su tutti i temi specifici». Lo ha detto Giorgia Meloni parlando a Radio Anch'io.

 

[...] 09.10 – Meloni: Ungheria? Non possiamo regalare alleati ai nostri avversari

«Il documento votato a Strasburgo è un documento molto politico. Forse non ci siamo resi conto della situazione in cui ci troviamo. C'è un conflitto, la scelta intelligente sarebbe avvicinare le nazioni europee piuttosto che allontanarle. Non possiamo regalare alleati ai nostri avversari».

 

Lo dice a Radio Anch'io su Radio 1 il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, parlando del voto contrario di Fratelli d'Italia al Parlamento europeo al documento contro l'Ungheria. «E' un testo in cui si dice che l'Ungheria non deve prendere lo risorse europee, ma questo va fatto circostanziando quali sono le accuse. Io vorrei - spiega - che non ci fosse una discrezionalità, cioè dire quanto mi fa simpatia e antipatia il governo di quella nazione, perché poi diventa difficile per tutti. In quel testo c'è una serie di materie risolte da tempo».

 

Parlando sempre della guerra, Meloni aggiunge: «Leggo continuamente di attacchi alla Polonia. Dobbiamo renderci conto che la Polonia si sta caricando tutti i profughi ucraini senza chiedere niente all'Europa. Vogliamo davvero aprire questo fronte? La Polonia, lo dice la Nato, rischia di trovarsi in guerra con la Russia. E noi cosa facciamo? Attacchiamo la Polonia esattamente come l'Ungheria?».

 

09.05 – Letta: una vergogna Salvini e Meloni con Orban

«La posizione che Lega e Fratelli d'Italia hanno espresso a Strasburgo è incompatibile con la guida di un grande partito occidentale. Vogliono imitare Orban, sono inadeguati come premier in Occidente». Lo dice Enrico Letta, segretario del Partito democratico, in una intervista a La Stampa.

 

MELONI E ORBAN

«L'ho trovata una cosa gravissima perché quando ci dicono che non c'è alcun allarme democratico, che quel che diciamo da mesi non è vero, semplicemente sbagliano.

 

Quando si tratta di prendere posizioni chiare e nette contro i regimi illiberali, Meloni e Salvini stanno sempre sistematicamente dall'altra parte - afferma -. Leggiamo il rapporto: a essere considerati problematici in Ungheria sono il funzionamento della costituzione e del sistema elettorale, l'indipendenza della giustizia, la corruzione, i conflitti di interesse, la libertà di espressione, il pluralismo dei media.

 

Poi la libertà accademica, religiosa, di associazione, la parità di trattamento, i diritti delle persone Lgtbq+, i diritti delle minoranze, dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Non serve continuare, basta ascoltare quanto detto da Orban a luglio sulla omogeneità etnica. Un discorso passato come una cosa normale. E aggiungo che il premier ungherese è in questa fase chiaramente collaterale a Putin».

BERLUSCONI SALVINI MELONI - MEME

 

08.57 – Meloni: Orban vinto elezioni. Ungheria sistema democratico

«Se si vota un documento contro l'Ungheria lo si deve fare circostanziando le accuse. Il documento è politico. Vorrei un'Europa in cui non ci fossero scelte sulla base della discrezionalità». Così Giorgia Meloni a 'Radio anch'io' sul no di Fdi al voto dell'Europarlamento contro l'Ungheria.

 

«Di fronte ad un conflitto» in Ucraina «serve avvicinare le nazioni europee piuttosto che allontanarle. Non siamo nella condizione di regalare gli alleati» afferma, riferendosi al contesto europeo nei confronti della Russia e agli attacchi sia all'Ungheria ma anche alla Polonia. «Orban ha vinto le elezioni», ricorda il presidente Fdi, «l'Ungheria è un sistema democratico. I modelli dei paesi dell'est sono diversi dal nostro perchè fino agli anni 90 li abbiamo abbandonati al modello sovietico», osserva.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…