carlo bonomi giuseppe conte

“IL PIANO DI RILANCIO DEL GOVERNO È DEBOLE” - CARLO BONOMI, NEO PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA, ATTACCA L’INCONSISTENZA DEGLI STATI GENERALI DELL’ECONOMIA VOLUTI DA CONTE: “MI SAREI ASPETTATO CHE AI SOGGETTI CONVOCATI IL GOVERNO PRESENTASSE UN PIANO BEN DETTAGLIATO, CON UN CRONO-PROGRAMMA DELLE RIFORME E GLI EFFETTI ATTESI SUL PIL” - LA STIZZA DI “GIUSEPPI”: “NON SI DICA CHE IL GOVERNO NON HA UN PIANO, QUESTA NON È UNA PASSERELLA”

Luca Monticelli per “la Stampa”

 

bonomi conte

Ormai è uno scontro continuo. Ogni mossa di Giuseppe Conte viene puntalmente presa a picconate dal presidente di Confindustria. Ieri Carlo Bonomi ha colpito il premier dove poteva fargli più male, attaccando l'inconsistenza degli Stati generali dell'economia, tanto voluti dal presidente del Consiglio quanto criticati prima dalla sua stessa maggioranza e poi dall'opposizione che sulla kermesse di Villa Pamphili ha eretto un muro. «Mi sarei aspettato che ai soggetti convocati il governo presentasse un piano ben dettagliato, con un crono-programma delle riforme e gli effetti attesi sul Pil», ha sostenuto Bonomi durante una conferenza con la stampa estera.

 

«Noi siamo positivi e propositivi e mercoledì andremo all'incontro dicendo quello che pensiamo e soprattutto illustrando un nostro piano ben preciso», ha rincarato. A Palazzo Chigi l'irritazione cova da tempo e Conte ha iniziato a pensare che l'imprenditore lombardo lo prenda di mira per porsi come un vero e proprio antagonista e giocare un ruolo politico.

giuseppe conte carlo bonomi 2

 

Infatti anche ieri sera il presidente del Consiglio ha risposto a tono senza fare sconti: «Se Confindustria ha un piano ben venga, ma non si dica che il governo non ce l'ha. Abbiamo lavorato tanto, questa non è una passerella. Poi se anche loro ne hanno elaborato uno vuol dire che hanno raccolto il nostro invito nel modo più giusto, è in corso una competizione virtuosa per il futuro del Paese».

 

Che quello di Bonomi fosse uno stile combattivo, molto lontano dall'approccio "governista" della vecchia Confindustria di Vincenzo Boccia, si era capito da tempo. E che proprio agli Stati generali potessero volare gli stracci l'aveva intuito Dario Franceschini quando disse a Conte che mettere in piedi un progetto di rilancio in cinque giorni avrebbe esposto l'esecutivo giallorosso alle bordate di Bonomi e delle parti sociali. Il leader degli industriali aveva prima ispirato un appello condiviso da imprese e banche per chiedere al premier di attivare il Mes e poi aveva detto che «continuando così questa politica rischia di fare più danni del Covid».

 

giuseppe conte carlo bonomi lorenzo guerini

Uscita che Conte rimandò seccamente al mittente definendola «infelice». A colloquio con i giornalisti stranieri il numero uno di Confindustria ha lanciato un'altra stoccata, mettendo sotto accusa «la propensione del pubblico a voler gestire l'economia, per esempio nel caso di Alitalia o dell'Ilva, modelli che hanno prodotto dei danni».

 

Un giudizio che ha indispettito anche il Pd. Antonio Misiani, vice di Gualtieri al Tesoro, gli ha replicato così: «Eviti le generalizzazioni. Lo Stato attualmente è azionista delle più grandi aziende di questo paese: Eni, Enel, Leonardo. Che hanno chiuso il 2019 con utili molto consistenti ed ottimi risultati. Non è scritto da nessuna parte che la presenza pubblica nel capitale sociale delle imprese sia necessariamente qualcosa che porta inefficienza e mala gestione».

 

giuseppe conte carlo bonomi

Ieri, oltre ai sindacati e agli enti locali, è intervenuto a Villa Pamphili anche Vittorio Colao che ha presentato il piano realizzato dalla sua task force. I sindaci sono tornati a chiedere risorse, investimenti, poteri commissariali e semplificazioni. Domani pomeriggio, a confrontarsi con i ministri nella cornice del Casino del Bel Respiro, sarà la volta di artigiani, commercianti, cooperative, banche e assicurazioni.  

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)