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“POCO TEMPO PER L'ESAME DELLE MISURE DELLA MANOVRA” – PROTESTE ALLA CAMERA PER IL TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE BILANCIO ARRIVATO “BLINDATO” DAL SENATO - IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE FINANZE LUIGI MARATTIN (ITALIA VIVA): "NON SIAMO D'ACCORDO SUL METODO: SULLA RIFORMA FISCALE ABBIAMO LAVORATO 6 MESI, NON POSSIAMO AVERE 6 MINUTI DI TEMPO PER DARE UN PARERE” - SUL TESTO IL GOVERNO POTREBBE CHIEDERE IL VOTO DI FIDUCIA CHE POTREBBE ARRIVARE TRA DOMANI E GIOVEDÌ…

CLAUDIA VOLTATTORNI per il Corriere della Sera

 

marattin

Il disegno di legge Bilancio è alla Camera e oggi comincia la discussione in Aula. Il testo, approvato al Senato la scorsa settimana, deve avere il via libero definitivo entro il 31 dicembre 2021 per evitare l'esercizio provvisorio, perciò il governo potrebbe chiedere il voto di fiducia che potrebbe arrivare tra domani e giovedì.

 

Alla Camera, l'iter della manovra economica è cominciato solo ieri con l'esame in commissione Bilancio che, dopo la presentazione degli emendamenti (circa 400, nessuno della maggioranza), ha inviato in Aula il testo arrivato «blindato» dal Senato: non potrà essere cambiato nel passaggio a Montecitorio per evitare di doverlo rimandare al Senato e quindi allungare ulteriormente i tempi già strettissimi. Ma proprio per questo ieri è scoppiato un caso politico. La commissione Finanze della Camera ha deciso di non esprimere il proprio parere di competenza alla commissione Bilancio sul ddl. Una decisione votata da tutta la maggioranza - con l'astensione di Fratelli d'Italia che aveva presentato una propria relazione - per protestare contro «le poche ore» in cui la VI Commissione avrebbe dovuto pronunciarsi.

LUIGI MARATTIN

 

Lo spiega al Corriere il presidente Luigi Marattin (Italia viva): «Il nostro è un campanello d'allarme, perché se non abbiamo niente da dire sul merito della manovra, non siamo d'accordo sul metodo: sulla riforma fiscale abbiamo lavorato 6 mesi, non possiamo avere 6 minuti di tempo per dare un parere, le istituzioni non lavorano così».

 

Sotto accusa «questo metodo di lavoro che va avanti da anni con disegni di legge approvati solo da un ramo del Parlamento: è un problema per la democrazia rappresentativa, qualcosa che sta diventando strutturale e che rischia di minare il rapporto di fiducia fra elettore e rappresentato, qualcuno deve pur dire che il re è nudo e che la macchina così non funziona più».

 

 

LUIGI MARATTIN

La scelta della VI Commissione non bloccherà l'iter della manovra visto che si tratta di un parere consultivo, ma, spiega ancora Marattin: «Il nostro non è un gesto irresponsabile, sarebbe però irresponsabile fare finta di nulla». Intanto sulla riforma fiscale arriva uno studio dell'Ufficio parlamentare di Bilancio che calcola come il vantaggio migliore della riduzione dell'Irpef che partirà nel 2022 sarà per i redditi medio-alti, quelli cioè tra i 42mila e i 54mila euro che in media dovranno versare all'erario 765 euro di meno, contro una riduzione media complessiva di circa 264 euro.

 

Secondo lo studio invece il 20% delle famiglie più povere rimarrà «sostanzialmente escluso» dai benefici per effetto dell'incapienza fiscale, quindi, sottolinea l'Upb, «se le future politiche sociali vorranno ulteriormente sostenere i redditi delle famiglie più povere, dovranno affidarsi a strumenti diversi dall'Irpef, quali trasferimenti monetari diretti o meccanismi di imposta negativa». Per quanto riguarda il caro bollette, in settimana un nuovo consiglio dei Ministri potrebbe riunirsi per prendere nuovi provvedimenti in vista degli aumenti attesi a gennaio. Lo spread ieri ha chiuso a 136 punti base.

maria elena boschi luigi marattinluigi marattin

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