giorgia meloni mario draghi

“LA PRIMA SCELTA CHE ATTENDERÀ GIORGIA MELONI DAL 26 SETTEMBRE È DECIDERE COSA FARE DI DRAGHI” - UGO MAGRI: “SE C’E’ QUALCUNO CHE POTREBBE DARLE UN AIUTO È DRAGHI. TRA I “CONSIGLIORI” DI MELONI NESSUNO È IN GRADO DI INTERLOQUIRE CON LA NATO, LE CANCELLERIE EUROPEE, BRUXELLES, I MERCATI DELLA FINANZA, I SALOTTI BANCARI, I “POTERI FORTI”, CAPACI DI SOVVERTIRE LA VOLONTÀ POPOLARE - RISPETTO A QUESTI AMBIENTI, DRAGHI SAREBBE UNO STRAORDINARIO AMBASCIATORE, QUEL GRANDE “INFLUENCER” DI CUI LA LEADER DI DESTRA HA BISOGNO PER NON FARE LA FINE DEL GATTO SULL’AUTOSTRADA. NON A CASO, FORSE, L’AVREBBE VOLUTO ELEGGERE AL QUIRINALE”

Ugo Magri per www.huffpost.it

 

GIORGIA MELONI MARIO DRAGHI BY DE MARCO

Lascia stupefatti lo stupore che ha accolto l’ovvia risposta di Draghi alla altrettanto inevitabile domanda: “Farebbe il bis?”. Certo che no, ha sorriso il premier da uomo di mondo. E su questo suo scontatissimo “no” s’è aperto sui media uno stralunato dibattito, come se il Nostro avesse potuto dire diversamente da ciò che ha detto, proponendosi fin da subito quale bi-salvatore della Patria, tra l’altro non si capisce bene da chi, perché manca una settimana al voto e, soprattutto, la certezza matematica di cosa ne verrà fuori.

comizio di giorgia meloni dopo il voto al senato su draghi 2

 

Sbilanciarsi pubblicamente adesso, precocemente, al buio, per l’ansia di riproporsi non sarebbe stato da lui. Difatti Draghi se n’è ben guardato; e dunque quel “no” non significa nulla, lascia intatto il mistero delle sue reali future intenzioni: se davvero rifiuterebbe Palazzo Chigi, qualora potesse tornarci (per un anno e mezzo ci si è molto divertito); e come reagirebbe nel caso gli venisse prospettato qualche nuovo prestigioso incarico. L’unica certezza è la totale incertezza al riguardo.

 

A Super Mario, sulla carta, nulla è precluso perché se ne va dal potere con l’alone di martire, pugnalato dai partiti nel momento più sbagliato; perché lascia dietro di sé una scia di rimpianti, sia per quello che ha fatto sia per quanto gli è stato impedito di fare.

 

giorgia meloni mario draghi

L’incompiuta di governo sarà la sua forza e, come capita in questi casi, anche la sua vendetta. Potrà sonnecchiare in riva al fiume, rilassarsi tranquillo nella villa di Città della Pieve come il generale de Gaulle a Colombey-les-Deux-Églises, lasciando che il suo ricordo continui a seminare il panico nei palazzi romani come un ingombrante fantasma, un inquietante termine di paragone: “Avevamo Draghi, signora mia, e adesso guardi come siamo conciati”.

 

giorgia meloni dopo l'incontro con draghi 1

Tra l’altro nessuno potrà accusarlo di aver giocato in proprio; a differenza di Mario Monti, il quale aveva fondato addirittura un partito personale, l’ex banchiere centrale se n’è ben guardato; anzi ha negato che la sua famosa “agenda” governativa super partes potesse diventare bandiera di parte, tantomeno della coppia Renzi-Calenda pronta ad impossessarsene per fini propri. “Not in my name”, giù le mani dal sottoscritto, ha fatto sapere Draghi. Da allora quelli non ne parlano più.

 

MELONI DRAGHI

Insomma: con la fine delle larghe intese l’attuale premier non sembra destinato a uscire di scena; resterà nell’immaginario collettivo come esempio di “tafazzismo” della politica che, come al solito, si libera dei migliori per tenersi i peggiori; rientrerà in modalità “réserve de la République”, cioè di estrema risorsa, di paracadute per il Paese; fuori dai confini continueranno a considerarlo garante della fiducia che ci concedono, dei miliardi che ci prestano; e in questa veste indecifrabile Draghi porrà immediatamente un problema al vincitore (o vincitrice) delle elezioni.

 

giorgia meloni dopo l'incontro con draghi

Mettiamoci nei panni di Giorgia. Giorni fa, insieme a un mazzo di contumelie, ha lanciato il seguente appello: “Teniamoci per mano”, se n’è uscita, quasi rendendosi conto di ciò che presto l’attende e sollecitando un aiuto, un soccorso da tutti quanti abbiano a cuore l’interesse comune, chiunque lo rappresenti, perfino lei. Ecco: se qualcuno, volendo, un aiuto potrebbe darglielo, quel qualcuno risponde certamente al nome di Draghi.

 

Perché tra i “consigliori” di Meloni nessuno è altrettanto in grado di interloquire con i partner della Nato, con le cancellerie europee, con i burocrati di Bruxelles, con i mercati della finanza, con i salotti bancari, con tutti quelli che generalmente vengono denominati “poteri forti”, capaci di sovvertire la volontà popolare. Rispetto a tutti questi ambienti, Draghi sarebbe uno straordinario ambasciatore, quel grande “influencer” di cui la leader di destra ha bisogno per non fare la fine del gatto sull’autostrada. Non a caso, forse, l’avrebbe voluto eleggere al Quirinale.

 

delegazione di fratelli d italia dopo le consultazioni con draghi 2

Ecco dunque la prima scelta strategica che attenderà Giorgia Meloni dal 26 settembre in avanti, da cui molte altre discendono a cascata: decidere cosa fare di Draghi. Dove collocarlo nei suoi piani e in quelli per l’Italia. In che modo tirarlo dalla sua parte a costo di accantonare Tremonti o, in alternativa, farne il bersaglio di una guerra totale contro l’establishment. Antagonista o alleato. Mina vagante o risorsa preziosa. Qualunque sarà la risposta, una cosa è certa: Meloni non potrà ignorarlo. 

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?