beppe grillo vincenzo onorato moby

“QUESTO DOBBIAMO TRATTARLO BENE” – NELLE CHAT ACQUISITE DALLA PROCURA DI MILANO, BEPPE GRILLO SI PRODIGA PER SENSIBILIZZARE I PARLAMENTARI E I MINISTRI CINQUE STELLE COINVOLTI DIRETTAMENTE NELLE QUESTIONI NORMATIVE ED ECONOMICHE DELL’ARMATORE – C’È RIUSCITO? DI CERTO DURANTE I DUE GOVERNI CONTE CI SONO STATE PROROGHE SU PROROGHE DELLA CONVENZIONE DA 72 MILIONI DI EURO ALL'ANNO CON CUI TIRRENIA COPRIVA LE ROTTE PASSEGGERI/MERCI PER LA SARDEGNA, LA SICILIA E LE ISOLE TREMITI...

1 - «ONORATO VA TRATTATO BENE» LE CHAT CHE INGUAIANO GRILLO

Claudia Guasco per "il Messaggero"

 

BEPPE GRILLO E MOBY - VIGNETTA ELLEKAPPA

Voleva diventare il re dei trasporti marittimi, finché un gigantesco indebitamento ha fatto colare a picco la sua flotta. Ma Vincenzo Onorato, proprietario di Moby che nel 2011 attraverso Cin ha comprato Tirrenia, non è un uomo che si arrende facilmente. Se mancano le risorse finanziarie, c'è sempre la politica che può dare una mano. In particolare l'amico di vecchia data Beppe Grillo, fondatore del M5S: «Questo dobbiamo trattarlo bene», dice di Onorato.

 

È uno dei contenuti delle chat acquisite dalla Procura di Milano e al centro dell'inchiesta per traffico di influenze illecite. A scrivere è Grillo, che in numerosi messaggi come questo sensibilizza i parlamentari e i ministri Cinquestelle direttamente coinvolti nelle questioni normative ed economiche dell'armatore.

BEPPE GRILLO E IL CERVELLO COME MASCHERINA CON CUI INVITAVA A FILTRARE L'INFORMAZIONE

 

«MEDIAZIONE ILLECITA»

Tra i destinatari ci sono una quindicina di parlamentari, ma soprattutto ministri come l'ex titolare dei Trasporti Danilo Toninelli, l'ex numero uno dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli (oggi alla guida del dicastero delle Politiche agricole) e l'allora suo vice Stefano Buffagni, nessuno dei quali è indagato.

 

Due parlamentari lasciano: la senatrice Evangelista e il deputato Marino. Non ci sono state pressioni, replicano i diretti interessati precisando peraltro di avere lasciato cadere le istanze dell'armatore. Ma le chat, secondo la Procura, non lasciano margine di dubbio: «Fanno ritenere illecita la mediazione operata» dal leader del Movimento, «in quanto finalizzata a orientare l'azione dei pubblici ufficiali in senso favorevole agli interessi del gruppo Moby», scrivono i pm nel decreto di perquisizione eseguito dalla guardia di finanza.

 

vincenzo onorato

E proprio per questo motivo non hanno sequestrato il telefono di Grillo, perché ritengono che a corroborare l'accusa siano sufficienti i messaggi estratti (inserendo alcune parole chiave) dai faldoni arrivati da Firenze sulla fondazione Open di Matteo Renzi. Anche presso quest' ultima, stando alle indagini, l'armatore avrebbe cercato sponda.

 

Da un'informativa della finanza finita agli atti dell'inchiesta chiusa di recente dalla Procura fiorentina emerge che tra novembre 2015 e luglio 2016 siano stati versati 300 mila euro a Open, sia da Onorato sia dalla spa di cui era presidente. Denaro, secondo i pm, finalizzato a cementare i rapporti con alcuni esponenti del Pd, tra cui l'onorevole Luca Lotti, che avrebbero potuto favorire gli interessi del gruppo.

 

TIRRENIA jpeg

Alle donazioni, rilevano gli investigatori, avrebbero fatto seguito alcune comunicazioni tra Onorato e Lotti in materia di provvedimenti legislativi riguardanti le imprese marittime. L'armatore, in particolare, avrebbe chiesto un emendamento suggerendone il testo: venne approvato pressoché uguale. Nel 2017, stando a quanto trapela dall'inchiesta milanese, a sostenere le istanze di Onorato scende in campo Grillo.

 

Ma è nel 2018, quanto il gruppo entra in crisi, che il fondatore del Movimento viene reclutato con un contratto: 240 mila euro per due anni, formalmente per fare pubblicità a Moby sul blog, in realtà - è l'accusa - per indirizzare via chat i «parlamentari in carica» del suo schieramento, con l'obiettivo di pilotare le decisioni della politica a vantaggio della compagnia.

beppe grillo indagato by osho

 

RICORSO AL RIESAME

I dossier riguardano direttamente il governo Conte, chiamato a decidere sugli sgravi fiscali destinati al settore, il ministero dei Trasporti di Danilo Toninelli e quello dello Sviluppo economico (Mise), retto tra il 2018 e il 2020 da Luigi Di Maio prima e Patuanelli poi, con Stefano Buffagni alla poltrona di viceministro.

 

danilo toninelli palestrato

È il Mise, nell'aprile 2020, ad autorizzare i commissari straordinari di Tirrenia a sottoscrivere l'accordo con la Cin, controllata del gruppo Moby, e qualche mese dopo c'è il rinnovo della convenzione fra lo Stato e la compagnia di navigazione. Che Toninelli aveva osteggiato: «In merito alla questione Moby sono state diffuse menzogne sul mio conto - afferma ora - Durante l'incarico da ministro avrei prorogato la concessione per i servizi di collegamento marittimo in regime di pubblico servizio con le isole maggiori e minori.

 

BEPPE GRILLO E IL CASO MOBY - BY EDOARDOBARALDI

La notizia è palesemente falsa poiché la suddetta convenzione, all'articolo 4, specifica la sua durata dal 18 luglio 2012 al 18 luglio 2020. Pertanto la scadenza della sua vigenza risulta di quasi un anno successiva al termine del mio incarico da ministro, risalente al mese di settembre 2019».

 

Intanto i legali di alcuni collaboratori di Grillo e Onorato perquisiti tre giorni fa stanno valutando un probabile ricorso al Tribunale del riesame. Un'eventuale impugnazione del provvedimento firmato dal pm Cristiana Roveda e dall'aggiunto Maurizio Romanelli consentirebbe una prima discovery di tutte le carte in mano all'accusa.

stefano buffagni giuseppe conte

 

2 - LE PROROGHE DECISE DURANTE I GOVERNI CONTE OGNI ANNO ALLA SOCIETÀ 72 MILIONI DI SUSSIDI

Fabio Savelli per il "Corriere della Sera"

 

Segnalazioni Antitrust inascoltate per almeno due anni. Avrebbero giustificato la messa a gara di alcune tratte per la Sardegna, disciplina prevista dalla normativa europea, confermate da una multa (per 29 milioni poi ridotta ad 1) per abuso di posizione dominante nel trasporto merci. Gare avviate solo da questo governo, ad aprile 2021, non dagli esecutivi a guida pentastellata.

 

vincenzo onorato alla leopolda

Procedimenti societari di fusione inversa, sventati, che avrebbero svuotato della garanzie patrimoniali sufficienti a Moby per rimborsare il debito di 180 milioni nei confronti dello Stato per il modo in cui avvenne la fusione di Tirrenia nel gruppo della famiglia Onorato. Soprattutto proroghe su proroghe, decise dai due governi Conte, della Convenzione da 72 milioni di euro all'anno con cui Tirrenia copriva le rotte passeggeri/merci per la Sardegna, la Sicilia e le isole Tremiti.

 

TIRRENIA MOBY NURAGHES

Rotte definite «a fallimento di mercato», dunque da sostenere con sussidi pubblici, che però rischiavano di configurare una preoccupante concentrazione dell'offerta di posti sui traghetti che poteva determinare a cascata un aumento del prezzo dei biglietti nella stagione estiva. Concentrazione segnalata da una relazione alla Camera dell'allora presidente dell'Authority dei Trasporti, Andrea Camanzi, che rivelava come la gran parte delle rotte fosse coperta con percentuali tra il 90 e il 95% di posti offerti dal gruppo Moby, tesi che confermerebbe la totale assenza di concorrenza.

 

beppe grillo indagato by osho

E poi le esenzioni fiscali e l'utilizzo a fini di liquidità immediata dei fondi destinati alla ristrutturazione delle navi con cui avvenne l'acquisizione di Tirrenia che finì in amministrazione straordinaria salvo essere rilevata dal gruppo della famiglia Onorato nel 2012. Una procedura che diede vita ad un lungo contenzioso con i commissari della Tirrenia finito con la decisione della Commissione Ue di decretare il rimborso all'Italia di ulteriori 15 milioni.

 

Da qui i sequestri conservativi dei conti della società, su richiesta degli stessi commissari, tramutati però dall'allora ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, in un più morbido sequestro conservativo delle navi che svolgendo però un servizio pubblico non potevano fermarsi.

 

vincenzo onorato

Ora il piano di rientro del debito di 640 milioni (160 milioni verso le banche, 180 verso lo Stato e 300 verso una pletora di obbligazionisti) della capogruppo Moby e della controllata Moby-Cin sottoposto alla valutazione dei creditori, tra cui anche i commissari di Tirrenia, a cui il pm Roberto Fontana, ha chiesto un parere. Ieri nell'udienza a Milano il gruppo Moby ha spiegato di voler immettere nuova finanza per 60 milioni e di voler pagare il debito Tirrenia all'80% in 4 anni, con garanzia ipotecaria sulle navi e con il mandato di vendita della stessa società (col rischio che però il valore dei natanti scenda ancora) quale ulteriore garanzia.

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