giuseppe conte pigi pierluigi battista

“SE DAVVERO RINVIANO LE ELEZIONI PREPARIAMOCI ALLA GUERRA CIVILE” – PIGI BATTISTA SCATENATO: “IL GOVERNO CONTE SI REGGE SULLA PAURA. ALTRIMENTI NON RESTEREBBE IN PIEDI. GLI ‘ESPERTI’ DEL COMITATO SCIENTIFICO DA MESI FORNISCONO INFORMAZIONI CONTRADDITTORIE E PERICOLOSE, SONO DEGLI IMBROGLIONI” – “NON SO SE I 5 STELLE ABBIANO TRADITO SE STESSI: COMUNQUE SIA, IL GOVERNO VA DOVE VOGLIONO LORO. IL PD NON HA LA FORZA DI IMPORRE NULLA, MA SI TIRERÀ A CAMPARE. SE SI VA ALLE ELEZIONI POLITICHE, QUI SPARISCONO TUTTI. E CONTE, CHE È IL NULLA CHE SI MUOVE, FAREBBE LA FINE DI..."

 

selfie di pigi battista

Federico Novella per “la Verità”

 

«È un governo che si regge sulla paura. Se davvero rinviano le elezioni, prepariamoci alla guerra civile».

 

Pierluigi Battista, firma storica del Corriere della Sera, punta il dito contro «l'emergenza sine die», che vede negli esperti del Comitato tecnico scientifico l'avanguardia armata. Li ha chiamati «professionisti dell'antivirus», abbracciando un'espressione coniata da Massimo Donelli.

 

Di chi parliamo?

«Di questo mandarinato di burocrati che da mesi fornisce indicazioni contradditorie e pericolose. Hanno detto che la mascherina non serviva. Hanno inveito contro il Veneto perché faceva i tamponi agli asintomatici. Oggi dovrebbero mantenere un minimo di garbato silenzio».

 

Se questo «professionismo dell'antivirus» ricalca il «professionismo dell'antimafia» di Leonardo Sciascia, allora abbiamo a che fare con uno strumento di potere.

giuseppe conte agostino miozzo

«Sì, sono i sommi sacerdoti della religione della chiusura. Sanno ripetere solo una frase: "Chiudiamo tutto". Quando iniziarono le prime aperture, compresero che il loro ruolo stava venendo meno, e cominciarono a sfornare previsioni apocalittiche. Dissero che entro il 10 giugno avremmo avuto 150.000 ricoverati in terapia intensiva».

 

Non è successo.

«Sono degli imbroglioni. Ingannano sui numeri. Dovrebbero spiegarci perché a inizio aprile c'erano 800 morti al giorno e oggi poche unità. Con le dovute cautele, dovremmo farci un applauso. Invece abbiamo a che fare con persone lugubri che insistono con la politica della paura, a dispetto dei dati».

walter ricciardi giovane attore

 

Chiariamo: lei non è un negazionista.

«Ma no. Il lockdown è stato assolutamente necessario, ed è giusto continuare a prestare attenzione. Riaprire le discoteche, per esempio, è stata una scemenza. Ma la mia domanda è un'altra: perché nessuno si è davvero occupato della fase due?

 

Perché oltre a spargere terrore, non spargono proposte? È ridicolo che in sei mesi non abbiano trovato una soluzione minima sulla scuola, o sui medici territoriali, o sui mezzi pubblici».

walter ricciardi al meeting di rimini 2

 

Risultato?

«Sanno soltanto colpevolizzare: se la prendono con il runner e con il popolo della movida».

 

Prendersi la briga di fare delle scelte è compito della politica.

«Sì. Il problema è che questi esperti sono entrati in perfetta sintonia con un governo frutto di una combinazione di palazzo. Lo stesso governo Conte si regge sulla paura, vi trova legittimazione. Altrimenti non resterebbe in piedi un minuto di più».

PIERLUIGI PIGI BATTISTA

 

Intende dire che il governo si appoggia consapevolmente sulla paura, alimentata di concerto con gli esperti del Comitato tecnico scientifico?

«Ma certo. Se Zangrillo viene attaccato non è certo per via d'una disputa scientifica. Se venisse meno il messaggio quotidiano che alimenta l'ansia, gli impresari della paura non saprebbero più chi sono».

 

Giorgio Agamben

 

 

Il filosofo Giorgio Agamben sottolinea un paradosso: la cessazione di ogni rapporto sociale viene presentata come massima forma di partecipazione civica.

«Su questo ha ragione. Tutto ciò che c'è di buono nella socialità, e che peraltro rende la vita migliore, viene considerato delittuoso. Questa tendenza riguarda anche la politica. Non a caso si comincia a parlare della possibilità di non svolgere le elezioni regionali».

 

La frase di Walter Ricciardi sull'ipotesi di un rinvio è stata un'uscita maldestra?

«No, è il sintomo di una tentazione, e da liberale la vedo molto male. A furia di separare l'idea del governo dall'idea del voto, si sta creando un vuoto di fiducia nei confronti della democrazia».

 

Non siamo forse in emergenza?

La Febbre del Sabato Sera - Giuseppe Conte e le discoteche by GianBoy

«Sì, ma l'emergenza non può essere la regola. Ci stiamo abituando all'idea che non ci sia nesso tra sovranità popolare e governo: è una divaricazione preoccupante, che è diventata programmatica. Se davvero saltassero le prossime elezioni, prepariamoci alla guerra civile. La situazione sarebbe insostenibile».

 

Fino a che punto?

«Non sto pensando alla dittatura. E non sto dicendo che in Italia non c'è più libertà. Dico però che le forme democratiche non contano più. È una deriva anche culturale. E attenzione: nel panorama occidentale, sta accadendo solo in Italia. Insomma, siamo un'eccezione».

 

A proposito di anomalie: l'alleanza nelle regioni tra Pd e 5 stelle è durata cinque minuti. Anzi, non è mai iniziata.

«Sono due partiti che si odiano: si accusavano di essere fuorilegge e di rubare bambini. Per la prima volta nella storia repubblicana due forze che si odiano sono salite al governo insieme, per evitare che Salvini vincesse le elezioni. L'alleanza doveva proseguire, ma è chiaro che non hanno nulla in comune».

 

ZINGARETTI - CONTE - DI MAIO

Tra i due litiganti, chi ne esce peggio?

«Non so se i 5 stelle abbiano tradito sé stessi: comunque sia, il governo va dove vogliono loro. Il Pd, in un anno, ha dovuto ingoiare il reddito di cittadinanza, il taglio dei parlamentari, la prescrizione, il blocco del Mes. E cos' ha ottenuto in cambio? Vi risparmio la fatica di pensarci: zero».

 

Un'alleanza sbilanciata?

pierluigi battista foto di bacco

«Il Pd non ha la forza di imporre nulla, anche perché non c'è una sola battaglia che consideri imprescindibile. Ogni tanto si alza uno e grida: "Ius culturae! Cuneo fiscale!". Ma lo trattano come un comico, e finisce lì. Questo è il vero dramma, al di là delle schermaglie quotidiane: il Pd non ha più una bandiera che ne caratterizzi identità e cultura».

 

zingaretti di maio

Insomma, il potere per il potere?

«I partiti della prima repubblica avevano un radicamento storico, quelli della seconda, bene o male, vantavano un certo rapporto con l'elettorato. Ma dal 2011 in poi, si è deciso che il popolo non conta più. Nascono governi che con il voto elettorale non hanno alcun legame. E in questo periodo il Pd è stato quasi sempre al governo, ma con il minimo dei voti».

 

Come se lo spiega?

«È diventato il partito del sistema, dell'establishment. E non lo dico con disprezzo: è semplicemente il perno del potere. L'importante per loro è stare al governo: con Monti, con Conte, con Renzi. È la loro insegna politica».

matteo renzi virginia raggi

 

Come finirà la manfrina tra le due forze di maggioranza?

«No, quale manfrina: c'è una profonda incompatibilità. Quando il Pd dovrà ingoiare la candidatura della Raggi, sarà doloroso. Vedo una forte pulsione suicida, che peraltro a Roma rischia di contagiare il centrodestra».

 

Il centrodestra?

«Mi sarei aspettato che da quel versante proponessero per il Campidoglio una persona capace realmente di guidare la città. E quella persona è Guido Bertolaso».

 

GUIDO BERTOLASO ATTILIO FONTANA

Invece?

«Rischiano di sbagliare un rigore a porta vuota, puntando magari su un oscuro funzionario di partito. Così facendo perderanno, e si dimostreranno dei peracottari tali e quali agli avversari».

 

Che succede al governo se il centrodestra conquista anche Puglia e Marche?

«Nessuna conseguenza. Si tirerà a campare. Se si va alle elezioni politiche, qui spariscono tutti. E Conte, che è il nulla che si muove, farebbe la fine di Lamberto Dini».

GIUSEPPE CONTE MEME

 

L'obiettivo è trascinarsi fino al voto per il Quirinale?

«Ovvio che se resta questa maggioranza, il prossimo inquilino sarà espressione della sinistra, perpetuando un'anomalia che dura da anni. E qui il centrodestra, se vuole essere della partita, deve imparare a trasmettere messaggi rassicuranti, far filtrare nomi. Occorre coltivare un rapporto con una parte di società che vada oltre i propri seguaci».

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI SELFIE IN PIAZZA

 

Chi si prenderebbe il disturbo, nella compagine di centrodestra?

«Giorgia Meloni, oltre a curare il suo 15%, dovrebbe fare un gesto di rottura. Immaginiamo che un giorno, con un discorso alto, dica sì al Mes, che peraltro a me sembra una cosa ragionevole».

 

Francamente difficile da immaginare.

 «La politica è fatta anche di gesti coraggiosi, che rompono gli equilibri. Ariel Sharon cacciò con l'esercito i coloni israeliani a Gaza, scatenando un putiferio interno. Un leader politico non può limitarsi ad accarezzare il pelo del popolo urlante».

 

Ma se Meloni facesse un gesto del genere, cosa ci guadagnerebbe?

 «Si smarcherebbe da Salvini, diventando una vera alternativa per il centrodestra. Una coalizione che già oggi, per come la vedo, dovrebbe scrivere e pubblicare un contro-programma di governo».

pierluigi battista foto di bacco

 

Contro-programma?

«Un elenco dettagliato di quello che hanno intenzione di fare. Infrastrutture, sanità, scuola, cultura, lavoro. Non dev' essere un carteggio vago, ma una cosa da ragionieri, fatta di numeri. Del resto, gli economisti da quelle parti non mancano».

 

Insomma, un libro bianco. E se il premier non intendesse leggerlo?

«Pazienza. Il centrodestra mostrerebbe comunque al Paese di saper governare. Meglio di quelli che sono oggi al timone».

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI COME ALEXANDRA GRANT E KEANU REEVES – BY LUGHINOconte meme

 

 

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...