monti meloni

“SE MELONI VOTERÀ A FAVORE DELLA COMMISSIONE VON DER LEYEN IL RUOLO DELL'ITALIA POTRÀ ESSERE PIÙ INCISIVO, L'ALTERNATIVA NON È AUSPICABILE” - MARIO MONTI: “SULLE NOMINE UE MELONI AVREBBE DOVUTO ACCETTARE DI SEDERSI AL TAVOLO QUALE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ITALIANO, COME ERA STATA INVITATA A FARE - LE CONSIGLIO DI APPLICARE A SÉ STESSA UN PRINCIPIO CHE LEI STESSA SPESSO RICHIAMA: FARE L'INTERESSE NAZIONALE, CHE È DIVERSO DA QUELLO DI PRESIDENTE DI ECR - L’ITALIA PUNTA A UN INCARICO DI PESO? COMPITO DI UN COMMISSARIO NON È SEGUIRE LE DIRETTIVE CHE GLI VENGANO DAL GOVERNO, E ANCHE SE PENSASSE DI PIEGARSI ALL'INTERESSE NAZIONALE AVREBBE QUALCHE PROBLEMA - IL PREMIERATO? SPERO NON PASSI. L’UOMO SOLO AL COMANDO NON FUNZIONA”

Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

GIORGIA MELONI MARIO MONTI

Senatore Monti, il primo turno delle elezioni francesi ha sancito la vittoria della destra di Marine Le Pen […]

«[…] il sistema costituzionale dei Paesi nei quali il capo dell'esecutivo è eletto direttamente dal popolo sta mostrando la corda». […] «[…] […] è clamoroso quel che sta avvenendo negli Stati Uniti e in Francia, dove tutto dipende da una persona. Vale per Macron che può sciogliere l'Assemblea nazionale senza consultare nessuno, o per Joe Biden che si ricandida a dispetto delle condizioni di salute. È la stessa illusione che spinge un Paese come l'Italia a credere di risolvere il problema eleggendo direttamente il presidente del Consiglio».

 

In cosa consiste l'illusione?

JOE BIDEN E DONALD TRUMP

«Alle liberaldemocrazie oggi non basta l'uomo solo al comando per avere un buon governo stabile. Per fare le necessarie riforme strutturali e per tenere in ordine la finanza pubblica di cui c'è bisogno di un consenso più largo di quello garantito dalla parte politica di chi governa. Negli Stati Uniti di Biden o di Trump, nella Francia di Macron e domani nell'Italia del premierato - che spero non passerà - il capo del potere esecutivo ha grande presa sulla propria metà dell'elettorato e l'ostilità pressoché certa dell'altra metà».

angela merkel al bundestag

 

Le riforme non sono impopolari a prescindere?

«[…] Gli Stati Uniti ogni anno faticano a chiudere il bilancio ed evitare il fallimento federale. Macron ha dovuto penare per anni, fare i conti con scontri di piazza per ottenere una riforma delle pensioni che - al confronto con la legge Fornero - è molto limitata. Ci sono invece Paesi nei quali - oltre all'Italia penso alla Germania di Angela Merkel - i cambiamenti sono stati ottenuti con un sostegno più largo. Oggi per governare con successo nelle nostre democrazie è necessario un consenso politico ampio».

monti meloni

 

Dunque sta rivalutando il modello parlamentare. È così?

«I sistemi parlamentari, soprattutto se hanno un presidente della Repubblica non eletto direttamente in funzione di arbitro, consentono più flessibilità di quelli in cui il capo del governo è eletto direttamente. Ciò non toglie che i poteri del premier possano essere più incisivi di quelli attuali. In Germania ad esempio non c'è l'elezione diretta del capo del governo, ma quest'ultimo ha in mano il potere della sfiducia costruttiva. Rafforzamenti di questo tipo andrebbero bene anche in Italia».

ursula von der leyen giorgia meloni g7 borgo egnazia

 

[…] «[…] Direi […] alla presidente Meloni di applicare a sé stessa un principio che lei stessa spesso richiama: fare l'interesse nazionale italiano, che è diverso da quello di presidente di un gruppo politico europeo (Ecr, ndr). Naturalmente a livello di Unione, lavorare per l'interesse comune europeo significa di solito realizzare anche buonaparte dell'interesse nazionale. Se Meloni voterà a favore della Commissione Von der Leyen il ruolo dell'Italia a mio avviso potrà essere più incisivo, l'alternativa non è auspicabile».

 

Può spiegare concretamente che intende?

GIORGIA MELONI MARIO MONTI

«[…] Da circa un anno il ministro degli Esteri tedesco,con l'appoggio del cancelliere Scholz, ha creato un gruppo di pressione per superare il principio dell'unanimità nelle decisioni sulla politica estera europea, oggi spesso paralizzata dai veti. Il ministro Tajani si è detto favorevole. Nell'aula del Senato ho chiesto esplicitamente alla presidente Meloni quale fosse la sua posizione. La sua risposta è stata: "Non sono favorevole al superamento del veto".

 

Questo è un caso specifico di conflitto di interesse tra l'interesse nazionale e l'interesse di parte. Stessa cosa è avvenuta con le nomine europee. I leader dei grandi partiti europei e Ursula von der Leyen non hanno gestito la faccenda al meglio, ma Meloni a mio parere avrebbe dovuto accettare di sedersi al tavolo quale presidente del Consiglio italiano,come era stata invitata a fare».

 

ursula von der leyen giorgia meloni

Ancora non è chiaro se l'Italia voterà comunque a favore della nuova Commissione Von der Leyen. Lei crede una maggioranza a suo favore ci sarà?

«Credo supererà la prova, e che sia nell'interesse dell'Europa che ciò avvenga. […] Von der Leyen è stata una buona presidente. Mi auguro abbia il voto anche dei Verdi e di una parte di Ecr, […]: per gestire l'Europa e i suoi problemi occorre una coalizione larga».

 

Il sì della Meloni certamente garantirebbe all'Italia più peso nella scelta del nuovo commissario. […]

«Compito di un commissario non è seguire le direttive che gli vengano dal governo, e anche se pensasse di piegarsi all'interesse nazionale avrebbe qualche problema. Registro che su quei temi il governo Meloni al suo interno ha posizioni diverse: Forza Italia è parte del mainstream europeo, la Lega parte da presupposti quasi opposti. […]».

giorgia meloni ursula von der leyen vertice italia africa

 

Quali pensa dovrebbero essere le priorità della nuova Commissione?

«Fra le priorità non metterei un nuovo Recovery plan. […] facciamo lo sforzo di aumentare significativamente il bilancio comune, che vale tuttora l'uno virgola del Pil europeo.

È quello il contenitore da riempire con gli investimenti e le spese comuni che di volta in volta si imporranno, oggi direi in primo luogo la Difesa. Un'altra priorità è aumentare la competitività europea […]».

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…