mario draghi ursula von der leyen mark rutte olaf scholz

“SE NON AVESSIMO PERSO COSÌ TANTO TEMPO ORA NON CI TROVEREMMO SULL’ORLO DELLA RECESSIONE” – IERI MARIO DRAGHI HA FATTO UN INTERVENTO DURISSIMO AL VERTICE EUROPEO DI PRAGA. HA ATTACCATO DIRETTAMENTE MARK RUTTE, OLAF SCHOLZ E URSULA VON DER LEYEN – IN EUROPA SI DISCUTE DA SETTE MESI E NON È STATA ANCORA TROVATA LA QUADRA PER VIA DELLE RESISTENZE DEI NORDICI, GUIDATI DAI TEDESCHI. LA LORO DECISIONE DI STANZIARE 200 MILIARDI È STATA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO: “CHE COSA DOVREBBE FARE ORA GIORGIA MELONI?” - IL TIMORE È CHE PUTIN VOGLIA ALIMENTARE LE TENSIONI SOCIALI E SPACCARE L'UNIONE, ATTRAVERSO IL SUO CAVALLO DI TROIA DENTRO L'UE, ORBAN

Alessandro Barbera per “La Stampa”

 

mario draghi ursula von der leyen

«Stiamo discutendo di gas da sette mesi. Abbiamo speso decine di miliardi dei contribuenti europei, serviti a foraggiare la guerra di Mosca e non abbiamo ancora risolto nulla. Se non avessimo perso così tanto tempo ora non ci troveremmo sull'orlo della recessione».

 

Praga, ieri. L'enorme sala affrescata di bianco del castello è piena di sole. I ventisette leader dell'Unione sono riuniti attorno a un enorme tavolo quadrato. Mario Draghi è al penultimo vertice internazionale da premier.

 

SCHOLZ RUTTE

Prende la parola e lascia di stucco più di un presente. «Non l'abbiamo mai visto così duro», racconterà uno di loro. L'ex banchiere centrale mette da parte i toni compassati e volge lo sguardo verso Ursula von der Leyen, Olaf Scholz, Mark Rutte. Con la prima aveva già discusso riservatamente la sera prima, invitandola a rompere gli indugi e a smettere di farsi condizionare dai colleghi tedesco e olandese.

 

Con i due c'è invece vera e propria freddezza. Draghi è irritato soprattutto con Scholz, e la decisione comunicata la scorsa settimana di destinare duecento miliardi di euro del bilancio nazionale alla crisi del gas.

mario draghi emmanuel macron

 

Nonostante si discuta da sette mesi, i leader attorno al tavolo restano divisi in due partiti. Da un lato i nordici, quelli più preoccupati e dipendenti dalle forniture di gas russo, dall'altro i mediterranei, che possono contare su altre fonti di approvvigionamento (l'Italia e la Spagna anzitutto) o sul nucleare, come la Francia. Prima e dopo le riunioni Draghi si apparta più volte con Emmanuel Macron.

 

All'inizio discutono della grana scoppiata dopo le parole della ministra delle Politiche comunitarie a Repubblica, e la promessa di «vigilare» su Giorgia Meloni. Macron si impegna con Draghi a una dichiarazione riparatrice, che arriverà. Il resto della conversazione è sulla questione che sta a cuore all'italiano, ovvero trovare un accordo sul prezzo del gas entro il 20 ottobre.

 

liz truss mario draghi

La decisione della presidenza ceca di convocare in seduta permanente i ministri dell'Energia fa credere a Draghi che un risultato si raggiungerà. Durante la riunione il premier ripete quel che aveva detto il giorno prima a Von der Leyen durante un bilaterale: ciò che conta non è introdurre un tetto rigido, ma un meccanismo in grado di contenere i prezzi. Secondo Draghi la volontà politica può essere da sola sufficiente a risolvere il problema, esattamente come accadde dieci anni fa con il discorso del «whatever it takes»: quell'impegno bastò da solo a salvare dal peggio la moneta unica.

 

Per dare credito alla sua tesi Draghi osserva giorno per giorno l'andamento del mercato del gas di Amsterdam, dove si scambiano contratti futures e dunque i prezzi sono fatti sulle aspettative e non su quantità fisiche: ieri è stato scambiato a 155 euro a megawatt ora, il 12 per cento in meno del giorno precedente. Come a dire: basta ventilare l'ipotesi di un accordo e il prezzo cala.

mario draghi abbraccia emmanuel macron

 

È dal 9 marzo che Draghi insiste su questo punto ai tavoli europei. La prima volta fu proprio con Von der Leyen: «Dobbiamo liberarci del ricatto russo il prima possibile», disse alla presidente della Commissione. La lunga transizione fra Angela Merkel e Scholz non ha aiutato. In sette mesi la distanza fra Palazzo Chigi e la cancelleria di Berlino non si è mai colmata: il primo convinto della necessità di intervenire, contando sul fatto che l'Unione è un cliente irrinunciabile per Mosca, il secondo preoccupato del contrario, ovvero delle ritorsioni russe e del taglio delle forniture.

 

SCHOLZ RUTTE

«I fatti stanno dando ragione ai miei argomenti», ripeteva ieri Draghi nei conciliaboli. La decisione tedesca di stanziare 200 miliardi di fondi nazionali per affrontare le conseguenze della crisi per lui è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questi sette mesi il governo italiano ha stanziato più di sessanta miliardi di euro e ora, con l'aumento dei tassi di interesse, non ha spazio per altro deficit.

 

mario draghi a praga.

«Che cosa dovrebbe fare ora Giorgia Meloni?» ha detto retoricamente ad alcuni colleghi. Per questo ha chiesto nuovamente a Macron di sostenere la proposta di un fondo di solidarietà europeo, poco importa se a fondo perduto o sottoforma di prestiti. «Quel che conta è restare uniti fra di noi», perché nel frattempo «la propaganda russa è diventata più aggressiva e piena di menzogne».

 

Il timore di Draghi è quello espresso in questi giorni da alcuni leader baltici: Putin sta scientemente mettendo in difficoltà l'Europa sul gas per alimentare tensioni sociali, costruire consenso e spaccare l'Unione. -

mario draghi a praga. mark rutte mario draghi 4LA DRAGHETTA - BY EMAN RUSmario draghi antonio costa a praga

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…