draghi

“STAFFETTA LAGARDE-DRAGHI? DIPENDE DALLA SUA DISPONIBILITÀ” - IL MINISTRO TRIA FA MELINA SULLA POSSIBILITÀ DI MANDARE “SUPER MARIO” ALLA GUIDA DEL FONDO MONETARIO - UN ALTRO NOME CIRCOLATO A BRUXELLES È QUELLO DELL'EX PRESIDENTE DELL'EUROGRUPPO, L'OLANDESE DIJSSELBLOEM - MA CINA E INDIA VOGLIONO ROMPERE LA TRADIZIONE CHE VUOLE UN EUROPEO AL FMI E UN AMERICANO ALLA BANCA MONDIALE…

Danilo Taino per il “Corriere della sera”

 

MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA

Le trattative per le nomine ai vertici europei, compresa quella alla Bce, sono state tese, complicate, lunghe, una settimana fa. Non è detto che la ricerca di un successore a Christine Lagarde al Fondo monetario internazionale sia più semplice. La managing director dell' Fmi è stata indicata come presidente della Bce dal prossimo 1° novembre, quando termina il mandato di Mario Draghi, e i movimenti diplomatici per scegliere chi la sostituirà sono già in corso. In gioco ci sono parecchie variabili.

 

MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA

Ieri, entrando a una riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles, il ministro dell' Economia Giovanni Tria ha risposto a una domanda sulla possibile candidatura di Draghi alla guida dell' istituzione sovranazionale di Washington dicendo che «bisogna vedere la sua disponibilità».

 

dijsselbloem video taroccato

E che comunque «è troppo presto» per stabilire quale candidato sosterrà il governo italiano. In effetti, i piani futuri di Draghi sono questione innanzitutto sua, dopo otto anni decisamente intensi al vertice della Bce. Decidere di spostarsi già dal prossimo novembre nella capitale americana, dove ha sede l'Fmi, è qualcosa da ponderare: non solo per questioni logistiche e personali ma anche perché la guida del Fondo è più politica che tecnico-economica e mentre a Francoforte Draghi era la forza trainante della Bce a Washington sarebbe in una posizione dove le decisioni prese hanno effetti meno immediati, non sono sempre controllabili direttamente e comportano rapporti continui con i governi del mondo.

 

christine lagarde

Dall' altra parte, se è vero che la candidatura del banchiere italiano potrebbe non essere avanzata dal governo di Roma, è probabile che se fosse proposta da qualche leader della Ue troverebbe poche opposizioni in Europa, visto il prestigio di cui gode. Questo non significa che sarebbe automaticamente nominato.

 

È infatti vero che, per tradizione, la guida dell' Fmi va a un europeo e quella della Banca mondiale a un americano. Ma questa è stata la regola dell' equilibrio «atlantico»: oggi ci sono più Paesi emergenti - Cina, Brasile, India e altri - che nelle due istituzioni internazionali di Washington si sentono sottorappresentati e penalizzati.

 

GEORGE OSBORNE

L'Fmi, per esempio, è accusato di avere destinato troppo tempo, attenzione e risorse al salvataggio della Grecia, cioè a un affare europeo, forse a scapito di altre situazioni di crisi. Fatto sta che i Paesi emergenti vogliono prima o poi rompere il dominio euro-americano su Fmi e Banca mondiale. Non è detto che sia la nomina a sostituto di Lagarde la volta in cui ci riusciranno, ma con ogni probabilità ci proveranno.

 

L'Europa, per parte sua, sta comunque già discutendo di quale nome avanzare: all'Eurogruppo di ieri si è sollecitata una candidatura comune della Ue. Un nome circolato a Bruxelles è quello dell'ex presidente dell' Eurogruppo stesso, l'olandese Jeroen Dijsselbloem.

 

Mark Carney gov Bank of England

Ma nei giorni scorsi sono circolati anche i nomi dell'ex cancelliere dello Scacchiere britannico George Osborne, del governatore della Banca d' Inghilterra Mark Carney, dell' ex governatore della Reserve Bank of India Raghuram Rajan, della bulgara Kristalina Georgieva oggi alla Banca mondiale, dell' economista messicano Agustin Carstens oggi alla Banca dei regolamenti internazionali., e di Tharman Shanmugaratnam, presidente dell' autorità monetaria di Singapore.

 

Come si vede dalla lista, i candidati non sono solo europei e, anzi, a livello internazionale gli analisti di economia internazionale sottolineano che i punti di crisi che richiedono l' intervento dell' Fmi riguardano sì l' Europa e l'euro ma anche situazioni come la crisi argentina e quella ucraina, oggi particolarmente acute. In più, c'è la necessità di monitorare le economie di Cina, India e Brasile. Per non parlare delle tensioni che potrebbe dovere affrontare il prossimo managing director nel quadro delle guerre commerciali in atto. Draghi potrebbe mettere d' accordo molti, ma al momento è molto, molto prematuro fare previsioni.

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)