“IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI MANDEREBBE ALL’ARIA IL PROGETTO DI UN GOVERNO DI LEGISLATURA” - IL COSTITUZIONALISTA GIOVANNI GUZZETTA: “SE LA RIFORMA DOVESSE ESSERE APPROVATA RAPIDAMENTE COME VUOLE DI MAIO, L’ATTUALE PARLAMENTO NON ANDREBBE A SCADENZA NATURALE. IL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NON POTREBBE ESSERE ELETTO DA QUESTA ASSEMBLEA. IL PROPORZIONALE? NON C’È CONNESSIONE LOGICA TRA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI E LEGGE ELETTORALE…”

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Alessandra Ricciardi per “Italia Oggi”

 

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Se l' obiettivo del Pd è eleggere il nuovo presidente della repubblica «è ovvio che dica di no a una riforma che taglia il numero dei parlamentari». Spiega Giovanni Guzzetta, costituzionalista, ordinario presso l' università di Tor Vergata, nel 2009 presidente del comitato promotore dei referendum abrogativi della legge elettorale nota come Porcellum: «Se la riforma dovesse essere approvata con i tempi indicati finora dal Movimento5stelle, e dunque tempi veloci e non a fine legislatura, non potrebbe certo essere questo il parlamento che eleggerà il successore di Sergio Mattarella al Quirinale. Per coerenza l' onere dovrebbe andare al nuovo parlamento strutturato come la riforma costituzionale prevede».

CONSULTAZIONI - LA DELEGAZIONE DEL MOVIMENTO 5 STELLE CONSULTAZIONI - LA DELEGAZIONE DEL MOVIMENTO 5 STELLE

 

Domanda. Nicola Zingaretti ha detto no al taglio dei parlamentari, Luigi Di Maio l' ha messa come prima condizione per un futuro governo. Perché è così centrale nel confronto politico di queste ore tra Pd e M5s?

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Risposta. Il Pd si trova nell' imbarazzo di dover accettare una riforma contro la quale ha votato no. Il M5s del resto non può rinunciare a una battaglia identitaria, così come lo è la democrazia diretta in contrapposizione a quella rappresentativa.

 

È un punto dirimente, tanto che lo stesso leader della Lega, Matteo Salvini, nel tentativo di ricucire ha indicato la riforma come provvedimento irrinunciabile, prima di andare al voto. Ma non è finita. Il taglio di 345 parlamentari manderebbe gambe all' aria il progetto di un governo di legislatura.

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D. Perché?

R. Perché se la riforma dovesse essere approvata rapidamente, come fino a ieri ha detto voler fare Di Maio chiedendone l' immediata calendarizzazione e non dunque a fine legislatura, questo significherebbe che l' attuale parlamento non andrebbe a scadenza naturale. Potrebbe passare ancora un anno, anche due, ma si dovrebbero poi sciogliere le Camere prima di eleggere il capo dello stato.

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D. Perché lo scioglimento delle Camere è necessario?

R. È un problema di coerenza. Nel 2022 va eletto il nuovo presidente della repubblica, che resterà in carica per sette anni. Una figura centrale nell' architettura istituzionale del nostro paese, soprattutto in questi anni di crisi della politica.

 

Ebbene sarebbe surreale che il prossimo presidente fosse eletto da un parlamento vecchio, che non risponde alle istanze riformatrici che hanno portato a ritenere necessaria la riduzione del numero dei rappresentanti del popolo.

 

D. Ma questo significa che se il Pd va al governo per arrivare a eleggere il nuovo capo dello stato con il sì alla riforma non sarebbe più sicuro di poterlo fare, che la legislatura finirebbe prima?

R. Esatto. O si fa governo che dura tutta la legislatura e si ritiene che la riforma non sia centrale. Oppure si fa un governo che fa la riforma e prepara il paese al rinnovamento connesso al nuovo parlamento.

 

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D. Il Pd per mezzo di Graziano Delrio non ha chiuso del tutto, ha detto che si potrebbe anche rivedere la composizione del parlamento a patto però di bilanciare con una nuova legge elettorale. I due fronti sono connessi?

R. Assolutamente no, non c' è nessuna connessione né logica né giuridica tra riduzione dei parlamentari e legge elettorale. Ci sono parlamenti in Europa più piccoli del nostro eletti con leggi maggioritarie.

FOTOMONTAGGIO – LUIGI DI MAIO NICOLA ZINGARETTI FOTOMONTAGGIO – LUIGI DI MAIO NICOLA ZINGARETTI

 

D. Il barometro vira verso una nuova legge ma di stampo proporzionale.

R. Non ne sono stupito. Ogni legge elettorale è usata come strumento di lotta politica da parte di chi teme di perdere le elezioni e punta a un sistema che attenua i risultati e non consente al vincitore di governare. La legge proporzionale è una legge difensiva che nei fatti impedisce la vittoria di chiunque e apre ad accordi parlamentari a 360 gradi.

zingaretti di maio zingaretti di maio

 

D. Insomma, per coerenza M5s dovrebbe sbattere la porta in faccia al Pd.

R. Non arriverei a trattare questa conclusioni adesso. In astratto sì, ma i 5stelle hanno fatto talmente tanti voltafaccia rispetto ai loro obiettivi programmatici che non mi stupirei se ingoiassero anche il rospo del no al taglio. Del resto viviamo stagioni di massimo opportunismo istituzionale.

 

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D. Cosa intende per opportunismo istituzionale?

R. Tutti i partiti e i leader sono liberi di perseguire il proprio interesse, è pacifico.

Ma non dovrebbero usare le riforme di sistema e le procedure costituzionali come armi improprie, in un' ottica essenzialmente partigiana, legata alle convenienze politiche del momento. Con il risultato che l' incertezza che ne deriva per gli elettori si converte in sfiducia nella politica.

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