draghi conte mattarella travaglio

“AL VOTO! AL VOTO!” PERCHÉ LA VOGLIA DEL TRAVAGLINO CONTE È DESTINATA A NAUFRAGARE - OGNI GIORNO CHE PASSA VUOL DIRE PERDERE VOTI, QUINDI HA FATTO SUO IL PIANO T (COME TRAVAGLIO): SFANCULARE DRAGHI E LETTA, RIASSORBIRE DI BATTISTA E ANDARE AL VOTO ANTICIPATO. TANTO ALLA POCHETTE DAL VOLTO UMANO BASTA IL 10%, I VOTI GIUSTI PER FAR ENTRARE IN PARLAMENTO CASALINO E SEGUACI, ORSINI E QUEL CUOR DI CONIGLIO DI DI MAIO - MA TRA TRA IL DIRE E IL VOTARE, C’È DI MEZZO LA MUMMIA SICULA. MATTARELLA HA FATTO SAPERE AI SUOI COLLABORATORI CHE NON PERMETTERÀ L’APERTURA ANTICIPATA DELLE URNE A OTTOBRE

sergio mattarella carlo cottarelli

DAGOREPORT

 

‘’Tanto vale andare a votare in autunno’’, intona il De Profundis sulla prima pagina de “La Stampa” Carlo Cottarelli. E sadicamente scodella ragioni e motivazioni e soluzioni: “Il governo aveva due compiti, ossia affrontare la campagna vaccinale e portare a casa un accordo con l'Europa sul Recovery Plan. Ha raggiunto entrambi gli obiettivi e bene. Ma ora mi sembra che i partiti che sostengono il governo non stiano prestando la necessaria collaborazione. Si va avanti a forza di compromessi al ribasso.”

 

meme travaglio conte

“L'anomalia più evidente – continua Cottarelli - è il ruolo sproporzionato del Movimento 5 Stelle che, nei prossimi mesi, sarà sempre più propenso a muoversi per recuperare consensi, piuttosto che sostenere vere riforme. Tanto vale allora andare a votare”.

 

Ancora frustrato e disingannato dalle “chiamate” del Quirinale per Palazzo Chigi - nel 2011 gli preferì Monti, nel 2018 arrivò Conte - Cottarelli evita di fare i conti con l’oste della Repubblica, alias Mattarella, diventato SuperSergio con la bis-presidenza. Tra il dire e il fare, c’è di mezzo la Mummia Sicula.

travaglio conte

 

Certo: “Meglio andare a votare in autunno” è esattamente quello che cogita il ciuffo catramato di Peppiniello Conte. Con Draghi che lo sfancula ogni volta che lo vede, e dopo l’incontro fallimentare con Enrichetto Letta, Conte ha deciso: dopo le amministrative, a giugno, davanti a un risultato clamorosamente negativo (i candidati grillini a sindaco si vedono col binocolo) consumerà definitivamente la spaccatura con Draghi e con il governo. Vuole andare al più presto al voto, anche se i sondaggi sono sempre più crudeli: il Movimento che nel 2018 divenne il primo partito del Parlamento con il 32 per cento, oggi viene dato tra il 10 e il 13.

mario draghi luigi di maio

 

Ma l’Avvocato Appulo sa bene che ogni giorno che passa vuol dire perdere i voti della parte protestataria del movimento, che è quella a cui tiene, quindi ha fatto suo il piano T (come Travaglio): sfanculare Draghi e il Pd di Letta, riassorbire Di Battista e andare al voto anticipato. Tanto alla Pochette dal volto umano basta il 10%, i voti giusti per far entrare in Parlamento Casalino, i vice presidenti e pochi altri, Orsini compreso.

alessandro orsini

 

Nei palazzi della politica e dintorni sono molti che vagheggiano di una spaccatura tra il draghiano Di Maio e il travaglino Conte, ma quel Cuor di Coniglio napoletano non lascerà il movimento. Recentemente, infatti, l’ex Bibitaro ha blindato la linea Conte della legittima difesa degli ucraini e stop: pace & amore.

salvini conte

 

Intanto Conte, a colpi di telefonate quotidiane, ce la sta mettendo tutta per portare Salvini dalla sua parte. Ma il Capitone è molto perplesso sul mollare il governo: intanto, deve fare attenzione a non farsi processare da Giorgetti-Zaia che hanno in mente già la carta Fedriga; secondo, se non c’è a settembre l’anticipo della legge Finanziaria, è impossibile votare a ottobre.

mattarella conte

 

Ma l’ostacolo ai sogni contiani (e di Cottarelli) di resettare il Parlamento, si chiama Quirinale. Mattarella ha fatto sapere a più riprese ai suoi collaboratori che non permetterà l’anticipo di Finanziaria né tantomeno l’apertura anticipata delle urne a ottobre. Prima di tutto c’è una devastante guerra in ballo e far cadere il governo Draghi è da irresponsabili (eufemismo). E anche se entro l’estate si dovesse aprire un tavolo per la pace, c’è poi una gestione del dopo guerra che sarà di sicuro politicamente complessa. E l’ipotesi più ottimista degli analisti di geopolitica prevede il cessate il fuoco tra Russia e Ucraina al termine dell’anno.

 

DANIELE FRANCO E IGNAZIO VISCO

Bocciatissima dal Colle anche l’idea di un governo tecnico guidato da Daniele Franco per galleggiare fino al voto del febbraio 2023: intanto il nostro ministro dell’Economia a livello internazionale nessuno lo conosce, mentre a Roma è ben noto con il nomignolo di “Alexa” per essere sempre pronto a portare caffè e brioche a Draghi. Infine è lo stesso Franco che non vuole andare a palazzo Chigi; anzi, non vede l’ora di  tornarsene a girare i pollici in Banca d’Italia (a proposito: con la BCE in azione, a che servono oggi le banche centrali, tra l’altro costosissime e zeppe di privilegi?).

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…