giorgia meloni matteo salvini

LA LEGGE DI BILANCIO PER IL 2023 VARRÀ TRENTA MILIARDI: DUE TERZI SARANNO FINANZIATI IN DEFICIT E IL RESTO? - I TRADIZIONALI TAGLI LINEARI DI SPESA VARRANNO MENO DI UN MILIARDO, QUEL CHE MANCA DOVREBBE ARRIVARE DA RISPARMI AL REDDITO DI CITTADINANZA E AI SUSSIDI EDILIZI - SALVINI VUOLE ALLARGARE LA FLAT TAX AGLI AUTONOMI E ROTTAMARE LE CARTELLE ESATTORIALI - “LA STAMPA”: "SE LA BOZZA DELLA FINANZIARIA RISULTASSE TROPPO IN DEFICIT, LA MELONI SI POTREBBE TROVARE NELLE CONDIZIONI DI GIUSEPPE CONTE, TRE ANNI FA UMILIATO E COSTRETTO DALL'EUROPA A RISCRIVERLA O QUASI”

Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

MATTEO SALVINI E GIORGIA MELONI NEL 2014

La legge di bilancio per il 2023 varrà trenta miliardi, euro più, euro meno. Due terzi saranno finanziati in deficit, il problema era e resta come reperire il resto. I tradizionali tagli lineari di spesa varranno meno di un miliardo, il resto - almeno nelle intenzioni - dovrebbe arrivare da risparmi al reddito di cittadinanza e ai sussidi edilizi. Andare a fondo della prima voce si sta rivelando politicamente impraticabile. Ci sarà un rafforzamento dei controlli (affidati ai Comuni) e regole più stringenti: per perdere il reddito basterà il no alla prima offerta di lavoro.

 

Sugli sconti edilizi si può fare di più, ma il timore è di deprimere una misura che - per quanto iniqua - tiene vivo il settore. L'ormai famoso «superbonus» sulle ristrutturazioni edilizie scenderà dal 110 per cento al 90, ma resta da decidere come restringerlo alle abitazioni unifamiliari.

MATTEO SALVINI E GIORGIA MELONI NEL 2015 - FRONTE ANTI RENZI

 

Per capire l'aria che si respira nella maggioranza occorre incrociare la missione di ieri a Bruxelles di Giancarlo Giorgetti e le dichiarazioni a Roma. Mentre il primo rassicurava sulla disciplina di bilancio italiana, il suo leader Matteo Salvini batteva due chiodi non esattamente in linea con quell'impegno: l'allargamento della tassa piatta ai redditi da lavoro autonomo e la rottamazione delle cartelle esattoriali. Su entrambi i punti la maggioranza è divisa: Meloni è contraria alla prima, cauta sulla seconda.

 

PASCHAL DONOHOE - GIANCARLO GIORGETTI - PAOLO GENTILONI

La somma di queste due ipotesi, sommata alle misure per evitare l'entrata in vigore della legge Fornero, farebbero saltare i conti e metterebbero in difficoltà la premier ai tavoli europei. La pubblicazione della relazione della commissione indipendente sull'evasione ha rafforzato il partito del no alla nuova flat tax: i numeri dicono che invece di far emergere gettito, la soglia in vigore (65mila euro) ha alimentato l'evasione.

 

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI NEL 2015 - MANIFESTAZIONE CONTRO RENZI

La questione è delicata per almeno tre ragioni: l'Italia ha chiesto una revisione del Recovery Plan, spinge per regole flessibili sul nuovo Patto di stabilità, deve ancora ratificare la riforma del Fondo salva-Stati. Alla riunione dell'Eurogruppo Giorgetti ha trovato disponibilità ma anche molta prudenza: sia i tedeschi che gli olandesi aspettano la Meloni al varco. Finché l'inflazione non scenderà il blocco dei nordici resterà contrario a nuove regole di bilancio troppo generose.

 

Domani il commissario all'Economia Paolo Gentiloni presenterà la sua proposta di riforma del Patto, e la reazione di Berlino avrà conseguenze immediate. Se la bozza della Finanziaria risultasse pericolosamente in deficit, la Meloni si potrebbe trovare nelle condizioni di Giuseppe Conte, tre anni fa umiliato e costretto dall'Europa a riscriverla o quasi.

 

PASCHAL DONOHOE - GIANCARLO GIORGETTI - PAOLO GENTILONI

Per trovare un accordo la maggioranza ha pochissimo tempo. «Presenteremo il testo in dieci giorni», spiegava ieri Salvini. Il primo Consiglio dei ministri utile dovrebbe essere subito dopo il rientro della Meloni dal vertice dei Venti in Indonesia, il 18 o il 21 novembre. Da quel momento per evitare l'esercizio provvisorio ci sarà un mese scarso, tenuto conto delle feste. L'iter inizierà alla Camera e dovrà fermarsi lì.

paolo gentiloni giancarlo giorgetti

 

«Non ci sarà tempo per farla discutere a Palazzo Madama, dovranno dire sì a scatola chiusa», ammette un esponente di Fratelli d'Italia sotto la garanzia dell'anonimato. A complicare le cose ci sarà il quarto decreto di aiuti, necessario a confermare gli sconti sull'energia per famiglie e imprese in scadenza a fine mese. E' quasi certa l'assorbimento del decreto in un maxiemendamento del governo.

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?