marco travaglio gad lerner carola rackete

TRA LERNER E TRAVAGLIO NON METTERE CAROLA -  MARCO: ‘’IL NOTO FARO DI LEGALITÀ ADRIANO SOFRI E ALTRI GIURISTI PER CASO HANNO PERSINO SOSTENUTO CHE, AL MOLO DI LAMPEDUSA, FUORI POSTO NON ERA LA SEAWATCH ILLEGALMENTE SBARCATA, BENSÌ LA MOTOVEDETTA DEI MILITARI’’ – GAD: “SMANTELLATA L'INVEROSIMILE VERSIONE SECONDO CUI CAROLA RACKETE AVREBBE CERCATO DI SPERONARE E AFFONDARE LA MOTOVEDETTA DELLA GDF, CON L'INTENZIONE DI NUOCERE AI CINQUE MILITARI A BORDO“

1 - PATRONAGGIO A ROTELLE

Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”

marco travaglio

 

Per il decimo compleanno del Fatto, abbiamo iniziato un giro d' Italia che ci ha portati, come prima tappa, in Sardegna. Ad Alghero e a Cagliari. Due incontri molto partecipati con i nostri lettori e abbonati, quelli che compiono 10 anni con noi e quelli nuovi. Abbiamo invertito l' ordine tradizionale del dibattito: prima le domande del pubblico, poi le nostre risposte. Molte domande riguardavano la SeaWatch-3 e la capitana Carola Rackete. A spanne, anche alla luce delle lettere che riceviamo, possiamo dire che la comunità del Fatto si divide a metà.

MEME SU CAROLA RACKETE

 

Una parte, più attenta al lato umano, simpatizza e solidarizza con questa donna coraggiosa e generosa, che potrebbe fare la bella vita e invece si batte per i suoi ideali, recupera migranti da barconi pericolanti in acque libiche e li porta in Italia (anziché negli altri porti sicuri più vicini) per creare l' ennesimo incidente col nemico Matteo Salvini, violando dichiaratamente una serie di leggi, regole e ordini, ma rivendicando la sua disobbedienza civile e accollandosene le conseguenze senza fuggire né piagnucolare (diversamente da Salvini, scappato dal suo processo con l' immunità ministeriale votata anche da lui).

 

CAROLA RACKETE - RICHIESTA DI CONVALIDA DELL ARRESTO

L' altra parte, più sensibile alla legalità, non accetta che l' Italia resti il capro espiatorio dei ricatti libici e del menefreghismo europeo (con la beffa delle lezioncine di accoglienza da "partner" egoisti e spietati), teme che il ritorno delle Ong nel Mediterraneo provochi un altro boom di partenze, morti e sbarchi (come fino a due anni fa, prima che Minniti mettesse un po' d' ordine in quella jungla d' acqua), distingue fra l' atto umanitario iniziale e le azioni illegali successive della Rackete, solidarizza coi finanzieri che hanno rischiato la pelle per l' attracco spericolato della capitana, resta incredula dinanzi all' avallo acritico offerto da alcuni parlamentari Pd&C., teme che la Sea Watch abbia regalato altri voti alla Lega e si rimette al giudizio della magistratura.

 

la foto di carola sul profilo vkontakte di giancarmine bonamassa 1

Quasi tutti apprezzano il tentativo del Fatto di ragionare e distinguere, senza intrupparsi nelle opposte tifoserie della curva Sud della Capitana e della curva Sud del Capitano. Ora che la crisi è chiusa, la ricostruzione dei fatti deve prevalere sulle emozioni di quei 17 giorni convulsi. Partendo dalle regole dello Stato di diritto - Costituzione, Codice penale e Codice della navigazione - e da un dato incontestabile: gran parte delle simpatie Carola se l' è conquistata dichiarando la sua disobbedienza civile e dicendosi pronta a subirne le conseguenze. Ora che le subisce, è assurdo e anche un po' ridicolo scandalizzarsene.

 

E gli appelli e i diktat lanciati da cancellerie straniere, politici e firmaioli nostrani perché la capitana venga "liberata" e assolta non hanno alcun senso (al pari dei titoli tragicomici, tipo quello di Repubblica su "Le prigioni di Carola", manco fosse Silvio Pellico ai Piombi e allo Spielberg, anziché un' indagata ai domiciliari in un alloggio di Lampedusa). Così come le sparate di Salvini&C. che la vorrebbero "in galera" o condannata a "pene esemplari".

 

CAROLA RACKETE

In Italia, per Costituzione, la magistratura è "indipendente da ogni altro potere", che dunque non prende ordini né dalla Germania, né dalla Francia, né da Salvini, né dalle opposizioni di sinistra, né da scrittori, intellettuali e artisti vari; e "l' azione penale è obbligatoria" su ogni notizia di reato.

 

Ora, di notizie di reato la Procura di Agrigento ne ha raccolte parecchie (resistenza a nave da guerra, disobbedienza al divieto di sbarco e tentato naufragio): infatti ha arrestato Carola in flagranza, sia pur con la misura cautelare attenuata dei domiciliari. I salviniani decreti Sicurezza non c' entrano nulla con i reati contestati (esistono dalla notte dei tempi in ogni ordinamento democratico) e il governo non ha avuto alcun ruolo nella decisione del pm.

CAROLA RACKETE

 

Poi la parola è passata al gip, che ha interrogato l' indagata, ha sentito i suoi avvocati che chiedevano la revoca di ogni misura cautelare e i pm che ne invocavano una ancor più blanda (il divieto di dimora). Alla fine ha deciso per la scarcerazione tout court, escludendo alcuni reati e scriminandone altri per motivi umanitari.

 

LUIGI PATRONAGGIO

Ma l' indagine prosegue e forse seguirà un processo. Il fatto che Carola sia libera non significa né che sia innocente né che sia colpevole: solo che il pm ravvisava gravi indizi di colpevolezza e almeno uno dei tre pericoli che giustificano una restrizione della libertà in fase d' indagine (fuga, inquinamento delle prove, ripetizione del reato), mentre il gip ha deciso diversamente.

 

Il pm che ha arrestato Carola è lo stesso Luigi Patronaggio che voleva processare Salvini per sequestro di persona. Non proprio una toga verde, anzi un idolo dei firmaioli pro-Ong e anti-governo. Poi è bastato che, in base a elementi piuttosto evidenti, smentisse Carola sullo stato di necessità del suo sbarco proibito (i migranti erano in buona salute e assistiti dai medici: quelli a rischio il governo li aveva già fatti sbarcare da tempo) e sull' involontarietà dello speronamento della piccola motovedetta della Gdf (i filmati e le tecniche di manovra dicono l' opposto), per trasformarlo in un nemico del popolo e in una voce da tacitare.

adriano sofri

 

CAROLA RACKETE

Il noto faro di legalità Adriano Sofri e altri giuristi per caso hanno persino sostenuto che, al molo di Lampedusa, fuori posto non era la SeaWatch illegalmente sbarcata, bensì la motovedetta dei militari che per legge hanno l' obbligo di impedire l' attracco a imbarcazioni non autorizzate intimando l' alt e che, per compiere il proprio dovere, hanno rischiato di fare una brutta fine.

Poi è bastato che ieri Patronaggio muovesse alcune critiche al dl Sicurezza per tornare l' eroe della Curva Sud della Capitana e il nemico della Curva Sud del Capitano. Ma cos' è, il Bar Sport?

adriano sofri saviano

 

2 - CAROLA, LA VITTORIA DEL CUORE

Gad Lerner per “la Repubblica”

 

#FreeCarola! C' è un giudice ad Agrigento. Anzi, una donna giudice per le indagini preliminari (da tre anni la componente femminile è maggioritaria nella magistratura italiana): si chiama Alessandra Vella. Ha dato prova di autonomia e impermeabilità alle correnti furibonde sobillate nell' opinione pubblica da un potere esecutivo che, senza averne diritto, invocava la galera per la comandante della Sea-Watch 3.

gad lerner laura boldrini

 

Alessandra Vella ci ha ricordato che la democrazia italiana si fonda ancora, per fortuna, sulla divisione costituzionale dei poteri, con ciò restituendo al nostro Paese un' onorabilità che rischiava di perdere di fronte ai suoi partner europei. Del resto anche l' Europa è donna, da oggi, più di ieri. Vorrà pur dire qualcosa.

 

La gip non si è limitata a smantellare l' inverosimile versione dell' approdo a Lampedusa, secondo cui - non si sa bene per quale pulsione masochistica - Carola Rackete avrebbe volontariamente cercato di speronare e affondare la motovedetta della GdF, con l' intenzione di nuocere ai cinque militari a bordo. Di più, essa ha riconosciuto che fino allo stremo delle forze la giovane comandante è stata coerente all' adempimento di un dovere: salvare delle vite umane, dei naufraghi che aveva raccolto in mezzo al mare e che molto probabilmente, senza il suo intervento, sarebbero affogati.

 

CAROLA RACKETE

Poche ore prima il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio - già oggetto di un minaccioso soliloquio via Facebook di Salvini - aveva chiarito che non esiste alcuna prova di legami fra le Ong del soccorso in mare e gli scafisti. Altro che "taxi del mare".

 

Infine, la sentenza che ha rimesso in libertà Carola Rackete, in attesa che l' indagine giudiziaria segua il suo corso, ha ribadito che secondo le convenzioni del diritto del mare Lampedusa era il porto sicuro d' approdo più vicino. Non certo la Libia, dove i migranti erano stati illegalmente detenuti, né la Tunisia che non applica le norme internazionali dell' asilo politico.

 

Alessandra Vella

Nessuna rodomontesca invettiva del ministro Salvini può mascherare, stavolta, la sua completa disfatta politica. Il suo vocabolario zeppo di parolacce (la più in voga del momento è: «Mi sono rotto le palle») affoga nel ridicolo. A poco gli serve coniare nuovi epiteti: dopo "sbruffoncella", ieri è toccato a "la ricca fuorilegge", come se Carola Rackete avesse agito a tutela di chissà quale interesse materiale. Perfino l' ultima sua promessa vendicativa, il decreto di espulsione dal territorio nazionale, dovrà fare i conti con le normative che regolano il corso della giustizia ordinaria.

CAROLA RACKETE - VIGNETTA DI MANNELLI SUL FATTO

 

Come un disco rotto, dopo la sentenza, visibilmente alterato, nonostante il sorriso d' ordinanza, Salvini ha ripetuto che anche la gip Alessandra Vella «magari si sarà bevuta un bicchiere di vino» con l' imputata e che dovrebbe levarsi la toga per fare politica con la sinistra.

Un' ossessione, la sua, contro lo stato di diritto che il successo elettorale lo induce a vivere come una prigione.

 

La prigione che lui voleva infliggere a una donna libera e coraggiosa, la cui scelta di disobbedienza civile è risultata coincidere con il dettato della legge. A seguire, le patetiche ironie di Salvini sui «professoroni» e sui «soloni» da cui mai e poi mai prenderebbe lezioni (viva l' ignoranza), si sono estese fino a colpire - udite, udite - i «leaderini europei che pensano di poterci trattare come una colonia».

 

salvini macron

Sta parlando di Merkel e Macron, il mitomane. Che non si rende conto di come gli si rivolti contro, stavolta, il ritornello de «la pacchia è finita». C' è solo da augurarsi che la pacchia finisca presto per lui, perché è senz' altro vero che «l' Italia ha rialzato la testa». Ma ieri ad Agrigento l' ha rialzata contro Salvini, finto patriota, riabilitando un' idea di giustizia che mette la salvezza delle vite umane, non importa di quale nazionalità, in cima ai nostri valori.

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