enrico letta matteo renzi giuseppe conte

LETTA A DUE PIAZZE - ANCHE ENRICHETTO SI È STUFATO DI PEPPINIELLO CONTE, E APRE IL SECONDO FORNO: QUELLO DI CENTRO. AL NAZARENO GUARDANO CON SEMPRE PIÙ INTERESSE ALLE INIZIATIVE DI RENZI E CALENDA, E ANCHE A “FORZA ITALIA”. L’IDEA È DI FARE INSIEME LA LEGGE PROPORZIONALE PER POI ARRIVARE A UNA MAGGIORANZA “URSULA” NEL 2023 - INTANTO CI SONO LE COMUNALI IN 23 CAPOLUOGHI DI PROVINCIA, DOVE VERRÀ GIOCOFORZA A MANCARE LA STAMPELLA GRILLINA…

Mario Ajello per "il Messaggero"

 

enrico letta

Il Pd comincia a pensare al forno di centro, ora che il forno M5S è bloccato e rischia di spegnersi per l'esplosione della bottega. La situazione in casa dem viene vissuta con una certa apprensione in vista delle elezioni politiche del 2023 che sono dietro l'angolo.

 

Il grillismo con cui Enrico Letta ha voluto fare asse finora non si capisce se esiste ancora e che cosa potrà diventare dopo la soluzione, ammesso che ci possa essere, del caso della defenestrazione giudiziaria di Conte.

 

GIUSEPPE CONTE CON ENRICO LETTA

 Tanto vale allora per il Pd, nel grande caos, cominciare a inviare delle vedette in campo centrista. Ecco allora che oggi, in uno degli appuntamenti della reunion del centro, ci sarà un pezzo grosso dei democrat in Parlamento: Emanuele Fiano.

 

L'esponente lettiano - al convegno alla Fondazione De Gasperi, organizzato da Riformismo e Libertà - insieme al renziano Roberto Giachetti, a Gaetano Quagliariello che è uno dei tessitori dell'area di mezzo, al socialista Riccardo Nencini che fa parte del gioco e a Fabrizio Cicchitto, promotore dell'evento, che da tempo propugnato la creazione di uno spazio fuori dal bipolarismo classico e consunto.

emanuele fiano

 

Il terremoto stellato costringe insomma il Pd a ripensare quel «campo largo» che credeva di poter estendere soprattutto a M5S - ma già alle scorse comunali ci è riuscito solo a Napoli e a Bologna - e che adesso si trova nella necessità di concepire con altri soggetti.

 

LETTA RENZI

Perciò dal Nazareno si guarda con estrema attenzione sia al primo congresso nazionale di Azione il 19 febbraio al Palazzo dei congressi, sia all'assemblea nazionale di Italia Viva a Cinecittà il 26 febbraio: ossia a due tappe di formazione di quel centro - anche se Calenda odia questa definizione - che in casa dem considerano più compatibile con la sinistra che con la destra.

 

letta calenda

C'è chi brutalmente la mette così: «Ora Letta è costretto a sperare in Renzi e in Calenda, essendogli venuto meno Conte». La paura del Nazareno è che dal big bang stellato possa uscire un movimento 5 stelle assai ridimensionato (altro che 15 per cento a cui i dem speravano potesse arrivare M5S alle prossime politiche portandolo in dote all'alleanza rossogialla).

 

E' vero che il peso elettorale di Italia Viva è lieve (2,8 per cento nella media dei sondaggi) ma sommato a quello di Azione (4,7 per cento) è un tesoretto da non snobbare. Ma questo sguardo al centro, Letta ne accompagna un altro, punteggiato da alcune telefonate personali con Silvio Berlusconi secondo la dottrina di Letta zio (Gianni).

enrico letta giuseppe conte matteo salvini matteo renzi meme by carlo

 

Il segretario del Pd sta tentando il Cavaliere così, con argomenti per nulla estranei ai gusti centristi e moderati di Silvio: facciamo insieme la legge proporzionale (non adorata da Letta ma lo è da gran parte del suo partito) e dopo il voto 2023 una maggioranza Ursula con la destra fuori. Offerta a cui Berlusconi penserà e ripenserà, alla luce dello «squagliamento» (parola usata da Salvini) della coalizione di centrodestra.

 

PRIMO TEST

gianni enrico letta

Si guarda alle politiche e al dopo politiche, ma prima ci sono le comunali in 23 capoluoghi di provincia (più 116 città sopra i 15mila abitanti). Senza la stampella grillina (e comunque a Genova un'intesa rossogialla già c'è sul candidato sindaco Ariel Dello Strologo), il Pd teme di rischiare più del dovuto nel voto di fine maggio-inizio giugno.

 

E già si comincia a valutare come e dove allearsi con le liste civiche soprattutto di area centrista. Il problema per Letta è che magari non ci sarà più Conte a garantire l'accordo nelle città.

 

DAVIDE FARAONE

Perciò servono altri forni. Renzi ha già fatto sapere a Letta che vorrebbe l'appoggio Pd al candidato sindaco di Palermo, Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva al Senato e se la Sicilia è laboratorio nazionale quel forno potrebbe estendersi al resto dello Stivale. Ed è proprio quel che teme M5S che, con Giampiero Trizzino, ha appena avvertito i dem: «Guai a spalancare le maglie del campo largo a forze troppo diverse». Il fatto è che il centro, che ancora non c'è, già c'è.

berlusconi lettagiuseppe conte enrico letta 2letta arriva a casa di conteletta renzienrico letta matteo renzi

giuseppe conte giuseppe conte enrico letta

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO/1 –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…