enrico letta giuseppe conte by osho

LETTA NON STARE SERENO: NONOSTANTE L'ARMISTIZIO GRILLINO, I DEM ORA TEMONO DI RITROVARSI UN M5S ANTI DRAGHI - I VELENI AL NAZARENO: “ALLA FINE DELLA FESTA MI SA CHE DI MAIO È MOLTO MEGLIO DI CONTE, ALMENO LUI HA IMPARATO A FARE POLITICA” – GLI EFFETTI DELLA FIBRILLAZIONE GRILLINA POTREBBERO RIVERBERARSI SUL DDL ZAN - AUMENTA IL RISCHIO DEI FRANCHI TIRATORI...

Maria Teresa Meli per il "Corriere della Sera"

 

«È una notizia positiva.

ENRICO LETTA GIUSEPPE CONTE BY OSHO

Ero sicuro che avrebbero trovato le ragioni per andare avanti insieme». A sera Enrico Letta, dopo la svolta pentastellata, fa il punto telefonico con qualche dirigente del suo partito. Il segretario è soddisfatto: la paura che il Movimento «deflagrasse» era forte, ma ora quel pericolo è stato evitato.

 

Quello del Pd in realtà è un mezzo sospiro di sollievo. Nonostante l' armistizio grillino i dem non sono tranquillissimi. Il timore non è che il Movimento si sfili dal governo lasciando il Pd a sostenere l' esecutivo insieme a Salvini. No, su questo hanno ricevuto ampie rassicurazioni da Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri ha spiegato sia a Letta che ai ministri dem, che non è intenzione sua né tantomeno di Grillo abbandonare la barca che non affonda. Non a caso uno dei suoi interlocutori pd, l' altro giorno, con qualche collega si è lasciato sfuggire questa battuta: «Alla fine della festa mi sa che Di Maio è molto meglio di Conte, almeno lui ha imparato a fare politica».

enrico letta giuseppe conte

 

È una battuta certo, ma nel Pd le quotazioni del ministro degli Esteri stanno salendo, mentre quello di Conte scendono. Di Maio ha dimostrato in questa vicenda grillina tutte le sue doti di mediatore e i dem hanno apprezzato, Anche se nel Pd nessuno pensa che l' ex premier abbia la forza di far cadere questo governo, preoccupa l' idea di un Conte all' assalto di Draghi, come è accaduto in questi giorni con la riforma Cartabia. Per il Partito democratico sarebbe complicato essere alleato di chi punta al logoramento del presidente del Consiglio, dal momento che Letta su questo punto è stato molto esplicito: «Con Draghi, che deve rimanere a Palazzo Chigi fino al 2023, abbiamo l' occasione irripetibile di fare le riforme».

enrico letta giuseppe conte 1

 

I timori del Pd riguardano anche lo schieramento che Letta ha in mente di costruire in vista della prossime elezioni politiche. Le fibrillazioni, infatti, potrebbero proseguire e rallentare il progetto del segretario. Il quale si sta dando un gran da fare per rafforzare l' identità dem e per costruire quel campo largo del centrosinistra che, con le Agorà sarà aperto alle esperienze civiche.

 

ENRICO LETTA E GIUSEPPE CONTE

Ma il terzo step del suo progetto, quello che prevede un' alleanza elettorale con il Movimento stenta a decollare per le convulsioni e confusioni grilline. Fintanto che la situazione è questa, Letta è costretto a parlare con tutte le anime del M5S. Oltre Conte e Di Maio anche Crimi, Fico, Patuanelli.

grillo conte

 

Il segretario dem comunque continua a elogiare l' ex premier: «Con Conte ho un rapporto solido e positivo e anche se abbiamo idee diverse, per esempio sulla giustizia, sono convinto che faremo molta strada insieme». È una convinzione, però, che non tutti sembrano avere: non la componente di Base riformista, la corrente di Lorenzo Guerini e Luca Lotti, non la corrente dei «Giovani turchi» di Matteo Orfini.

 

Peraltro gli effetti delle fibrillazioni grilline - e questo è un altro motivo di preoccupazione per il Pd - potrebbero riverberarsi sulla legge Zan, che verrà discussa domani nell' aula del Senato.

 

renzi marcucci

Letta è intenzionato ad «andare avanti» senza se e senza ma: «Sono straconvinto e penso che chi ci vuole far entrare nel pantano delle negoziazioni, punti solo a far saltare la legge». Però il segretario ha un pezzo dei suoi che è in sofferenza e che è uscito allo scoperto (Andrea Marcucci e Base riformista) chiedendo un' interlocuzione con Matteo Renzi. Adesso il timore è che dentro il Movimento i franchi tiratori possano rivelarsi più di quanti si crede.

ENRICO LETTA E GIUSEPPE CONTE

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)