licia ronzulli silvio berlusconi marta fascina

LICIA RONZULLI E MARTA FASCINA SONO I BERSAGLI GROSSI NELLA FAIDA DI FORZA ITALIA: “HANNO L'ARROGANZA DELL'ASSO PIGLIA TUTTO” – BERLUSCONI, ORMAI ANNEBBIATO, E’ INFLUENZABILE E I SUOI L’HANNO CAPITO: “GLI FILTRANO LE TELEFONATE, NEANCHE PARLAMENTARI DI VECCHIA DATA RIESCONO A PARLARGLI. PUNTANO A LIQUIDARE CHIUNQUE NON STIA CON LORO, METTONO NEL MIRINO PERFINO GIANNI LETTA E ANTONIO TAJANI” – “SILVIO È ORMAI TAGLIATO FUORI DAL MONDO, CONTROLLATO DAL FILTRO A MAGLIE STRETTE DI UN TANDEM MAGICO CHE GLI DETTA L'AGENDA E AGISCE IN SUO NOME”, “BERLUSCONI PRENDE DECISIONI CHE TENDE A CREDERE SIANO FARINA DEL SUO SACCO MA CHE GLI VENGONO INVECE SUBDOLAMENTE SUGGERITE”

Roberto Gressi per il “Corriere della Sera”

 

MARTA FASCINA E SILVIO BERLUSCONI DA SORBILLO A NAPOLI

Basso impero. Il periodo compreso tra la reggenza di Diocleziano e il declino dell'Impero romano d'Occidente. Sinonimo di intrighi, decadenza, furbizie, inganni, annebbiamento dei valori, vani tentativi di rinascita, anticamera dell'inevitabile caduta.

 

E mentre si ruzzola prevale prepotente il desiderio di arraffare, la paura di restare senza. Per dirla con un retore dell'epoca: «Il numero di quelli che volevano ricevere cominciò ad essere tanto maggiore di quelli che dovevano dare». Fatte le dovute proporzioni, si attaglia alla parabola di Forza Italia, dove ormai vero e falso si confondono e non si sa più chi sia l'amico leale, il cortigiano, il profittatore, quello pronto a tradire, il golpista.

LICIA RONZULLI

 

Lo spirito di Silvio «Non riconosco più lo spirito di Silvio». È stata la ministra agli Affari regionali Mariastella Gelmini, con un'intervista a Paola Di Caro, sul Corriere , ad aprire il vaso di Pandora. Una critica esplicita agli scivoloni pro Putin del fondatore. E un attacco alla scelta di nominare coordinatore in Lombardia Licia Ronzulli, un ruolo di potere decisivo in vista delle candidature per le prossime elezioni politiche.

 

SEGGI A RISCHIO

Tema più che sensibile, perché l'algoritmo che emerge tra taglio dei parlamentari, sondaggi e legge elettorale non lascia quasi scampo. Il grande numero degli 82 deputati e 51 senatori rischia di non trovare più posto. E quindi c'è uno scontro politico, che riguarda la collocazione internazionale e la lealtà verso il governo Draghi, e una sfida interna sugli assetti di partito. Ma l'allarme è più alto.

marta fascina e silvio berlusconi a napoli

 

«Non riconosco più lo spirito di Silvio» alza l'asticella e solleva un dubbio di fondo: Forza Italia è ancora il partito di ispirazione liberale, europeista e atlantista nato dal pensiero e dall'energia di Silvio Berlusconi? È ancora l'anziano leader a dettare la linea? La pentola a pressione Già solo porre la domanda sembra una bestemmia, ma il partito è una pentola a pressione. E nei colloqui riservati il tema si pone, eccome.

 

mara carfagna maria stella gelmini

C'è un fronte, diciamo ufficiale, che si attiene all'ortodossia: il vecchio leone è saldamente al comando, guiderà lui la prossima campagna elettorale. Ma internamente l'area di chi non ci crede è in crescita e sostiene che «Silvio è ormai tagliato fuori dal mondo, controllato dal filtro a maglie strette di un tandem magico che gli detta l'agenda, decide se e con chi deve parlare e agisce spregiudicatamente in suo nome».

 

Una posizione simile a un'altra, forse più insidiosa: «È stanco e annoiato, subisce l'ingiuria degli anni, è influenzabile e influenzato, prende decisioni che tende a credere siano farina del suo sacco ma che gli vengono invece subdolamente suggerite».

GELMINI CARFAGNA BRUNETTA

 

Il deputato Elio Vito la vede così: «Il presidente ha tutto il diritto di scegliersi i collaboratori che vuole. Hanno influenza e potere, come è anche naturale, ma da un po' di tempo e non solo da oggi svolgono anche un ruolo politico. È un doppio livello non privo di conseguenze. Alla fine ci sono troppi incarichi in mano a poche persone. Berlusconi non è cambiato e decide. Ma sono cambiati i nostri alleati e i dirigenti. Non ci si può smarrire sui diritti civili e sociali, sulla politica estera, sulle scelte liberali, sull'antifascismo Né si può pensare di consegnare l'Italia a Matteo Salvini. E il dibattito interno è strozzato, per parlare bisogna andare sui social».

BERLUSCONI CARFAGNA GELMINI

 

IL TANDEM MAGICO

Dai dubbi sulla reale autonomia di Berlusconi al tandem magico, il passo è breve. Ai pedali, si sostiene, con un ruolo sempre più politico, ci sono Licia Ronzulli e Marta Fascina, la compagna del Cavaliere: «Hanno stretto un patto di ferro con Salvini, uno in caduta libera nei sondaggi, uno a cui il Silvio che conosciamo mai darebbe le chiavi di casa».

 

silvio berlusconi marta fascina

E ancora: «Gli filtrano le telefonate, neanche parlamentari di vecchia data e di antica amicizia riescono a parlargli. Puntano a liquidare chiunque non stia con loro, mettono nel mirino perfino Gianni Letta e Antonio Tajani». «Hanno l'arroganza dell'asso piglia tutto, Licia non porta un voto ma le basta la speranza di diventare ministra e poi vada come vada. Va bene anche in pochi, basta che comandi lei».

 

Ma soprattutto, è l'accusa più insidiosa, non lo proteggono. «Che senso ha esporlo sulla spiaggia di Napoli a dire parole pro Putin mentre alla convention del partito Tajani porta il capogruppo del Ppe all'Europarlamento, Manfred Weber, che parla di Ucraina? È accettabile che debba finire in barzelletta con "Chi non salta nerazzurro è" e con i baci in pubblico allo stadio? O con le uscite alla fiera di Treviglio? E lo pseudo matrimonio?».

 

licia ronzulli matrimonio berlusconi fascina

Verso la rottura? C'è anche chi guarda Forza Italia da fuori e prevede la scissione. «Perché la spaccatura tra governo e partito è enorme. Gelmini, Carfagna e Brunetta dovranno scegliere se farsi liquidare, con un partito vassallo della Lega, o cosa fare nella vita. Ronzulli pilota le scelte di Berlusconi, Antonio (Tajani) è molto preso dalle vicende europee e il tandem magico ne approfitta. Stupisce che una classe dirigente che ha governato per anni sia come annichilita. In attesa che la prossima volta, a comandare, Berlusconi ci metta un cavallo» .

LICIA RONZULLI

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)