IN LOMBARDIA FORZA ITALIA STA EVAPORANDO: DEI 14 CONSIGLIERI REGIONALI ELETTI NEL 2018 NE SONO RIMASTI NOVE - GLI ALTRI HANNO GIA' TRASLOCATO ALLA LEGA - POSSIBILE L'ADDIO ANCHE DELL'EX ASSESSORE ALLA SANITA' GIULIO GALLERA - IL TRAMONTO DI BERLUSCONI HA SPENTO L'APPEAL DEL SUO PARTITO ANCHE IN UNA CITTA', MILANO, DOVE I POPULISMI NON HANNO MAI ATTECCHITO - IL PIANTO DI UN FORZISTA: "SIAMO TROPPO MODERATI PER GLI ELETTORI DI DESTRA E TROPPO ALLEATI DELLA DESTRA PER GLI ELETTORI MODERATI"

Alberto Mattioli per "la Stampa"

 

berlusconi ronzulli

Dalla culla alla tomba. Il vecchio slogan del welfare laburista vale anche per Forza Italia a Milano, la città promessa del berlusconismo dove il partito è nato e dove rischia seriamente di morire. I presagi per le comunali prossime venture sono infausti. L'unico dubbio sulla rielezione di Beppe Sala è se avverrà già al primo turno e del resto lo sfidante, Luca Bernardo, finora è risultato incisivo soltanto come gaffeur. Nel centrodestra la vera gara è fra Salvini e Meloni, che hanno anche trovato dei capolista forti,

BERLUSCONI NEL CLUB FORZA SILVIO DI MILANO

 

Annarosa Racca presidente di Federfarma per la Lega, o fortissimi, Vittorio Feltri per FdI. Gli azzurri hanno cercato affannosamente un nome della società civile ma non l'hanno trovato: capolista è Fabrizio De Pasquale, capogruppo uscente, non un nome che trascini le folle. Berlusconi regna ma non governa e Fi, di conseguenza, è spaccata fra Licia Ronzulli, custode dell'ortodossia del Fondatore, e Maria Stella Gelmini, che invece se n'è staccata perché contraria sia alla federazione con la Lega sia al partito unico del centrodestra, e l'ha pure pubblicamente dichiarato. Così ieri la manifestazione "Forza Milano" con l'ostensione solo telefonica di Silvio è risultata una festa piuttosto mesta.

piano b la mostra su silvio berlusconi 8

 

Il partito continua a perdere pezzi, anche pregiati. Dei quattordici consiglieri regionali eletti nel'18 ne sono rimasti nove. Ultimi addii, direzione Lega, quelli del presidente del Consiglio regionale, Alessandro Ferni, e di Mauro Piazza, del resto traslocatore seriale: negli ultimi otto anni ha cambiato partito, in media, ogni 19 mesi. Ma al Pirellone tutti dicono che non è che l'inizio.

 

Fra smentite e voci, si riconcorrono i nomi di Alan Rizzi, di Simona Tironi, di Fabrizio Sala e addirittura di un recordman delle preferenze come l'ex assessore alla Sanità, Giulio Gallera. In Lombardia, Fi evapora. E dire che il binomio con Milano sembrava indissolubile. Nei giorni della discesa in campo di Silvio, la prima sede del partito in viale Isonzo fu il centro nevralgico di una conquista del potere che rilanciava il mito di Milano come incubatrice delle grandi svolte politiche nazionali, dal fascismo al craxismo.

 

giulio gallera con la coppola

Anzi, la stessa Fi si presentava come una via milanese a una politica concreta e fattiva modello "lasciateci lavorare", altro che i bizantinismi e le fumisterie romane. La città ci credette subito: 38, 1% alle Europee del'94. Poi, nel'97, la vittoria in Comune con Gabriele Albertini, "presentato a Berlusconi da Romiti come espressione delle piccola e media impresa - ricorda un capitano di lungo corso del riformismo milanese come Sergio Scalpelli, che fu un suo assessore -. Fi ereditava il voto della Dc centrista e del riformismo laico e socialista, che a Milano era stato un fenomeno importante dal punto di vista culturale ma anche elettorale.

 

Era il partito delle professioni, del commercio, dell'artigianato, però con un forte radicamento popolare che lo faceva vincere negli ex feudi di sinistra come Baggio o Quarto Oggiaro. Il mondo cattolico si spaccò: ma una parte consistente, quella di Cl, appoggiò Berlusconi. Nel'95, quello di Roberto Formigoni in Regione fu il primo di molti trionfi elettorali".

 

BEPPE SALA

È a Milano, in San Babila, che nel 2007 Berlusconi lancia il Popolo delle Libertà dal predellino di un'automobile. È sempre a Milano, stavolta ingrata, che due anni dopo uno squilibrato gli spaccia la faccia con una statuetta del Duomo. E Milano, tutto sommato, resta berlusconiana fino al secondo decennio del nuovo secolo. Sempre Scalpelli: "La svolta sono le elezioni del 2011. Il centrosinistra le azzecca quasi tutte, il centrodestra quasi tutte le sbaglia, e Giuliano Pisapia diventa sindaco. Ma in realtà è Berlusconi che, travolto dagli scandali e dalla crisi, viene mollato dal suo elettorato". Non è finita, però: alle comunali seguenti, Fi agguanta ancora il 20% dei voti, primo partito del centrodestra.

 

piano b la mostra su silvio berlusconi 4

Tre anni dopo, alle Europee, il raccolto è già dimezzato: 10 e rotti. Il paradosso è che, se c'è una città dove il populismo non ha mai sfondato, è proprio Milano. Qui i grillini sono sempre andati peggio che altrove; idem la Lega, né ci si attendono sfracelli da FdI. Non si capisce quindi perché Fi faccia il vaso di coccio in mezzo ai due vasi di ferro del centrodestra. Proprio Scalpelli, sul "Corriere", ha invitato i residui elettori azzurri a votare i Riformisti, un'alleanza molto milanese fra i partitini di Calenda, Renzi e Bonino e altri moderati che però hanno scelto Sala, che del resto non è esattamente Lenin.

 

piano b la mostra su silvio berlusconi 11

"Siamo troppo moderati per gli elettori di destra e troppo alleati della destra per gli elettori moderati", sospira un cacicco azzurro rassegnato ma lucido. E così Forza Italia si spegne nella sua capitale. Coincidenza o meno, proprio in questi giorni una curiosa mostra immersiva, "Piano B", racconta il Berlusconi imprenditore, l'epica di Milano Due, dei vagiti di Canale 5, dei trionfi di Mediaset e così via, fermandosi appena prima della discesa in campo. L'effetto sta fra la commemorazione da vivo e la nostalgia per la Milano da bere: in ogni caso, pare proprio passato, e pure remoto.

pisapia

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giancarlo giorgetti daria perrotta

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI QUESTA VOLTA FA BENE A INCAZZARSI CON GIANCARLO GIORGETTI: IL PASTROCCHIO SUL DEFICIT AL 3,1% (L’ITALIA RESTERÀ SOTTO PROCEDURA D’INFRAZIONE PER LA MISERIA DI 600 MILIONI DI EURO) È TUTTA FARINA DEL SACCO DEL MEF, E DELLA RAGIONIERA DELLO STATO DARIA PERROTTA (CHE NON HA AVUTO IL CARISMA PER ENTRARE IN SINTONIA CON L'APPARATO CORPORATIVO DEL MINISTERO) – SE CI FOSSE STATO UN VECCHIO VOLPONE COME BIAGIO MAZZOTTA O UN ALTRO GRAND COMMIS DI QUELLI TANTO INVISI ALLA “FIAMMA MAGICA”, UNA SOLUZIONE SI SAREBBE TROVATA, E QUELLO 0,1% SAREBBE STATO ARROTONDATO - COLPA DELLA INFAUSTA GUERRA AL DEEP STATE INIZIATA DAL GOVERNO MELONI...

vladimir putin donald trump ue europa

DAGOREPORT - TRUMP E’ COSI’ INCAZZATO CON I PAESI EUROPEI PER IL MANCATO APPOGGIO ALLA GUERRA IN IRAN CHE MEDITA LA SUA VENDETTA - POTREBBE DISERTARE IL PROSSIMO VERTICE DEL G7 A EVIAN, IN FRANCIA, DAL 15 AL 17 GIUGNO - UN PRIMO, CHIARO, SEGNALE DI SMARCAMENTO: SE VOI NON CI SIETE PER ME, IO NON CI SARÒ PER VOI - POTREBBE FARE IL BIS AL VERTICE NATO PREVISTO AD ANKARA, IN TURCHIA, IL 7 E L’8 LUGLIO 2026 (E IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH SPINGE PER RENDERE I VERTICI NATO A CADENZA BIENNALE E NON ANNUALE: UN ULTERIORE SGANCIAMENTO) - IL CEFFONE FINALE AI PAESI EUROPEI TRUMP CONTA DI DARLO AL G20 PREVISTO A MIAMI IL 14 E 15 DICEMBRE 2026: AL VERTICE VUOLE INVITARE PUTIN. UNA PRESENZA CHE CLAMOROSA E DEFLAGRANTE PER L’ASSE EURO-ATLANTICO: RITROVARSI AL TAVOLO PUTIN, SU CUI PENDE UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER CRIMINI DI GUERRA IN UCRAINA, A UN CONSESSO NEGLI STATI UNITI (NON IN SUDAFRICA O IN BRASILE), E IN PRESENZA DI TUTTI GLI ALTRI LEADER EUROPEI, SAREBBE LO SPUTO NELL’OCCHIO DEFINITIVO…

luigi ciro de lisi matteo salvini giorgia meloni giuseppe del deo mario parente gaetano caputi  alfredo mantovano

DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...

giancarla rondinelli brera

BRERA UNA VOLTA - LA PINACOTECA MILANESE È DIVENTATA UN DISCOUNT DELL’INTRATTENIMENTO: LA BIBLIOTECA BRAIDENSE OSPITERÀ IL 4 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SU GARLASCO, “L’IMPRONTA”, DI GIANCARLA RONDINELLI (GIORNALISTA DEL TG1 ED EX MOGLIE DI GIUSEPPE MALARA, VICEDIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI). PER L’OCCASIONE, SI PRESENTERÀ NIENTEPOPODIMENO CHE IL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA – UN VOLUMETTO TRUE CRIME PRESENTATO IN UNA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, A POCHI PASSI DALLA CENA IN EMMAUS DI CARAVAGGIO, DAL BACIO DI HAEYZ E IL CRISTO MORTO DI MANTEGNA? DOPO LE CREMINE DELL’ESTETISTA CINICA E LA SESSIONE DI FITNESS DI IRENE FORTE, SEMBRA QUASI UN PASSO AVANTI (ALMENO È UN LIBRO)

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)