matteo salvini

‘’SIAMO ALL'ULTIMA CHIAMATA PRIMA DELLA GUERRA CIVILE NAZIONALSOVRANISTA’’- RINO FORMICA BUM! BUM!: ‘’SIAMO ALLA DECOMPOSIZIONE ISTITUZIONALE DEL PAESE: NON C'È UN GOVERNO, NON CI SONO I PARTITI NÉ I SINDACATI - SALVINI È SOLO UN SERVO ASSATANATO DI POTERE, CRESCE PERCHÉ NON C'È UN'ALTERNATIVA. SI STA CREANDO IL CLIMA DEGLI ANNI 30 INTORNO A MUSSOLINI - IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DEVE RIVOLGERSI AL PARLAMENTO’’ 

daniela preziosi per il manifesto

RINO FORMICA

 

«Quando si rompono gli equilibri istituzionali o c'è la soluzione democratica, o decide la forza. Se non ci sono soluzioni democratiche c'è la guerra civile». Con Rino Formica - classe 1927, socialista, più volte ministro, da più di mezzo secolo le sue definizioni della politica e dei politici sono sentenze affilate, arcinote e definitive - il viaggio per approdare all' oggi, un oggi drammatico, inizia da lontano. 

GIULIO ANDREOTTI E ALCIDE DE GASPERI

 

Con il Pietro Nenni «di quei dieci giorni lunghi quanto un secolo fra il 2 e il 12 giugno del '46», racconta, «fra il referendum e la proclamazione della Repubblica c' è il tentativo del re di bloccare la proclamazione della Repubblica. Umberto resisteva al Quirinale. I tre grandi protagonisti, De Gasperi Togliatti e Nenni, presero la decisione di convocare il Consiglio dei Ministri e di dare i poteri di capo dello stato a De Gasperi, che era presidente del consiglio. De Gasperi andò al Quirinale sfrattò Umberto. In quei giorni noi, dalle federazioni del partito socialista, chiedemmo che fare. C' era il rischio reale che si bloccasse il processo democratico. Nenni appunto diramò la disposizione: quando si rompono gli equilibri istituzionali o c' è la soluzione democratica o la parola passa alla forza». Questa è la «questione», sostiene Formica.

 

berlino caduta MURO

Stiamo assistendo a una rottura istituzionale?

Questa rottura è antica, maturava già dagli anni 70, ma il tema viene strozzato. Il contesto internazionale è bloccato, un paese di frontiera come l' Italia deve fronteggiare equilibri interni ed internazionali. Nell' 89 questo blocco salta, ma le classi dirigenti non affrontano il tema della desovranizzazione degli stati che diventavano affluenti dell' Europa unitaria. I grandi partiti entrano in crisi. Il Pci è in crisi logistica e di orientamento; il Psi perde la rendita di posizione; la Dc è alla fine della sua funzione storica.

 

Torniamo alla nostra crisi istituzionale.

NAPOLITANO ANDREOTTI COSSIGA PRODI

Da allora abbiamo due documenti importanti. Il primo è del '91, il messaggio alle camere di Cossiga che spiega che l' equilibro politico e sociale è superato. Poi, nel 2013, il discorso del secondo mandato di Napolitano. Due uomini diversi, con due approcci diversi, con coraggio pongono al parlamento il tema del perdurare della crisi. E i parlamentari, fino ad oggi, continuano a far finta che tutto va bene, che è solo un temporale, passerà. Oggi siamo alla decomposizione istituzionale del paese.

 

Quali sono i segnali della «decomposizione»?

RINO FORMICA CRAXI

Innanzitutto il governo: non c' è. Oggi ci sono tribù che occupano posizioni che una volta erano del governo. Il presidente del consiglio convoca le parti sociali, ma il giorno dopo le convoca il ministro degli interni. E i sindacati vanno. Quando il sindacato non ha un interlocutore istituzionale ma va da chi lo chiama si autodeclassa a corporazione: vado ovunque si discuta dei miei interessi. Allora: non c' è un governo, perché la sua attività è stata espunta; non ci sono i partiti né i sindacati. È la crisi dei corpi dello stato. Si assiste a un deperimento anche delle ultime sentinelle, l' informazione, la magistratura.

 

Sta dicendo che non c' è alternativa alla guerra civile?

C' è. Oggi siamo in condizione di mobilitare la calma forza democratica dell' opinione pubblica?

COSSIGA E NAPOLITANO

Chi può animarla? I leader politici sono deboli o screditati. Serve l' autorità morale e politica che può creare un nuovo pathos nel paese. Uno strumento democratico c' è, sta nella Carta. È il messaggio del presidente della Repubblica alle camere. Nell' 81 la camera pubblicò un volume sui messaggi dei presidenti. Nella prefazione il costituzionalista Paolo Ungari spiega che il messaggio alle camere ha una grande importanza. Il presidente ha due modi per dialogare con il parlamento. Il primo è quando interviene nel processo legislativo. Quando rinvia alle camere un disegno di legge per incostituzionalità. È vero che non ha il diritto di veto ma - dice Ungari porta il dissenso dinanzi al parlamento e anche all' opinione pubblica, «un terzo e non silenzioso protagonista».

 

Dovrebbe succedere con il decreto sicurezza bis?

mattarella de mita

Leggo che Mattarella ha dubbi. Forse ha dubbi su di sé: le norme incostituzionali stavano già nel testo che ha firmato e inviato alle camere. Lì si accettava il superamento della funzione del presidente del consiglio: non c' è più, viene informato dal ministro degli interni. È la negazione della norma costituzionale. Ma è vero che se oggi lo rimandasse alle camere la maggioranza potrebbe ben dire: abbiamo votato quello che tu hai già firmato.

 

Allora cosa può fare?

Rino Formica

La situazione di oggi è figlia dell' errore del 2018. Il presidente dà l' incarico esplorativo a Cottarelli e questo incarico viene sospeso dall' esterno da due signori che notificano al Quirinale di non procedere perché stanno stilando un «contratto» di cui indicano l' arbitro, il presidente del consiglio. È il declassamento dall' accordo politico a contratto di natura civilistica, uno stravolgimento costituzionale. L' accordo di governo è altra cosa: stabilisce una cornice politica generale. L' errore è dei contraenti, ma chi lo ha avallato poteva fare diversamente? Se il presidente del consiglio è arbitro si accetta il fatto che la crisi istituzionale si supera attraverso una extrademocrazia aperta a tutti i venti.

 

Un punto di non ritorno?

Il problema ora è mettere uno stop. Il presidente della Repubblica dovrebbe fare un messaggio sullo stato di salute delle istituzioni. Il presidente del consiglio non c' è più, il governo neanche, la funzione della maggioranza è mutata fra decretazione e voto di fiducia. Ormai, di fatto, una camera discute, l' altra solo vota. Si sta consumando un mutamento dell' equilibrio istituzionale. Il presidente ci deve dire se questa Costituzione è diventata impraticabile.

 

sergio mattarella

Intanto il Viminale allarga i suoi poteri. Salvini crea una novità nel nostro tessuto democratico.

All' interno di un sistema di sicurezza crea una fazione istituzionale di partito: spezza un corpo dello stato in fazioni politiche. Il rischio è che nasca una polizia salviniana. Che avrebbe come conseguenza la nascita della Rosa bianca, come sotto Hitler. E non solo. Ormai Salvini fa in continuazione dichiarazioni di politica estera che si pongono al di fuori dei trattati a cui aderisce l' Italia.

 

Mattarella ha gli strumenti per fermarlo?

RICCARDO FUZIO SERGIO MATTARELLA

Mattarella viene da una educazione morotea, quella della inclusione di tutte le forze che emergono, anche le più incompatibili. Ma ne dà un' interpretazione scolastica. Moro spiega la sua visione nell' ultimo discorso ai gruppi parlamentari Dc, prima del sequestro. Convince i suoi all' inclusione del Pci nel governo ma, aggiunge, se dovessimo accorgerci che fra gli inclusi e gli includenti c' è conflitto sul terreno dei valori, noi passeremo all' opposizione. L' inclusione insomma non può prescindere dai valori. Altrimenti porta alla distruzione dei valori anche di quelli che li hanno. Infatti il contratto non è un' intesa fra i valori ma tra gli interessi.

Salvini e Mattarella

 

Insomma questo governo è un cavallo di troia nelle istituzioni?

È la mela marcia che infetta il cesto.

 

Mattarella può ancora intervenire?

Non c' è tempo da perdere, deve rivolgersi al parlamento. L' opinione pubblica deve essere rimotivata, deve sapere che ha una guida morale, politica e istituzionale. Si sta creando il clima degli anni 30 intorno a Mussolini.

 

I consensi di Salvini crescono, l' opinione pubblica ormai si forma al Papeete beach.

matteo salvini balla al papeete

Ma no, Salvini cresce perché non c' è un' alternativa. Un messaggio del presidente darebbe forza a quelle tendenze maggioritarie nell' Ue che hanno bisogno di sapere se in Italia c' è qualcuno che denuncia il deperimento democratico. Anche perché, non dimentichiamolo, l' Unione ha l' arma della procedura di infrazione per deperimento democratico, già usata per la Polonia.

 

In questo suo ragionamento l' opposizione non ha ruolo?

Il paese è stanco, il Pd non è in condizioni di rimotivarlo. Nessuno ne ha la forza. La stampa è sotto attacco, si difende, ma per quanto ancora? Hanno aggredito Radio radicale, i giornali, dal manifesto all' Avvenire, intimidiscono anche la stampa più robusta. Solo una forte drammatizzazione istituzionale può riuscire. All' incontro con i cronisti parlamentari Mattarella ha fatto un discorso importante. Ecco, tutti insieme dovrebbero chiedergli di ripeterlo ma in forma di messaggio alle camere.

 

matteo salvini fa llinguacce al papeete

Per dare un rilievo ufficiale agli attacchi alla libera stampa. La signora Van der Leyen non potrebbe non intervenire. Anche perché resta il dubbio che la Lega sia strumento della Russia contro l' Ue.

I rapporti fra Salvini e la Russia di Putin sono servili. La Russia ha un forte interesse a un' Italia destabilizzata per destabilizzare l' Europa. Il disegno non è di Salvini, lui è solo un servo assatanato di potere.

 

Ministro, con Salvini sono tornate le ballerine, stavolta in spiaggia?

Giuliano Ferrara Publio Fiori Rino Formica

Quando parlai di «nani e ballerine» intendevo che non si allarga alla società civile mettendo in un organo politico i professionisti del balletto. Qui siamo alla versione pezzente del Rubigate.

Quello di Berlusconi era un populismo di transizione ma non si può negare che intercettasse sentimenti popolari. Salvini invece eccita i risentimenti plebei.

putin salvini

 

Chiede al Colle di agire un conflitto inedito nella storia repubblicana?

Ma se questa situazione va avanti, fra due anni Salvini si eleggerà il suo presidente della Repubblica, la sua Consulta, il suo Csm e il suo governo. Siamo al limite.

Lo dico con Nenni: siamo all' ultima chiamata prima della guerra civile nazionalsovranista.

matteo salvini silvio berlusconi

 

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